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Home Firenze

Firenze contro la criminalità, arrivano i volontari dopo non rimane che Batman

di Simone Margheri
9 Aprile 2026
In Firenze
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Esercito, Operazione “Strade Sicure”
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Firenze contro la criminalità, arrivano i volontari dopo non rimane che Batman.

Non scherziamo la pubblica sicurezza è cosa seria e non può essere delegata al terzo settore .

A Firenze il problema è chiaro, quotidiano, difficile da ignorare

Microcriminalità diffusa, degrado che si concentra nelle zone più fragili e nei nodi di accesso alla città, una situazione che non è più percezione di insicurezza e che cresce di quartiere in quartiere. I cittadini chiedono una cosa sola: presenza dello Stato, controllo del territorio, sicurezza vera.

E invece no

Il Comune ha pubblicato un avviso di manifestazione di interesse rivolto agli operatori del Terzo Settore, con l’obiettivo di «promuovere la cultura della legalità, della pace tra i popoli, della non violenza e della difesa non armata». Parole impeccabili. Quasi da manifesto. Ma il punto è un altro: cosa c’entrano con l’emergenza sicurezza che molti quartieri denunciano da mesi?

Il cortocircuito è tutto lì. Da un lato si riconosce — nero su bianco — la necessità di prevenire e contrastare fenomeni di criminalità diffusa e predatoria

Dall’altro si risponde con un bando aperto a tutte le associazioni del terzo settore che nel proprio statuto prevedano attività compatibili con quelle richieste dall’amministrazione, con domande entro le 12 del 20 aprile 2026. Il che, tradotto, vuol dire: chiunque può candidarsi, purché parli di legalità e nonviolenza.

Va detto che il testo del bando prevede anche il monitoraggio di parchi e aree pubbliche, affidato ad associazioni di volontariato qualificate, in rapporto di supervisione con la Polizia Locale

Un elemento concreto, certo. Ma che apre una serie di domande alle quali il bando, almeno nella sua versione pubblica, non risponde.
La prima è quella che ogni cittadino di buon senso si porrebbe immediatamente: cosa fa un volontario se, durante il suo giro di perlustrazione in un parco, si trova davanti a uno spacciatore che sta cedendo della roba?

Chiama il 112 e aspetta? Si avvicina? Documenta?

E se lo spacciatore — o il gruppo di spacciatori — non gradisce la presenza di qualcuno che osserva, cosa succede? Il bando parla di «difesa non armata» e «nonviolenza»: sono princìpi condivisibili in astratto, ma diventano imbarazzanti quando calati in un contesto dove la microcriminalità non è un fenomeno astratto ma una realtà spesso violenta e organizzata e che di fatto renderebbe i volontari solo dei bersagli.

Quindi quali sarebbero le regole di ingaggio?

In pratica, non ci sono e ovviamentenon sono citate. O almeno non sono pubbliche. E questa non è una lacuna secondaria: è il cuore del problema.
Perché poi vengono le domande ancora più scomode. Se un volontario viene aggredito durante il servizio — spintonato, picchiato, peggio — chi ne risponde?

Il Comune è coperto da una polizza che tutela il volontario infortunato?

E a che condizioni? Il Codice del Terzo Settore prevede obblighi assicurativi per gli enti che impiegano volontari, ma l’effettiva estensione della copertura dipende dalla singola polizza stipulata: infortuni, responsabilità civile verso terzi, tutela legale sono voci che possono esserci o non esserci, e che in caso di incidente diventano tutto tranne che dettagli.

C’è poi uno scenario che nessuno vuole nominare ma che sarebbe ingenuo ignorare: cosa succede se è il volontario a essere denunciato?

Se qualcuno — magari il soggetto segnalato, magari un passante — lo querela per molestie, discriminazione, violazione della privacy, abuso? Chi paga le spese legali? L’associazione di appartenenza? Il Comune? Il volontario con i propri risparmi? Sono domande che il bando non si pone, e che invece ogni associazione seria dovrebbe pretendere vengano chiarite prima di mandare i propri iscritti a presidiare un parco di notte.

Il volontariato ha un ruolo, e nessuno lo mette in discussione

Ma è un ruolo di supporto, non di sostituzione. Il rischio, qui, è esattamente quello: trasformare una carenza di presidio istituzionale in un progetto sociale, scaricando implicitamente su cittadini e associazioni — non retribuiti, non formati per questo, non tutelati adeguatamente — un compito che dovrebbe restare saldamente in mano alle forze dell’ordine.

Non è indifferente notare, tra l’altro, che il bando provenga direttamente dall’Ufficio del Sindaco: non da un assessorato tecnico, ma dal centro politico dell’amministrazione. Una scelta, insomma, non una dimenticanza burocratica

E allora la domanda diventa inevitabile: è una strategia o una resa?

Quando un’amministrazione risponde a un problema di ordine pubblico con strumenti che su quel problema non incidono direttamente, il dubbio è legittimo

O non si è capita la natura della criticità, oppure si preferisce aggirarla. In entrambi i casi, a rimetterci sono i cittadini — quelli che vivono la città reale, non quella descritta nei bandi.

E i volontari

Che magari ci credono davvero, e che meriterebbero almeno di sapere, prima di uscire la sera con una pettorina e un regolamento di nonviolenza in tasca, chi li copre se qualcosa va storto.

La sicurezza non è uno slogan, né un laboratorio culturale

È presenza, controllo, deterrenza. Tutto il resto viene dopo.
A Firenze, oggi, sembra che si sia deciso di partire dalla fine.

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Tags: COMUNE DI FIRENZECRIMINALITAFUNAROPRIMO PIANOVolontari
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