FATTI E NARRAZIONI: LA QUESTIONE DELLA CREDIBILITÀ
Da sempre la politica è costituita da realtà e da narrazioni della realtà.
Da un lato ci sono i fatti dall’altro le interpretazioni dei fatti che generano opinioni e quindi consenso
Compito del politico è raccogliere quel consenso e convogliarlo verso proposte credibili ispirate ai valori di riferimento.
Le stesse tecniche di raccolta di consenso a fini elettorali sono da sempre oggetto di studi in psicologia sociale e sono mutate nel tempo in modo davvero stupefacente.
Talvolta uomini del tutto non credibili sono riusciti a generare consenso attorno a idee che contrastavano con evidenza i loro stessi latori
Si pensi ad Adolf Hitler e al Joseph Goebbels che hanno convinto milioni e milioni di persona della purezza e della superiorità della razza ariana non incarnandone (anzi contraddicendone esplicitamente) ogni attributo “razziale”.
Eppure……su quella visione si è incarnata la più grande tragedia del Novecento.
Insomma come orientare il consenso attorno a progetti politici di varia natura è parte consustanziale della politica e della comunicazione e si articola nel rapporto duale fra fatti e opinioni
Nel secondo dopoguerra e fino a tutta la prima Repubblica, il rapporto fatti/opinioni era sostanzialmente in equilibrio. I politici difficilmente si distanziavano troppo dai fatti, tutt’al più ne fornivano interpretazioni coerenti con una visione del mondo che si fregiava di ideologie forti e in grado di sedurre masse popolari attorno a utopie da costruire.
Le narrazioni erano dunque coerenti a weltangahauung chiuse e autoreferenziali che raramente ammettevano gradi intermedi.
Il crollo delle ideologie e la conseguente mobilizzazione di un elettorato sempre meno di opinione e Sempre più incline a cambiare orientamento (seppur entro certi limiti) ha mescolato totalmente le carte.
Il drastico mutamento della comunicazione politica e la leaderizzazione della stessa a partire dalla Seconda Repubblica di Silvio Berlusconi ha fortemente sbilanciato il rapporto fatti/opinioni a deciso favore delle seconde
Nell’era della post verità, i meccanismi di condizionamento del consenso attraverso sempre nuovi mezzi di comunicazioni ha reso le narrazioni dei fatti assolute protagoniste della scena. Il dibattito pubblico si è andato progressivamente polarizzando rendendosi più simile a tifo che non a una analisi attenta dei fatti, delle scelte e delle conseguenze.
Ed ecco che esattamente come nel tifo contano le emozioni e non la razionalità anche in politica ha fatto il suo ingresso la strategia di vellicare gli istinti profondo dell’elettorato.
In questi termini si spiega il grande successo del Movimento Cinque Stelle che poi però chiamato alla prova dei fatti ha dovuto scegliere se stare di qua o di lá
Nel tempo ranto la destra quanto la sinistra ha imparato a fare questo offrendo narrazioni più o meno credibili che trovano il loro momento fondamentale nella campagna elettorale dove il dato emotivo è massimo, salvo poi essere contraddette nelle esperienze concrete di Governo.
È successo a Grillo è successo a Renzi è successo a Salvini
Ecco, da questo punto di vista Giorgia Meloni rappresenta un’eccezione.
Il Governo e Fratelli d’Italia costituiscono una rara esperienza in cui il potere non ha determinato una crisi di consenso ma anzi lo ha accresciuto.
Non che manchino i contestatori (da destra), che imputano alla Meloni scarsa incisività nei rapporti con l’Europa o ad es. Nella gestione dell’immigrazione o ancora nel rapporto (secondo loro) eccessivamente stretti con Kiev nella Guerra russo ucraina
Ma c’è un dato inoppugnabile. La narrazione di destra regge e convince perché mantiene maggior coerenza tra promesse e azione di governo, rispetto ai competitor.
Di conseguenza, la narrazione governativa è oggi senz’altro più credibile di quella dell’opposizione. I risultati ci sono, magari non saranno quelli attesi, ma esistono e sono certificati. Il paese sta reggendo gli urti di una contemporaneità veloce e problematica.
Di contro, l’opposizione non è nemmeno in grado di offrire una narrazione coerente e tendenzialmente unitaria.
L’armata Brancaleone che oggi rappresenta la sinistra non è in grado di dare all’elettorato una visione Comune di paese, un’idea seria di governo, insomma una alternativa reale al centrodestra.
Insomma se prendiamo Calenda, Renzi, Schlein, Bonelli, Fratoianni, Conte ecc.
Ci imbattiamo in leader che incarnano progetti assai diversi tra loro, a tratti incompatibili che spesso debbono ricorrere a iperboli politiche (campo largo) per giustificare l’assenza di unitarietà oppure rifugiarsi in temi dal marcato sapore ideologico.
Se la narrazione della destra seppur scontando lo iato tra promesse e realtà si muove sempre attorno a temi concreti, reali che intercettano problematiche effettive dei cittadini (magari strumentalizzando o semplificando un po’ troppo), la sinistra da anni ha perso la propria capacità attrattiva verso le masse popolari (un tempo elettorato di riferimento) ripiegando su temi di nicchia, cavalcati da minoranze rumorose ma pur sempre minoranze
La narrazione di sinistra pecca di futuro e quindi è costretta a convergere verso il passato ma anche in questo caso non in modo propositivo (decantando ciò che di buono pensa di aver portato al mondo) bensì oppositivo ( fomentando paure e chiamando l’elettorato a nemici immaginario, il fascismo per primo).
Quanto al futuro non si va oltre utopie egualitariste prive di sostanza e spesso rappresentate da politici totalmente incoerenti rispetto ai presunti obiettivi .
Per questo non convince.
Manca di organicità, di concretezza e di progettualità
La difesa a oltranza di immigrati, LGBT, propalestinesi ecc. Relega la sinistra a una nicchia di un tempo passato, inattuale privo di capacità seduttiva se non per frange estremiste.
Naturalmente tutto questo non è un semplice processo teorico ma una tendenza assai pratica che rende la proposta sempre più radicale e, sotto certi, aspetti , inverosimili ma cionondimeno pericolose.
Se dunque la sinistra di rende estrema quell’elettorato moderato finisce per guardare ciò che si trova dall’altra parte sebbene magari non sia nemmeno di destra in intesa in senso tradizionale
Cacciari ha avuto recentemente modo proprio di sottolineare questo aspetto: c’è modo e modo di vendere sogni, e in questo caso Giorgia Meloni si rivela assai migliore di ogni competitor.
Forse perché la premier è l’unica che – per parafrasare il grande Ayrton Senna – nei sogni riesce a intravedere la realtà.

