GARLASCO ERRORE SU ERRORE. VITE SPRECATE DUBBI CRESCENTI
Ho maturato dentro di me una convinzione profonda, un pensiero che si è fatto spazio tra le carte dei processi e il silenzio dei dubbi mai risolti: Alberto Stasi non è colpevole.
È una certezza personale e, come tale, non ha il potere di riscrivere le sentenze né pretende di farsi legge
Ma il punto non riguarda solo il mio sentire, bensì la tenuta stessa del nostro sistema: l’impianto accusatorio contro di lui continua a fare acqua da tutte le parti.
Ci sarebbe quasi da ridere per l’assurdità della ricostruzione, se non fossimo di fronte alla tragedia immane di una vita spezzata e di un uomo che sta consumando la propria esistenza dietro le sbarre.
Un Paese civile deve interrogarsi profondamente quando accetta di tenere una persona in galera mentre, nel frattempo, la magistratura ipotizza di processare un altro profilo per lo stesso delitto
È un cortocircuito logico e giuridico che non può lasciarci indifferenti. Chiara Poggi è stata strappata al mondo nel 2007. Da quel giorno, il percorso giudiziario di Alberto Stasi è stato un calvario durato otto anni, un’altalena tra l’assoluzione piena in primo grado nel 2009 e la conferma in appello nel 2011.
Poi, improvvisamente, la Cassazione ha deciso di resettare tutto, portando a una condanna definitiva solo nel 2015.
Oggi Alberto ha 42 anni
Se sommiamo gli otto anni trascorsi nelle aule di tribunale ai nove anni di cella già scontati, arriviamo alla spaventosa cifra di quasi vent’anni di vita sospesa o negata. Stiamo parlando di circa il cinquanta per cento della sua intera esistenza trasformata in un incubo senza fine. Ora si parla di risarcimento, ma è una parola che suona vuota, quasi offensiva.
Seneca sosteneva che il tempo fosse la perdita peggiore perché nessuno è in grado di restituirlo
Ad Alberto Stasi abbiamo sottratto metà della vita e chi ha commesso l’errore non pagherà mai. Auguri all’Italia nel tentativo di calcolare un indennizzo che possa dirsi davvero equo per un’esistenza stritolata dagli ingranaggi dello Stato.
In questo scenario si affaccia ora la figura di Andrea Sempio
L’auspicio è che verso di lui vi sia la massima attenzione, perché se al vero colpevole abbiamo regalato anni di libertà, il fallimento sarebbe totale. Ma non dobbiamo commettere l’errore di cercare un colpevole a ogni costo per coprire le falle di un’accusa che non ha mai convinto.
C’è una frase che dovrebbe essere scolpita nella mente di ogni giudice, un principio che è la spina dorsale del diritto ma che qui sembra svanito: la colpevolezza deve essere provata oltre ogni ragionevole dubbio
In tutto questo, resta il dolore della famiglia di Chiara Poggi. A loro, oltre alla perdita incolmabile di una figlia, abbiamo consegnato l’incertezza.
Gli abbiamo dato ogni motivo per non credere più che questo sia un Paese capace di garantire, se non la pace, almeno la verità della giustizia.
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