Cittadinanze onorarie e credibilità internazionale: il caso Francesca Albanese accende il dibattito
Brutto momento per Francesca Albanese, che sembra vedere sfumare la sua luce sfolgorante che solo pochi mesi fa illuminava la galassia del mondo Pro Pal che, di rimando, l’aveva eletta a propria Sacerdotessa.
Le città italiane governate dal centrosinistra, ebbre di propalestinismo un tanto al chilo facevano a gara a ospitarla, conferirle la cittadinanza onoraria e farla parlare da tutti i balconi istituzionali
Sindaci che la osannavano nemmeno fosse il Messia, le sue parole del tutto indiscutibili, le sue sentenze inappellabili (naturalmente contro Israele e gli ebrei).
Insomma l’oro colava dalla bocca dell’Albanese, qualunque cosa dicesse.
Già si vociferava di probabili candidature in Parlamento per le elezioni del 2027 e tanto AVS quanto il Movimento 5 Stelle smaniavano all’idea
Poi qualcosa è cambiato! La ubris ha accecato la paladina dei pro pal, che, come un novello Icaro si è avvicinata troppo al sole, le ali di cera si sono sciolti e l’Albanese è precipitata….. nella soglia di gradimento.
Il punto di svolta è stato certamente quel “sia di monito” con il quale la Relatrice ONU ha sentenziato sull’assalto a La Stampa ad opera presumibilmente di quella galassia estremista di sinistra con cui la Nostra andava (e va) a braccetto
Qualcosa che è suonato come un sinistro avvertimento (peraltro a un giornale amico della “causa palestinese”) che evidentemente è risultato indigesto persino a questa sinistra di solito abituata a digerire tutto (soprattutto sul tema specifico).
Il mainstream – di solito fin troppo tenero con il mondo propal- non ha perdonato questa sorta di avvertimento contro la libertà di stampa lanciato dalla Albanese, e, con un cospicuo ritardo (non solo cognitivo, del mainstream eh) ha iniziato a prendere le distanze da ogni forma di legittimazione della violenza perpetrata ai danni della redazione torinese.
E allora qualche sindaco ha timidamente osato mettere in dubbio l’alone di santità che sino ad allora aveva circondato Francesca Pro-Pal.l
Il contesto è cambiato e il totem della revoca della cittadinanza troppo frettolosamente concessa ha iniziato a essere sempre meno tabu e sempre più una possibilità concreta.
A Firenze il Sindaco Funaro si è rifiutato di conferire l’onorificenza in questione e altre città, forse pentite amaramente dello sbaglio commesso, hanno iniziato a fare marcia indietro. Oggi, infatti, diverse amministrazioni locali italiane stanno valutando la possibilità di ritirare l’onorificenza concessa negli anni alla giurista, oggi relatrice speciale delle Nazioni Unite per i Territori Palestinesi (asseritamente )occupati.
La cittadinanza onoraria, tradizionalmente attribuita a personalità ritenute meritevoli per il loro impegno civile o culturale, sta, infatti, assumendo in questo caso un significato politico ben più marcato
Le iniziative di revoca, riportate anche da fonti di stampa nazionale, riflettono un disagio crescente verso le posizioni espresse da Albanese, ritenute da alcuni esponenti istituzionali non in linea con i valori delle comunità locali (buongiorno Principesse!!)
Il conferimento della cittadinanza onoraria peraltro costituisce un atto formalmente simbolico ma privo di effetti giuridici sostanziali, sebbene dotato di un forte impatto mediatico e politico
Eppure, ancora ad oggi, non si comprendono quali siano i meriti civili per cui la Albanese abbia collezionato così tante cittadinanze. Esattamente che ha fatto? Boh mistero. Peraltro mai ha messo piede nei territori cosiddetti occupati.
Nonostante ciò, le sue ricostruzioni sono caratterizzate da un tasso di faziosità così alto che persino Hamas si sentirebbe a disagio innanzi a lei. Un pensiero invero monocorde, a senso unico e fortemente antiebraico, che non si caratterizza per alcun costrutto politico ma assume i caratteri di un odio atavico difficilmente spiegabile.
Insomma quella che doveva essere una figura neutrale è nei fatti una pasionaria attivista pro pal, con tratti psichiatricamente preoccupanti
La cosa è seria e vi è ben poco da ridere.
Di sicuro, la Albanese ha costituito e costituisce tutt’ora uno dei principali fattori di ostilità nei confronti di Israele, un’ostilità preconcetta, apodittica che si ritiene self-proved. La narrazione della Albanese non abbisogna di prove perché pretende di imporsi con la forza della (presunta) autoevidenza. Più simile a un decreto divino che non a una seria opera di analisi.
Ma poi, anche da quel punto di vista, i nodi vengono al pettine.l
Infatti, parallelamente alla questione delle cittadinanze, si è intensificato il dibattito sulla qualità e sull’impostazione dei rapporti redatti da Albanese nel suo ruolo ONU. Le contestazioni riguardano in particolare la solidità delle fonti utilizzate e la capacità di fornire un apparato argomentativo pienamente verificabile.
I suoi rapporti sono caratterizzati dall’utilizzo di fonti ritenute non indipendenti o difficilmente verificabili e da una sostanziale carenza nella trasparenza metodologica.
Difficoltà che emergono palesemente in contesti pubblici laddove alla Albanese viene chiesto di dettagliare con precisione le basi documentali di alcune affermazioni.l
E qui casca l’asino, e si intensificano i balbettii, i ponti eufonici, insomma.. il nulla travestito da niente che sta alla base di ciò che la Relatrice ci ha venduto per anni e anni.
Orbene, tutte queste osservazioni toccano un punto cruciale: il ruolo di relatore speciale richiede non solo autonomia, ma anche un elevato standard di rigore probatorio, essenziale per garantire la credibilità delle analisi prodotte.
Le Nazioni Unite fondano parte della loro legittimità sull’autonomia dei propri relatori, ma tale autonomia deve necessariamente confrontarsi con l’esigenza di trasparenza e verificabilità
In questo equilibrio delicato, ogni elemento di debolezza percepita può tradursi in un indebolimento della funzione stessa del mandato.
Tutti sembrano accorgersene tranne l’ONU che invece continua a conferire credibilità alla propria Relatrice nonostante le evidenti carenze e l’altrettanto evidente afflato antiebraico.
A seguito di deliranti proclami, persino alcuni paesi europei come Francia e Germania (e Italia, con la solita timidezza) avevano chiesto la revoca dell’incarico all’ONU
Insomma per irritare Macron e Merz ce ne vuole, ma la Giovanna d’Arco in kefiah c’era riuscita. Poi hanno fatto una inspiegabile e deludente retromarcia.
Perciò a noi, che abbiamo sempre contestato la Albanese e i suoi presunti Rapporti ONU, non resta che accontentarci della revoca delle cittadinanze onorarie sparse a piene mani dai sindaci sinistrorsi
Ci dovremo accontentare, ma la speranza che i rappresentanti ONU nei territori (asseritamente) occupati possano essere vagamente credibili e imparziali, continua a resistere.
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