Antifascismo o intolleranza?Il paradosso dei nuovi censori
È curioso, e per certi versi paradossale, assistere a chi si definisce antifascista – intendendo con ciò un democratico e ant-totalitario – mentre cerca di impedire agli altri di parlare.
Succede proprio in questi giorni, con l’episodio che ha visto Cosimo Carriero, giovane consigliere democraticamente eletto nelle istituzioni, bollato come “fascista” e che si vuole escludere da un dibattito sul lavoro organizzato dalla rivista Scomodo
Non ha mai alzato un dito di violenza contro chicchessia, eppure subisce un’aggressione verbale solo per aver accettato un invito a confrontarsi.
Chi concede patentini di democraticità? Chi decide l’accettabilità di un’idea o di una persona?
I partigiani combattevano sui monti proprio per scongiurare un regime che dettasse cosa si potesse dire, chi parlasse e chi venisse mandato al confino.
Eppure, oggi, questi signori si proclamano eredi di quell’eredità, ma calpestano la regola aurea della democrazia: la tolleranza del dissenso, il rispetto per chi la pensa diversamente.
Vogliono dirsi antifascisti, ma tollerano la messa al bando delle idee; accusano il governo di trasformare l’Italia in uno Stato di polizia, senza un briciolo di vergogna.E non provano rossore nemmeno quando magari difendono regimi come la teocrazia iraniana, con la scusa di essere pacifisti, che reprime ogni dissenso con apparati di sicurezza feroci: arresta i giovani in rivolta, li condanna a morte per aver osato sfidare la visione coranica del mondo.
In Italia, invece, cosa impedisce loro di esprimersi? Possono scrivere affermazioni scomposte, tacciare di impresentabilità chi è eletto dal popolo, partecipare liberamente al dibattito pubblico. Carriero non è confinato: è invitato a un confronto, ma rischia di essere cacciato con la forza, in nome della “democrazia” e della “tolleranza”
Hanno dimenticato i roghi dei libri, la censura e il confino, marchi repressivi di quel fascismo che giurano di combattere?
O forse il loro antifascismo è solo un residuo della Resistenza che sognava di sostituire una tirannia con un’altra :quella sovietica?
L’Italia non è uno Stato repressivo: è un’arena dove tutti possono parlare, purché si accetti il pluralismo. Impedire a un eletto di dibattere significa tradire i valori che si invocano, e regalare argomenti ai veri intolleranti.
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