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Home L'Editoriale

Sei anni dopo l’uscita del libro: la profezia di Roberto Valerio sul Terzo Settore

di Redazione
20 Maggio 2026
In L'Editoriale
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Sei anni dopo l’uscita del libro: la profezia di Roberto Valerio sul Terzo Settore
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Sei anni dopo l’uscita del libro: la profezia di Roberto Valerio sul Terzo Settore. Quando il “mondo dei buoni” si scontra con la realtà (e chiude).

Roberto Valerio, sono trascorsi sei anni dall’uscita del suo libro-intervista, Tempo di lettura 58 minuti… Il Mondo del No Profit. All’epoca aveva esposto una tesi scomoda sulla trasparenza e l’efficienza del Terzo Settore. Quali sono le sue riflessioni sulla validità di quella tesi, specialmente alla luce dell’avvio della Riforma e del registro noto come RUNTS?

 

Sei anni dopo, la mia tesi più scomoda è stata confermata con una puntualità quasi imbarazzante: il cosiddetto “mondo dei buoni” è tutt’altro che trasparente ed efficiente come siamo portati a credere. Il sottotitolo del libro riassume perfettamente il punto, citando la famosa massima attribuita a Mark Twain: “È più facile ingannare la gente piuttosto che convincerla di essere stata ingannata”.

 

Per chiarire, qual era l’intenzione originale del suo lavoro e come era stato strutturato?

 

Occorre precisare che non ho scritto un libro, ma ho unicamente rilasciato una lunga e aspra intervista al Prof. Enrico Nistri, che ha saputo tradurre magistralmente in 58 domande le mie amare constatazioni. L’intenzione era semplice: denunciare pubblicamente l’esistenza di un’infinità di associazioni no profit farlocche o paradossalmente considerate “fondamentali” nell’immaginario collettivo, ma tutt’altro che no profit.

 

 

Che impatto ha avuto il suo libro intervista all’epoca e chi sono stati i suoi autori di riferimento?

 

L’impatto è stato immediato. Chi ha letto il libro non ha esitato a farmi lusinghieri apprezzamenti, altri mi hanno invece tolto il saluto, e ci fu chi espresse aspre critiche pur ammettendo di averne letto solo alcuni passi. In verità il libro rappresentava realmente lo stato delle cose, smascherando le ambiguità di tante finte associazioni così dette no profit con esempi e dati oggettivi e sempre attuali. I miei autori di riferimento erano il prof. Giovanni Moro con “Contro il No-Profit” e la dottoressa Valentina Furlanetto, giornalista del Sole 24 ore, con “l’industria della carità”.

 

 

Il sottotitolo che abbiamo dato a questa intervista è “la profezia di Roberto Valerio”. Ritiene che i recenti sviluppi nel Terzo Settore, in particolare con l’istituzione del RUNTS, abbiano convalidato le sue previsioni?

 

In un’epoca di crisi economica e sanitaria, acuita dalle guerre in corso, credo sia arrivato il momento di guardare in faccia la realtà. Chi ricorda cosa avevo detto a suo tempo mi attribuisce il dono della chiaroveggenza: accennavo all’arrivo della riforma del terzo settore e a quanto sarebbe accaduto. I dati sono impietosi: al 23 marzo 2026, si stima che solo una su tre delle vecchie Onlus si sia iscritta al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS).

 

Quali sono state le conseguenze per le Onlus che non hanno completato il passaggio entro la scadenza del 31 marzo 2026, e quali erano le ragioni di questa rinuncia che lei aveva previsto?

 

Le organizzazioni che non si sono iscritte entro la scadenza (o che sono state cancellate) hanno perso la qualifica di Onlus, la qualifica di ETS e le relative agevolazioni fiscali, con l’obbligo di devoluzione del patrimonio. Le ragioni principali della rinuncia che avevo previsto sono state:

 

Complessità e Costi Gestionali: Il nuovo regime impone obblighi stringenti di trasparenza e rendicontazione, come l’adozione di modelli di bilancio ministeriali e, per gli enti più grandi, la redazione del bilancio sociale. La necessità di rendicontazione trasparente, tracciabilità delle operazioni e le nuove regole di controllo rendono di fatto indispensabile centralizzare i pagamenti attraverso una gestione amministrativa strutturata.

Limiti alla Remunerazione: Il RUNTS, o meglio il Codice del Terzo Settore (CTS), impone vincoli rigorosi sugli stipendi di organi sociali, professionisti e dipendenti, limiti che alcune realtà hanno ritenuto troppo stretti per il proprio funzionamento, al punto di chiudere. Tutto ciò per impedire, giustamente, la distribuzione indiretta di utili.

 

Cosa hanno preferito fare gli enti per evitare i vincoli del RUNTS e quali sono state le conseguenze meno previste di questa scelta?

 

 

Molti enti hanno preferito mantenere la natura di semplice associazione o fondazione regolata dal Codice Civile, accettando di perdere le agevolazioni fiscali Onlus. Tuttavia, questa rinuncia comporta una conseguenza pesante che in molti non avevano previsto: l’obbligo di devolvere il patrimonio incrementale ad altri Enti del Terzo Settore o per fini di pubblica utilità.

 

Lei sottolinea che alcune organizzazioni hanno addirittura scelto di cessare l’attività. Che spiegazione da lei a questo fenomeno anche in relazione alla riforma?

 

Questo fenomeno la dice lunga sulla loro passata operatività! Tante organizzazioni no profit non aderiscono al RUNTS per mancanza dei requisiti: evidentemente, non avendo maturato sul campo negli anni precedenti i requisiti minimi per essere denominati enti no profit, non potevano dimostrare di esserlo anche formalmente come la legge richiede, pena essere sanzionate.

 

Ha notato anche un altro fenomeno in risposta alla Riforma?

 

Sì, altre organizzazioni che criticavo si sono affrettate a iscriversi, trovando rifugio nella sezione «Altri enti del Terzo settore». È una via che ha consentito loro di entrare e far parte degli enti del Terzo Settore, ma il mio parere non cambia: restano, di fatto, imprese – forse sociali, ma pur sempre imprese.

 

La “pulizia” del settore in atto le ha fornito spunti per un nuovo progetto editoriale?

 

Quanto sta accadendo oggi, con questa vera e propria “pulizia” del settore, mi ha fornito spunti non indifferenti per un nuovo volume. Dunque, sì, sto valutando

seriamente di uscire con un nuovo libro.

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Tags: AssociazionismoPRIMO PIANORoberto ValerioSOCIALETerzo settore
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