Il Gorilla
Non dovremmo mai scordarci delle fiabe. Perché ci aiutano a vivere, e a capire, molto meglio di tanti trattati sociologici, come funziona il mondo. Ebbene Carlo Collodi ci racconta che Pinocchio, derubato delle sue monete d’oro dal Gatto e la Volpe, si recò difilato in Tribunale per denunciare al giudice i due ladri. Pinocchio -precisa Collodi- «narrò per filo e segno l’iniqua frode di cui era stato vittima; dette il nome, il cognome e i connotati dei malandrini, e finì col chiedere giustizia.
Il giudice lo ascoltò con molta benignità: prese vivissima parte al racconto: si intenerì, si commosse: e quando il burattino non ebbe più nulla da dire, allungò la mano e suonò il campanello
A quella scampanellata comparvero subito due can-mastini vestiti da gendarmi. Allora il giudice, accennando Pinocchio ai gendarmi, disse loro: “Quel povero diavolo è stato derubato di quattro monete d’oro: pigliatelo dunque e mettetelo subito in prigione.” Il burattino, sentendosi dare questa sentenza fra capo e collo, rimase dí princisbecco e voleva protestare: ma i gendarmi, a scanso di perditempi inutili, gli tapparono la bocca e lo condussero in gattabuia». Questo passaggio de “Le Avventure di Pinocchio” mi è tornato in mente alla notizia che le porte del carcere si sono aperte per il 72enne Mario Roggero, condannato a scontare 14 anni e 9 mesi per aver sparato e ucciso due dei tre rapinatori armati che, nella sua gioielleria di famiglia, avevano preso in ostaggio la moglie (puntandole una pistola alla tempia) e la figlia (mettendole un coltello alla gola).
La sua reazione è stata ritenuta sproporzionata avendo sparato una volta uscito dal negozio, dopo che la rapina era stata, per così dire, consumata.
Come se un uomo spaventato e già vittima di 6 precedenti rapine disponesse della capacità di calcolare freddamente le proprie reazioni sulla base di una specie di cronometro processuale !
È il trionfo dell’ingiustizia mascherata da giustizia; è un rovesciamento totale della realtà dei fatti e dei significati valoriali; è l’affermazione del principio di assurdità, fondata esclusivamente sulla interpretazione formale della legge astrattamente considerata. Interpretazione che si chiude inevitabilmente alla reale comprensione dell’umana natura e della vita sociale. Non a caso Collodi descrive il giudice che condanna Pinocchio come «un vecchio scimmione rispettabile per la sua grave età» ma pur sempre «uno scimmione della razza dei Gorilla».
Privo cioè di coscienza e autentica compassione, e dí tutti gli altri caratteri di vera umanità
E che quindi ripete animalescamente gesti e procedure senza che vi sia, da parte sua, effettiva comprensione e compartecipazione.
Ma, se già ai tempi del Collodi appariva scontato che è sempre la vittima a finire in prigione, va detto chiaramente che oggi la situazione è addirittura peggiorata
Perché alla condanna al carcere viene solitamente affiancata la condanna a risarcimenti milionari: costantemente destinati ad aggressori spacciati per aggrediti da leggi che, interpretate in certo modo, hanno il magico potere di trasformare incalliti criminali in vittime i cui familiari chiedono di essere coperti d’oro.
Come ben sa il povero Roggero!
Il quale, per far fronte ai risarcimenti in questione, si è visto pignorare beni e proprietà e ha dovuto vendere tutto, riducendosi pure a lanciare una colletta online. Peraltro quello di Roggero è solo l’ultimo caso di una lunga lista di persone oneste e perbene condannate a pene e a risarcimenti per essersi semplicemente difesi da truffe e furti, da rapine e brutali aggressioni.
E tutto ciò mentre ci tocca assistere alla irresponsabile leggerezza con cui vengono rilasciati a piė libero delinquenti abituali e criminali seriali, inutilmente fermati ed arrestati da Polizia e Carabinieri chiamati ad intervenire in condizioni sempre più difficili
La verità è che, nella quotidiana interpretazione o applicazione delle leggi, ci troviamo di fronte ad una scandalosa sproporzione di comportamenti. La quale offende il diritto e rappresenta una purulenta ferita dell’ordinamento: un’ingiustizia reale che uccide la giustizia formale. Bene hanno fatto quindi alcuni a chiedere al Presidente della Repubblica di concedere la grazia a Mario Roggero.
Che, fra l’altro, appare assai più meritevole della Minetti
È una richiesta, questa della grazia, che sottoscrivo anch’io nel mio piccolo, senza farmi però soverchie illusioni. Perché -purtroppo- Mattarella dal candido crine non è la Fata dai capelli turchini !….
Beh, detto ciò, saluto i miei quattro lettori e, per tirarmi su il morale e rimanere in argomento, vado a riascoltare la celebre canzone di Georges Brassens intitolata “Il Gorilla”, ottimamente riadattata in italiano dal nostro grande De André.
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