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Home L'Editoriale

LA RIMOZIONE COLLETTIVA DEL 7 OTTOBRE E LA NEOLINGUA DELLE PIAZZE

di Kishore Bombaci
8 Ottobre 2026
In L'Editoriale
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emanuele cocollini
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LA RIMOZIONE COLLETTIVA DEL 7 OTTOBRE E LA NEOLINGUA DELLE PIAZZE

A tre anni dal 7 ottobre 2023, uno degli aspetti più inquietanti del dibattito pubblico europeo non riguarda soltanto ciò che è stato detto sulla guerra di Gaza. Riguarda ciò che, progressivamente, si è smesso di dire sul 7 ottobre.

Il massacro compiuto da Hamas, l’uccisione di civili, le violenze, i rapimenti e la deportazione degli ostaggi dentro Gaza sembrano essere diventati, in una parte consistente della discussione pubblica, un antefatto remoto, quasi una nota a piè di pagina di una storia che viene raccontata come se fosse cominciata il giorno successivo

E non il punto di partenza di ciò che stiamo vivendo e la chiave di lettura per comprendere le scelte del Governo Israeliano.
Come sia stato possibile che un avvenimento traumatico come il 7 ottobre sia stato progressivamente espulso dal centro della memoria collettiva europea, fino a diventare quasi imbarazzante ricordarlo? Come è possibile che si lascia impunemente manifestare le associazioni filopalestinesi in questo giorno laicamente sacro, addirittura contrabbandando il peggior pogrom dai tempi della Shoah come un atto di Resistenza?

Per capire questo processo bisogna tornare proprio alle ore immediatamente successive all’attacco

Quando ancora Israele seppelliva i propri morti, quando centinaia di famiglie non sapevano se i loro cari fossero stati assassinati o trascinati a Gaza, quando la dimensione della risposta militare israeliana non poteva essere conosciuta perché quella risposta doveva ancora dispiegarsi, qualcuno già aveva pronunciato la propria sentenza: “genocidio”.

È questo il punto che dovrebbe interrogarci

Non tanto l’utilizzo successivo di quel termine ormai piegato alle convenienze di parte, e scevro da ogni qualsivoglia competenza storica e giuridica, quanto la sua comparsa quando gli eventi che avrebbe dovuto descrivere non si erano ancora verificati.

Genocidio diventa la parola chiave per leggere eventi che sarebbero stati futuri in un evidente opera di condizionamento e manipolazione delle opinioni pubbliche occidentali (si noti, che nel mondo islamico niente di tuto ciò avviene o quantomeno non con la virulenza delle piazze euroatlantiche).

Un criterio autorefernziale e tautologico che utilizza il pregiudizio con leva dell’analisi, conclusione di un ragionamento che si disvela per forza di autoevidenza, del tutto indifferente a sentenze, prove e, in ultima analisi, alla verità

Da quel momento si è progressivamente consolidata una narrazione monotematica: Gaza. Gaza come unica chiave interpretativa del conflitto, Gaza come origine e conclusione di ogni ragionamento. Il 7 ottobre, Hamas, gli ostaggi, la sicurezza di Israele e persino la natura ideologica dell’organizzazione che aveva scatenato la guerra sono scivolati lentamente sullo sfondo, fino a scomparire prima, per diventare poi oggetto del complottismo più scellerato poi.

Il risultato è stato un singolare rovesciamento della cronologia

La risposta israeliana ha finito, nella percezione di molti, per cancellare l’evento che l’aveva provocata. La causa storica immediata della guerra è stata progressivamente separata dalle sue conseguenze.
Certo! Le democrazie possono e devono essere giudicate anche quando combattono guerre originate da aggressioni terribili. Ma giudicare Israele non dovrebbe richiedere di dimenticare Hamas; difendere i civili palestinesi non dovrebbe significare rimuovere quelli israeliani; chiedere il rispetto del diritto internazionale non dovrebbe comportare la riscrittura della sequenza degli eventi.

Eppure quella rappresentazione ha progressivamente oltrepassato le piazze e i social network

È entrata nei parlamenti, nelle università, nei mezzi di informazione e, infine, nelle cancellerie europee. Governi sottoposti a una pressione crescente delle rispettive opinioni pubbliche hanno iniziato a muoversi dentro un quadro nel quale la questione israelo-palestinese veniva sempre più ridotta alla sola dimensione di Gaza.

Anche il riconoscimento dello Stato palestinese è entrato in questo clima politico

La proposta presentata in Toscana, ad esempio, richiama esplicitamente la situazione di Gaza quale premessa dell’esigenza di procedere al riconoscimento della Palestina. La proposta prevede il riconoscimento di uno Stato palestinese con Gerusalemme Est capitale e nei confini del 1967. È legittimo sostenerlo. Ma è altrettanto legittimo domandarsi quale messaggio politico produca una simile accelerazione quando non sia accompagnata da una riflessione altrettanto netta sul 7 ottobre, sul futuro di Hamas e sulle garanzie di sicurezza per Israele.

Perché esiste un rischio che l’Europa dovrebbe avere il coraggio di affrontare: trasformare involontariamente il rapporto tra violenza e risultato politico

Se il più grave massacro di ebrei dalla Shoah viene seguito, nella percezione politica internazionale, da un progressivo isolamento di Israele mentre la questione palestinese ottiene una centralità diplomatica senza precedenti, occorre almeno interrogarsi sul segnale che viene trasmesso.

La rimozione del 7 ottobre produce inoltre una conseguenza ancora più profonda. Rende incomprensibile Israele agli europei

Perennemente sul banco degli imputati, si dimentica cosa significa quella tragedia per gli israeliani. Troppo per pensare che sia casuale! Troppo per pensare che non esista una regia dietro tutto questo condizionamento!

Per questo oggi abbiamo il dovere morale di riportare il 7 Ottobre al centro, per rispetto a quei morti, a quei sopravvissuti la cui vita è segnata per sempre! Per rispetto alla verità storica che non può essere manipolata a piacimento di qualcuno.

Se questo non verrà fatto, se si lascerà che la menzogna trionfi sulla falsità, prepariamoci a tempi peggiori, anche qui, anche in Occidente

Se Hamas ha indubbiamente vinto la guerra della propaganda, state certi che non si accontenterà di Gaza!

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Tags: 7 ottobreANTISEMITISMOHAMASIN EVIDENZAISRAELE
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