7 ottobre.
Oggi si ricorda la Battaglia di Lepanto del 1571. Non voglio fare un’analisi storica di quello che fu un epilogo di uno scontro di civiltà di secoli (e che ebbe un ultimo sussulto un secolo dopo a Vienna), anche se sarebbe bello e affascinante ripercorre le cause, la diplomazia, gli aneddoti, le conseguenze e i personaggi, come ad esempio Juan figlio illegittimo di Carlo V, Venier futuro Doge, Colonna della famosa famiglia romana, Doria l’ammiraglio genovese sul cui ruolo ancora si interrogano gli storici, Bragadin che pur c’entra con Lepanto perché ne fu il preludio, e soprattutto san Pio V.
Piuttosto vorrei sofferarmi brevemente sulla metastoria e sul protagonista indiscusso, san Pio V appunto, in quanto vero artefice di quella epopea
Perché Lepanto fu questo
Come disse in una omelia un sacerdote a me caro nella domenica del rosario che ricorda Lepanto nel 2018, il vero miracolo non furono soltanto gli eventi politici e soprannaturali che pure si verificarono in quelle ore nell’infuriare della battaglia, ma fu proprio l’alleanza tra Venezia e la Spagna. Questa omelia me la sono portata appresso durante i miei studi di storia all’università e anche dopo: e nulla è più vero di ciò.
Perchè quell’alleanza, per fare un paragone con l’epoca contemporanea seppur azzardato -ma per rendere l’idea- è un po’ come se oggi Ucraina e Russia si alleassero per fronteggiare un nemico comune (d’altronde Russia e Ucraina hanno più o meno gli stessi usi, costumi, lingua e religione).
Di certo non vi era una guerra aperta tra Spagna e Venezia, ma scaramucce militari, invidia, odio e veleni politici tra queste due potenze della Cristianità è innegabile come dimostrano le fonti, visto che perpretavano da decenni
E san Pio V seppe costruire la Lega Santa sigillando la pace tra queste due potenze che ebbero un ruolo centrale in quella vittoria, con gli altri stati cattolici ad eccezione, ma guarda un po’, della Francia, che formalmente era pur sempre cattolica ma remò contro quella Lega Santa.
San Pio V riuscì in ciò che i papi predecessori post Aviglione fallirono (non per colpa loro il più delle volte) del tutto o in parte, ovvero effettuare una crociata, punto fermo di ogni pontefice sin dal sorgere dell’Islam. Ma rimanendo nel pieno dell’Umanesimo e Rinascimento, col sorgere degli stati regionali e nazionali e il conseguente nazionalismo con annessa ragion di Stato come mezzo e fine ultimo, si evince il cambiamento della mentalità della Cristianità, segnando una cesura col Medioevo: prima i propri interessi, po, forse, il bene comune.
Questo non è assolutamente colpa dell’Umanesimo e Rinascimento in sé, visti i meravigliosi frutti che hanno scaturito grazie alla Chiesa che ne hanno fatto un mezzo per giungere al soprannaturale
Semmai la colpa fu di quasi tutti i regnanti che il più delle volte, da Eugenio IV, Niccolò V, Pio II, Paolo II, Sisto IV, Innocenzo VIII, Alessandro VI, Giulio II e Leone X (la lista può continuare) hanno mancato a rispondere all’appello di questi papi e non solo: perché oltre a salvaguardare la libertà dell’Italia e i diritti della Santa Sede, l’ ideale crociato era uno dei capisaldi della politica papale, almeno fino al XIX secolo, con la vittoria materiale della Rivoluzione culminata col Risorgimento.
Ebbene, san Pio V, riuscì nell’impresa di concretizzare l’ideale crociato dando così Giustizia a violenze e soprusi che la cristianità subiva dalla presa Costantinopoli (ci vollero 118 anni!)
Una vittoria dedicata alla Madonna, visto che dopo Lepanto la devozione al Rosario conobbe una straordinaria diffusione in tutta la Cristianità. La stessa Santa Sede ricorda il forte sviluppo della devozione mariana negli anni successivi al Concilio di Trento e la diffusione del titolo Auxilium Christianorum.
E qui occorre fare una riflessione al presente sulla crisi della Chiesa dal Concilio Vaticano II: oggi ai direbbe che è anacronistico che il papa proclami una crociata nel 2026. Ma gli stessi timori si ebbero (in una società comunque ancora cattolica nella forma e nella sostanza) negli anni di san Pio V: d’altronde le crociate medievali erano cosa anacronistica di secoli prima.
Ma lui ci credette, perché solo un papa santo potè riuscire a soggiogare gli animi a lui subordinati come vicario di Cristo in terra: capì che le crociate in grande stile medievale erano “arcaiche” e si adeguò ai tempi dove il mare la faceva da padrone, era lo spazio che C. Schmitt ha definito poi come costruzione del nuovo nomos, e difatti Lepanto fu la più grande battaglia navale mai vista prima, tutta per opera sua, del papa frate domenicano, l’unico santo di quei secoli e il penultimo santo prima di Pio X e per farlo occorreva l’alleanza tra Spagna e Venezia
Quale insegnamento ci dà san Pio V: cambiano i mezzi, i c.d. “tempi”, ma non il fine a cui gli stati, la società e noi dobbiamo tendere.
Oggi, con la crisi della Chiesa, non solo cambiano i mezzi, ma pure il fine, che non è più Dio, ma l’ecumenismo, il dialogo, la libertà religiosa, la Fede al servizio di una autorità divenuta ormai dispotica che segna una netta cesura con tutta l’opera dei papi pre conciliari e la Dottrina.
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