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Home Firenze

Passeggiate identitarie. Ma per quale identità?

di Simone Margheri
16 Giugno 2026
In Firenze
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Passeggiate identitarie. Ma per quale identità?
“Nazionalisti a parole, pronti ad appoggiarr gli altri imperialisti nei fatti”

Ci sono due destre. È ora di dirlo senza giri di parole.

Da una parte c’è una destra nazionale e patriottica oltre che pragmatica e di governo che considera la sovranità dei popoli un principio non negoziabile. Dall’altra c’è una destra che, in nome di una generica ostilità verso le élite europee o l’atlantismo, finisce per fare da sponda — consapevolmente o no — a una potenza straniera che ha invaso un Paese confinante tentando di cancellarne identità, cultura e indipendenza

L’elefante nella stanza che è a nostro modo di vedere una contraddizione è proprio questa ed è una silente incoerenza per chi si ritiene un sincero nazionalista. Una contraddizione che ieri in confwrenza stampa la Presidente del consiglio ha esplicitato.

Chi scende in piazza con lo slogan “Italia agli italiani” dovrebbe essere il primo a capire cosa significa “Ucraina agli ucraini”. Chi si riempie la bocca di identità, di radici, di popoli che resistono alla dissoluzione imposta dall’alto, dovrebbe chiedersi cosa sta difendendo esattamente quando minimizza un’invasione militare condotta per russificare a forza un popolo che russo non si è mai sentito.

Ma c’è una domanda più concreta che questi patrioti da passeggiata dovrebbero porsi prima di uscire con le loro bandiere: a quale destra appartengono?

A quella che sa, pragmaticamente, che la propria identità nazionale può esistere e sopravvivere *grazie* alla difesa collettiva garantita da NATO e Unione Europea? O a quella disposta ad applaudire un imperialismo che, se potesse, tratterrebbe i propri alleati come vassalli — esattamente come ha trattato l’Ucraina, come ha minacciato i Paesi baltici per decenni, come ha reso la vita impossibile alla pacifica Finlandia per il solo fatto di voler scegliere da sola con chi stare?

Perché la storia è lì. Estonia, Lettonia, Lituania: piccole nazioni con identità fortissime, lingue proprie, memorie tragiche dell’occupazione sovietica. Sopravvivono oggi — sovrane, libere, fiere — perché stanno sotto uno scudo

La Finlandia ha aspettato decenni prima di chiederlo, quello scudo, e la ragione è che sapeva benissimo cosa significava non averlo.

Il nazionalismo coerente difende la sovranità delle nazioni. L’imperialismo la nega. Non è complicato.

Eppure una parte dei sostenitori del generale Vannacci, una parte del mondo che gravita attorno a quella galassia, manifesta verso Putin qualcosa che va dalla comprensione alla simpatia aperta. Non tutti. Ma abbastanza da rendere il problema reale e non liquidabile.

E qui emerge un cortocircuito che dovrebbe far riflettere: quelle posizioni sono identiche — identiche — a quelle che per anni hanno animato settori del Movimento 5 Stelle e della sinistra anti-occidentale. Diffidenza verso la NATO

Ostilità al sostegno all’Ucraina.

Convinzione che la responsabilità del conflitto sia dell’Occidente che ha “provocato” Mosca. Cambiano le magliette, cambiano i simboli. Il risultato è lo stesso: l’aggressore viene giustificato, l’aggredito dimenticato.

Giorgia Meloni ha scelto diversamente. Ha detto una cosa semplice: l’Ucraina è stata invasa e ha il diritto di difendersi. Si può discutere di diplomazia, di costi, di strategie. Ma non si può cancellare il fatto originario: nel febbraio 2022 è stata la Russia ad attraversare i confini internazionalmente riconosciuti di un altro Stato sovrano.

Poi, quattro anni dopo, la narrazione dell’esercito invincibile è uscita a pezzi. Quello che molti indicavano come il secondo esercito del mondo non ha conquistato Kiev, non ha rovesciato il governo ucraino, non ha spezzato la resistenza di un popolo.

E soprattutto — paradosso storico di proporzioni enormi — l’invasione che avrebbe dovuto riportare l’Ucraina nell’orbita di Mosca ha prodotto esattamente l’effetto contrario: milioni di ucraini hanno costruito nella guerra, nel dolore, nel sangue, una coscienza nazionale più forte di qualsiasi cosa esistesse prima

Putin è il principale artefice dell’identità ucraina contemporanea. Difficile immaginare sconfitta più completa.

A chi si riconosce nella destra identitaria e nazionale su tanti altri temi — immigrazione, famiglia, tradizione, sovranità economica — questa riflessione è rivolta senza spirito di esclusione. La porta è aperta. Ma bisogna avere l’onestà intellettuale di chiedersi dove ci si trova, quando si tratta di scegliere tra chi difende le nazioni e chi le sottomette.

Esiste una differenza fondamentale tra chi difende la sovranità dei popoli e chi ammira la potenza di chi quella sovranità la calpesta

Ed è una differenza che oggi passa da Kiev. E dovrebbe passare anche per la coscienza di chi si dice patriota.

Rimanere ostinatamente proputin oggi può voler dire solo una cosa essere nazionalisti come i cinque stelle o peggio i veterocomunisti nostalgici della guerra fredda, non rendersene conto vuol dire non conoscere la storia recente o credere alla versione del Prof. Barbero o Prof. Orsini dai pulpiti di sinistra o grillini.

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Tags: FIRENZEIDENTITA'IN EVIDENZAPasseggiateVANNACCI
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