• Politica
  • Attualità
  • Cultura
  • Cronaca
  • Relax
  • Sport
oAdHoc News Quotidian
  • Politica
  • Attualità
  • Cultura
  • Cronaca
  • Relax
  • Sport
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
  • Politica
  • Attualità
  • Cultura
  • Cronaca
  • Relax
  • Sport
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
AdHoc News Quotidiano
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Home L'Editoriale

Gli ebrei sono maledetti due volte: perché sono ebrei e perché sono occidentali

di Alessandro Scipioni
15 Ottobre 2026
In L'Editoriale
0
israele
8
VISITE
CondividiTwitta

Gli ebrei sono maledetti due volte: perché sono ebrei e perché sono occidentali

​In Occidente è rifiorito il peggio dell’odio antiebraico. Lo si definisce antisionismo per tracciare una distinzione formale e di facciata, ma nei fatti è diventato lo strumento politicamente corretto per legittimare la riesumazione dei più vecchi e perversi pregiudizi. Se in linea di principio l’antisionismo dovrebbe riguardare la contestazione politica dello Stato d’Israele o delle sue origini, oggi ne ha assimilato e declinato ogni forma di avversione ideologica.

​Tutti gli stereotipi classici sono tornati nell’arena pubblica: l’idea che gli ebrei manovrino le leve dell’alta finanza internazionale, che posseggano le banche, che siano una comunità ermetica o intrinsecamente ostile agli altri popoli

Viene completamente ignorata la continuità della presenza ebraica nei territori della Palestina storica, dove esistevano comunità autoctone ben prima dell’istituzione del Mandato Britannico e in un contesto geografico che allora non costituiva uno Stato sovrano. L’articolata narrazione complessa del Novecento è stata appiattita su un unico schema: una colonizzazione d’oltremare condotta da immigrati facoltosi a danno di una popolazione priva di colpe.

​Da questo presupposto sono riemersi i paradigmi accusatori che in passato hanno armato le peggiori tragedie dell’umanità. La novità odierna è che tali argomentazioni trovano cassa di risonanza nelle istituzioni internazionali, vengono elaborate e insegnate nelle accademie, ed entrano a far parte del discorso culturale dominante. Il risultato è che l’aggressione o il massacro subiti vengono contestualizzati fino a essere giustificati. Emblematico è il destino riservato agli eventi del 7 ottobre: una condanna di facciata seguita immediatamente da distinzioni e distinzioni, in cui la responsabilità viene fatta ricadere interamente su ciò che Israele avrebbe fatto in precedenza. Si assiste così a una dinamica in cui l’ebreo torna a essere additato come il colpevole universale, secondo schemi che ricordano le retoriche del passato.

Un tempo si sarebbe levata la voce di un Émile Zola con un perentorio “J’accuse”; oggi, al contrario, parte del mondo intellettuale appare impegnata a firmare manifesti che ne sostengono la colpevolizzazione

​A questa prima condanna ne segue una seconda, non meno gravosa: gli ebrei sono colpevoli in quanto simbolo dell’Occidente. E l’Occidente contemporaneo è travagliato da una profonda oicofobia, un disprezzo sistematico per la propria storia e per le proprie radici. Nelle rappresentazioni correnti, l’ebreo israeliano viene ridotto alla figura del colonizzatore bianco ed europeo, ignorando l’esistenza di milioni di ebrei provenienti dal Medio Oriente, dal Nord Africa o dall’Etiopia, oltre a cancellare la memoria del fatto che l’immigrazione del secolo scorso fu la fuga dal più colossale tentativo di sterminio industriale della storia.

​La banalizzazione del linguaggio porta persino ad accostare le operazioni militari odierne all’impiego pianificato della macchina della morte nazista, cancellando la differenza fondamentale tra un sistema industriale ideato per l’annientamento totale di un popolo e un conflitto bellico – pur tragico e drammatico nei suoi effetti sulle popolazioni civili – condotto contro un’organizzazione terroristica che teorizza la distruzione dello Stato avversario

​Israele viene così percepito come l’avamposto di un modello occidentale da smantellare. In un ribaltamento concettuale, l’autocritica occidentale si trasforma in un dovere perenne di espiazione per le colpe del passato, mentre ad altre culture o imperi storici non viene richiesta alcuna rielaborazione critica. In questo quadro, l’ebreo si trova a pagare un doppio prezzo: il persistere di un antico pregiudizio religioso e culturale, e l’essere diventato l’emblema di un Occidente che ha imparato a odiare se stesso.

Leggi anche:

https://www.adhocnews.it/

www.facebook.com/adhocnewsitalia

SEGUICI SU GOOGLE

Tags: EBREIISRAELEOCCIDENTEOicofobiaPRIMO PIANO
Articolo precedente

FdI, Valerio (Campi Bisenzio): “Mattia commissario di assoluto valore nominato da Meloni, ha dato in assoluto silenzio l’anima per il territorio e per il partito”

Prossimo articolo

Ucraina. La pace va cercata fino in fondo: «Gli italiani sono stanchi di pagare il prezzo della guerra»

Prossimo articolo
Ucraina. La pace va cercata fino in fondo: «Gli italiani sono stanchi di pagare il prezzo della guerra»

Ucraina. La pace va cercata fino in fondo: «Gli italiani sono stanchi di pagare il prezzo della guerra»

Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
  • Contatti e informazioni AdHoc News
  • Partners & Advertising
  • Privacy policy
  • Cookie policy

© 2026 JNews - Premium WordPress news & magazine theme by Jegtheme.

Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
  • Politica
  • Attualità
  • Cultura
  • Cronaca
  • Relax
  • Sport

© 2026 JNews - Premium WordPress news & magazine theme by Jegtheme.