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Home Economia

L’Impero del Dollaro e il suicidio dell’Europa

di Francesco Petrone
26 Luglio 2026
In Economia
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trump dollari
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L’Impero del Dollaro e il suicidio dell’Europa
Gli Stati Uniti da qualche tempo sembrano contraddire se stessi e molti hanno cercato di spiegarlo con la psicologia apparentemente incoerente del presidente Trump. Il movimento MAGA sembrava avere un programma coerente: riprendere il volante dello Stato. L’idea era semplice quanto ragionevole. Riportare le fabbriche, favorire l’ economia produttiva, mettere dazi, recuperare sovranità, smettere di finanziare le guerre altrui e di pagare mezzo mondo. L’obiettivo dichiarato era ridurre il potere di Wall Street, della finanza che delocalizza e specula invece di produrre.

Il problema è che la vera anima dell’America non è più il Midwest. Oggi la vera anima è l’Impero del Dollaro, un sistema composto da Tesoro, Fed, Pentagono e Wall Street. Il potere di Washington non nasce dalle fabbriche. Nasce dal fatto che il mondo compra petrolio, debito e scambia in dollari. È la tassa di signoraggio: viene stampata carta e il mondo la compra

I dazi invece seguono una logica da Stato-Nazione, servono a proteggere l’industria. Ma indeboliscono il commercio in dollari e spingono Cina, BRICS e India a scambiarsi beni senza passare dagli Stati Uniti.
Lo stesso discorso vale per la guerra all’Iran. Il conflitto non è nato a causa di un’arma nucleare inesistente, né per mettere fine alla teocrazia, e nemmeno per imposizione di Israele. È nata dalla logica dell’Impero del Dollaro. Teheran in realtà vendeva petrolio in yuan, stringeva accordi con Russia e Cina, usciva dal sistema SWIFT e questa agli occhi di certa finanza era la vera colpa degli Ayatollah. Se l’Iran l’avesse fatta franca, un giorno forse sarebbe stato imitato da Arabia Saudita ed Emirati, mettendo a forte rischio il petrodollaro. Tehran andava quindi punita, anche con un costo di miliardi e creando instabilità globale.

Per pagare la guerra gli Stati Uniti devono indebitarsi, vendendo titoli del Tesoro proprio a quelle banche centrali che dicono di voler ridimensionare

Non possono smettere di essere l’Impero del Dollaro. Se ridimensionano Wall Street crolla il dollaro. Se tengono Wall Street le fabbriche non tornano.
Cina e Russia possono fare a meno del dollaro perché non ci vivono sopra. Gli Stati Uniti no. È la loro rendita. Per questo l’amministrazione attuale appare goffa: un passo da sovranista, due da banchiere. Minaccia l’Iran che rifornisce la Cina e intanto chiede alla Cina di comprare debito americano.

L’Unione Europea è un caso diverso. Non può riprendersi la sovranità ceduta alla finanza perché l’UE è la finanza, è nata come mercato, non come Stato

Gli Stati europei hanno consegnato tre leve fondamentali: la moneta, con l’euro gestito dalla BCE; le regole di commercio, dazi, mercato unico e concorrenza decise a Bruxelles; i bilanci, con Patto di Stabilità, deficit e debito sotto il controllo della Commissione. Uno Stato europeo può scegliere il colore delle scuole, ma non può svalutare, stampare o fare debito liberamente.
La sovranità oggi è in mano alla finanza. È a Francoforte, a Bruxelles e nei mercati. Lo Stato ha la bandiera, la finanza ha il telecomando. Per riprenderla servirebbe uscire dall’euro con svalutazione e crisi bancaria, uscire dal mercato unico, riscrivere tutti i trattati. La Compagnia delle Indie aveva l’esercito privato. L’UE ha la BCE e le regole di bilancio. Chi controlla soldi e regole comanda, anche senza cannoni. Gli Stati hanno scambiato sovranità politica con stabilità finanziaria.

Le contraddizioni americane e il suicidio politico europeo appaiono insolubili in tempo di pace

Il debito è troppo grande, l’industria muore perché non può essere rafforzata senza colpire la finanza, il dollaro perde potere. In momenti simili la storia ha spesso cercato la guerra come reset. Un conflitto azzera i debiti, rilancia l’industria di armamenti, acciaio e chip, ricompatta i cittadini attorno alla nazione in pericolo.
Nel 1914 l’Europa era piena di debiti, sovrapproduzione e mercati chiusi. La guerra ripulì tutto. Dal 1929 al 1939 la crisi non si chiudeva, poi arrivò la seconda guerra mondiale e gli Stati Uniti ne uscirono impero. Negli anni Settanta ci fu la crisi del dollaro e del petrolio. Finì con Reagan, la corsa agli armamenti e il crollo dell’URSS. La guerra è il reset che la politica non riesce più a fare.

Oggi la contraddizione è tra dollaro e industria americana. Da qui la guerra commerciale, la guerra calda per procura in Ucraina, lo scontro con l’Iran e la tensione con la Cina

Si combattono guerre commerciali con dazi e sanzioni, guerre finanziarie con lo SWIFT, guerre calde per procura. I cittadini fanno finta di non capire, i politici fanno finta di non volerlo, mentre la contraddizione cresce.
Come ci siamo arrivati. Dal 1971 il dollaro non è più legato a nulla di reale. È diventato fede. La Fed può stampare quanto vuole. Nasce il dominio del dollaro e il petrolio si vende solo in dollari, in petrodollari. Negli anni Ottanta e Novanta la deregulation globale e la caduta dell’URSS aprono i capitali al mondo. Girano in un secondo. Gli Stati perdono controllo, la finanza diventa autonoma. Non serve più produrre: basta comprare, vendere, speculare. Nel 2008 le banche falliscono e gli Stati le salvano con denaro pubblico.

I profitti restano privati, le perdite diventano pubbliche. È chiaro che la finanza comanda e gli Stati obbediscono

Il potere reale passa dai governi ai mercati, e il mercato centrale è Wall Street. La politica muore, i cittadini smettono di esserlo.
La convertibilità del dollaro non è morta nel 1971. È semplicemente cambiata merce: dall’oro al petrolio. Grazie agli accordi di Kissinger con i sauditi, il dollaro è diventato indispensabile perché senza di esso non si comprava energia. Era un patto di fiducia e di forza. Kissinger stesso era consapevole del pericolo: se quel monopolio fosse saltato, se altri paesi avessero iniziato a vendere petrolio in altre valute, gli USA avrebbero perso la capacità di stampare debito senza pagare il conto. Il petrodollaro, in altre parole, era insieme la fonte del potere americano e il suo punto di rottura più evidente.

Siamo partiti da finanza libera e dollaro padrone e siamo arrivati alla morte della politica e alla tentazione bellicista americana

Gli Stati Uniti da ottant’anni non vivono di ciò che producono, ma di ciò che stampano. Stampano dollari e il mondo li usa per petrolio, debito e commercio internazionale. È la vecchia tassa d’impero. Finché il mondo accetta i dollari, gli Stati Uniti possono permettersi deficit infiniti, basi militari ovunque, welfare e dazi insieme. Se BRICS e la Nuova Banca di Sviluppo smontassero questo sistema, i tassi salirebbero e gli Stati Uniti andrebbero in bancarotta tecnica. Crollerebbero consumi e depressione immediata. Crollerebbe l’esercito e le 800 basi nel mondo. Sarebbe la fine dell’impero senza un colpo sparato.

Ecco perché c’è una guerra ogni volta che un paese esce dal dollaro. L’ Iraq voleva vendere petrolio in euro nel 2003. La Libia voleva dinaro d’oro africano nel 2011. Il Venezuela di Maduro nel 2018 ha annunciato di voler vendere petrolio in yuan, euro e in una criptovaluta di Stato, per uscire dal dollaro e dalle sanzioni

È seguito il crollo pilotato: sanzioni sulla Compagnia Petrolifera Statale del Venezuela, asset congelati, iperinflazione e infine il rapimento del presidente. È servito da monito. L’ Iran vende in yuan e arrivano sanzioni e guerra. La Russia esce da SWIFT e scoppia una guerra per procura. La Cina lancia BRICS Pay e partono dazi, guerra tecnologica e tensione su Taiwan. È chirurgia: si taglia il tumore prima che faccia metastasi.
Gli Stati Uniti non possono recuperare la sovranità come fanno Cina e Russia perché la loro sovranità è la finanza globale. Per Washington le guerre sono una necessità di sopravvivenza.

Non è un fulmine a ciel sereno. Da anni studiosi lo avevano detto e la nostra élite ha preferito tacere su quelle voci. Karl Polanyi ne La grande trasformazione del 1944 avvertiva che quando denaro, lavoro e terra diventano merci sganciate dallo Stato la società esplode

È accaduto nel 2008 e nel 2020. Susan Strange nel 1986 scrisse che gli Stati non comandano più, comandano i mercati, descrivendo con precisione il potere della finanza globale dopo il 1971. Colin Crouch ha parlato di postdemocrazia: le forme della democrazia restano, ma il potere reale è nelle élite economiche.

Il voto continua, ma il dibattito pubblico è guidato da marketing politico e grandi aziende

È teatro. Byung-Chul Han in La società della stanchezza arriva a dire che non abbiamo più cittadini, abbiamo consumatori depressi. Dietro l’euforia ci sono soggetti stanchi che non pretendono più nulla, solo restare a galla.

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Tags: DollaroFINANZAIN EVIDENZAMONETASTATI UNITI
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