LEPORE REGALA PIPETTE PER IL CRACK E POI SOBILLA CONTRO LA POLIZIA
Premettendo il dispiacere e il cordoglio per la perdita della vita di una persona a prescindere dalle cause.
Ieri i social erano pieni di citazioni su Paolo Borsellino e sugli uomini della sua scorta. Applausi, retorica e frasi di circostanza in nome della legalità e dello Stato
Oggi, però, gli stessi che si proclamano difensori delle istituzioni sono pronti a sputare addosso alla Polizia di Stato, processando agenti intervenuti su segnalazione dei cittadini in una situazione estremamente critica, senza conoscere i fatti e senza aspettare che siano gli organi competenti ad accertare cosa sia realmente accaduto.
Prima di pontificare, provateci voi. Provate a fronteggiare un uomo in forte stato di agitazione che oppone resistenza attiva, magari sotto l’effetto di alcol o sostanze, come l’autopsia potrà stabilire, con una forza fisica nettamente superiore alla vostra. Provate voi a immobilizzarlo senza che nessuno si faccia male. Poi tornate sui social a impartire lezioni a chi rischia la pelle ogni giorno.
È troppo facile fare i fenomeni dietro una tastiera
Molto più difficile è prendere servizio, intervenire quando tutti gli altri scappano, chiamati proprio dai cittadini, e decidere in pochi secondi come gestire una situazione che può degenerare da un momento all’altro.
Se saranno accertati errori, ci saranno le sedi competenti per valutarli. Ma il processo mediatico, alimentato dall’odio ideologico e dall’ignoranza di chi non ha mai vissuto un intervento operativo, è indegno di uno Stato di diritto.
Io sto dalla parte di chi indossa quella divisa
Sempre. Perché so cosa significa assumersi responsabilità che la maggior parte di chi commenta da casa non saprebbe neppure immaginare.
A dare peso istituzionale a queste parole arriva ora anche il COISP. Il segretario generale Domenico Pianese parla senza mezzi termini di “irresponsabilità politica di chi alimenta il sospetto contro le Forze dell’Ordine”, riferendosi alla piazza convocata dal sindaco Lepore “prima ancora che la magistratura possa fare il proprio lavoro”. Per il sindacato, parlare di “giustizia” in quel momento “è un’allusione grave che soffia sul fuoco del pregiudizio anti-divisa”, e il risultato è sotto gli occhi di tutti: manifestanti che gridano “assassini” contro gli agenti, lancio di bombe carta, blindati presi d’assalto. Per gestire la piazza lo Stato ha dovuto mobilitare reparti mobili da Padova, Firenze e Roma, con una spesa che il sindacato stima in centinaia di migliaia di euro.
Pianese chiude con una frase che vale come sintesi: chi riveste ruoli di governo della città non può comportarsi come un agitatore di piazza.
Cosa è successo nella notte
I fatti, purtroppo, danno ragione a chi aveva messo in guardia. Il presidio di piazza Nettuno, iniziato in forma pacifica con l’intervento della nipote di Fakir che chiedeva “non odio” ma “giustizia, verità e dignità”, si è concluso con una parte consistente di manifestanti che si è staccata dal corteo principale per dirigersi verso piazza Roosevelt, davanti a Prefettura e Questura. Lì la tensione è esplosa: cori di “assassini” contro gli agenti in tenuta antisommossa, lancio di bombe carta e oggetti vari, calci ai cordoni di polizia. Le forze dell’ordine hanno risposto con manganellate, scudi, idranti e lacrimogeni, avanzando più volte per disperdere la folla.
Con il calare della notte alcuni gruppi di manifestanti, in parte con il volto coperto, hanno improvvisato barricate con biciclette e transenne nelle vie limitrofe, spostandosi tra via Ugo Bassi e via Rizzoli e proseguendo gli scontri fino a tarda ora. Il bilancio parla di undici persone rimaste ferite in modo lieve, tra manifestanti e agenti.
Anche chi ha ogni ragione per chiedere verità sulla morte di Fakir ha preso le distanze da questa deriva
L’avvocato della famiglia, Fabio Anselmo, ha definito gli autori degli scontri “amici di chi sta tentando di negare verità e giustizia per Fakir”, parlando di “un evento a orologeria” che colpisce proprio la famiglia della vittima, la quale “ha chiesto più volte calma, educazione e rispetto”.
Sul fronte politico, il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera Galeazzo Bignami ha rincarato la dose, definendo Lepore “irresponsabile” e chiedendone le dimissioni
Se persino il legale della famiglia della vittima prende le distanze dai facinorosi, forse è arrivato il momento che anche chi ha convocato quella piazza si faccia le stesse domande.
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