Breve sintesi della conferenza della dott. Stefania Garassini, “Frammenti di genere. Come il web e la tv riscrivono l’identità e l’amore”. (Buono, vero, bello. Il Metodo dell’ovulazione Billings al servizio dell’amore. 24/01/2026)
A fronte del forte calo di vendita di libri e di lettori, soprattutto tra i giovani, si assiste a un incremento esponenziale della fruizione di video (soprattutto brevi) e di serie TV. Quali sono però le più gettonate in assoluto? Sembra che un posto di primo piano lo occupino le storie legate al sesso e alla violenza, con un enorme cambiamento di gusti rispetto a quelle degli anni in cui prosperavano i Bradford oppure Happy Days: in esse, pur presentandosi talvolta dei problemi, comunque risolvibili, non si assisteva mai a conflitti epocali o grandi dolori.
I giovani di oggi amano soprattutto serie come “Baby“, “Sex Education“, “The boys”, il cui consumo è tendenzialmente solitario, non esiste cioè la visione di insieme in famiglia, specie quando le tematiche potrebbero rappresentare un momento divisivo (o forse di confronto?) tra figli e genitori.
Di conseguenza, mancando il dibattito con adulti, quanto viene veicolato dalle serie TV può assurgere per i giovani a momento “educativo”. Quale che sia la natura dei contenuti delle serie tv.
Tutto ciò forse perché noi siamo disponibili tendenzialmente a immedesimarci nei personaggi di una storia, anche nel caso si rivelasse inverosimile: l’esempio di Harry Potter che vola sulla scopa è emblematico e, pur non essendo credibile, ci lasciamo appassionare dalla vicenda e la accettiamo. Questo può voler dire però che, nei giovani, eventuali messaggi (palesi o subliminali che siano) possono passare senza il filtro della maturità che invece si può riconoscere agli adulti.
Le storie, quindi, non sono innocue e lo dimostrano i dati che parlano di emulazione, anche o specialmente quando il tema è legato alla violenza o ai suicidi.
* Le storie del mondo greco: la tragedia
Vengo ora a una considerazione: da sempre le storie ci sono state raccontate, dagli albori dell’antichità. Omero con Iliade e Odissea ha raccontato storie; i tragici greci hanno raccontato storie. Soprattutto questi ultimi hanno trattato tematiche molto spesso violente e sconvolgenti.
* Due esempi su tutti, Edipo e Medea
La storia di Edipo è nota: incesto, omicidio ( inconsapevole) del padre, accecamento, suicidio; anche la storia di Medea è nota: adulterio, abbandono da parte dell’uomo , uccisione dei propri figli da parte della madre, vendetta.
* La catarsi nella tragedia
Possiamo immaginare temi più violenti e sconvolgenti di così? Eppure, nessuno mai avrebbe pensato, nell’antica Grecia, di emulare questi esempi dei quali tutti erano a conoscenza, visto che il teatro era alla portata dei cittadini anche poveri grazie alla genialità di Pericle, al quale si deve l’invenzione del biglietto d’entrata gratuito per chi non potesse permetterselo. E quanto veniva rappresentato a teatro era poi divulgato secondo una tradizione orale comune al tempo degli antichi Greci, perché l’obiettivo dello Stato era educare i cittadini al bello e al buono.
Si aggiunga però un fattore determinante tipico della tragedia greca: la catarsi implicita nei messaggi di fondo.
* Aristotele e la definizione di tragedia
Aristotele nella Poetica, al cap.6, spiega la tragedia: «mimesi di un’azione seria e compiuta in sé, di una certa ampiezza, in un linguaggio abbellito […] che, mediante pietà e paura, realizza la catarsi di tali passioni»
In parole semplici, Aristotele sostiene che la tragedia non ha lo scopo di insegnare una morale o di rappresentare semplicemente eventi tristi, ma di provocare nello spettatore due emozioni fondamentali:
• eleos (pietà, compassione) → per le sofferenze immeritate o sproporzionate del protagonista
• phobos (paura, terrore) → riconoscendo che una sorte simile potrebbe capitare anche a noi
* Edipo Re di Sofocle ci offre l’esempio concreto di quanto forse hanno provato gli spettatori a teatro:
• pietà per Edipo che soffre in modo spaventoso senza averlo meritato pienamente
• paura pensando: «potrebbe capitare a chiunque di scoprire una verità terribile sul proprio conto»
• Alla fine, quando tutto è compiuto e il destino si è rivelato, un senso di liberazione e di pace interiore → questa è la catarsi
* La catarsi è il fine ultimo della tragedia greca secondo Aristotele: non far piangere inutilmente lo spettatore, ma farlo passare attraverso pietà e paura per uscirne purificato, più lucido e in armonia con sé stesso.
Tornando alle serie TV, tanto amate dai giovani, mi permetto di dubitare che tutti i momenti riflessivi propri della tragedia greca siano in esse presenti, mentre certamente ammetto che, in una forma non argomentativa, i messaggi dei personaggi televisivi parlano alla sfera emotiva e alla sfera razionale. I protagonisti sono sicuramente approfonditi dal punto di vista psicologico per attivare empatia e perché, indubitabilmente, i ritratti di eroi negativi esplorano aspetti oscuri che determinano una fascinazione. Oggi si assiste a un capovolgimento di quanto accadeva nella fiaba, nella quale il protagonista era il buono e l’antagonista era il cattivo. Invece spesso l’antagonista diventa l’eroe. Il negativo funziona meglio del positivo.
Quale la differenza tra produzioni di oggi e ieri?
Manca la responsabilità morale in chi scrive storie, l’arte è svincolata dall’intento morale.
Mancano anche figure di riferimento che possano assumere ruoli positivi agli occhi dei giovani.
Forse sarebbe importante che, chi si occupa di educazione a vari livelli (familiare, scolastico, sociale, parrocchiale…) riprendesse le redini con autorevolezza in modo da ribaltare o tentare di ribaltare una situazione che purtroppo appare spesso degenerata.
Prof. Vittoria Criscuolo
Vicepresidente Comitato “ Pro-life insieme “

