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Poloj, 1942: l’ultima grande carica dei  Cavalleggeri di Alessandria

di Niccolò Nesi
22 Ottobre 2026
In Cultura
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Poloj, 1942: l’ultima grande carica dei  Cavalleggeri di Alessandria

Croazia, ottobre 1942. A poco più di un anno dall’occupazione della Jugoslavia da parte delle potenze dell’Asse, il controllo del territorio è tutt’altro che consolidato. Fin dall’estate del 1941, infatti, i cetnici, movimento armato serbo di orientamento monarchico, sono impegnati nella lotta contro gli occupanti tedeschi

Nel corso del 1942, tuttavia, gli equilibri della resistenza jugoslava mutano progressivamente: alla crescente influenza di Josip Broz Tito, alla guida del movimento partigiano comunista, si accompagna il declino della posizione dei cetnici, ormai rivali dei partigiani oltre che avversari dell’Asse.

Anche nello Stato Indipendente di Croazia, formalmente guidato da Ante Pavelić ma sottoposto a una forte influenza italiana e tedesca, l’attività delle formazioni partigiane di Tito rappresenta una minaccia sempre più concreta per le forze dell’Asse.

Il 1° ottobre 1942, l’XI Corpo d’Armata italiano avvia una serie di operazioni anti partigiane nella zona di Perjasica

Le divisioni «Piemonte» e «Cacciatori delle Alpi» affrontano la Udarne Brigada, una brigata d’assalto jugoslava, in combattimenti che proseguono fino al 15 ottobre.

Due giorni dopo, il 17 ottobre, una colonna italiana impegnata in attività di ricognizione entra in contatto con un intero battaglione partigiano nella località di Dolnji Poloj. Tra i reparti coinvolti figurano elementi della 1ª Divisione celere, il 14° Reggimento «Cavalleggeri di Alessandria» e le Camicie Nere del battaglione «Ravenna».

Lo scontro si sviluppa nel tardo pomeriggio. Intorno alle 18, il comandante del reggimento, colonnello Antonio Ajmone Cat, decide di affidare alla cavalleria il compito di rompere lo schieramento avversario. L’ordine è quello di caricare con tutti gli squadroni disponibili: circa 760 cavalleggeri si lanciano così contro le posizioni partigiane.

È il 3° squadrone ad aprire la strada attraverso le formazioni nemiche. Seguono il 2° e il 4°, con quest’ultimo impegnato anche a favorire il disimpegno delle Camicie Nere, consentendo loro di sottrarsi al combattimento e ripiegare

A Poloj la cavalleria italiana si presenta all’attacco interamente a cavallo, a differenza di quanto era avvenuto a Isbuscenskij, dove la celebre carica del 1942 aveva visto impegnati soltanto due squadroni montati. L’immagine di centinaia di cavalieri lanciati contro un nemico numericamente consistente rimane uno degli episodi più suggestivi della storia militare italiana della Seconda guerra mondiale.

Alla carica è stata associata anche una frase attribuita a Tito, che avrebbe ricordato l’episodio affermando: «Abbiamo avuto l’onore di scontrarci con i Cavalleggeri di Alessandria». Un’espressione che, se confermata nella sua attribuzione, restituisce bene il valore simbolico assunto dall’azione anche agli occhi dell’avversario.

Per il movimento partigiano, impegnato in quella fase a rafforzare la propria credibilità militare e politica presso gli Alleati e la popolazione jugoslava, lo scontro rappresenta un episodio significativo

Ben diversa è la risonanza che l’azione trova negli ambienti militari italiani, dove l’evento non riceve la stessa attenzione riservata ad altri episodi di cavalleria.

Il prezzo pagato dal reggimento è comunque elevato: sul terreno rimangono circa 70 cavalleggeri caduti, una sessantina di feriti e 109 cavalli. Perdite considerevoli, superiori a quelle subite a Isbuscenskij, che testimoniano la durezza del combattimento contro un avversario partigiano ormai capace di sostenere scontri impegnativi con le forze regolari.

Sul piano operativo, l’azione raggiunge il proprio obiettivo: il battaglione jugoslavo è costretto a ripiegare. L’esito dello scontro, tuttavia, non modifica in maniera determinante l’andamento della guerra nei Balcani, né arresta lo sviluppo della guerriglia.

Dalla Croazia all’8 settembre

La vicenda del 14° Reggimento «Cavalleggeri di Alessandria» non termina con la carica di Poloj. L’8 settembre 1943, alla proclamazione dell’armistizio italiano, il reparto rientra in Italia mentre le forze tedesche procedono all’occupazione del territorio nazionale.

Nelle stesse ore, Trieste passa sotto il controllo germanico

I cavalleggeri scelgono di non arrendersi senza combattere e affrontano le truppe tedesche a Udine, senza però riuscire a prevalere. Pochi giorni più tardi, a Palmanova, il comandante dispone lo scioglimento del reggimento.

Con la fine del reparto si chiude anche una vicenda che aveva legato la cavalleria italiana a uno degli episodi più singolari della guerra partigiana in Jugoslavia.

L’ultima carica?

Stabilire quale sia stata l’ultima carica della cavalleria italiana durante la Seconda guerra mondiale non è semplice. Poloj viene comunemente ricordata come l’ultima grande carica della cavalleria italiana, anche se non si possono escludere azioni minori compiute da reparti montati in altri teatri operativi.

La sua importanza, del resto, non risiede soltanto nella posizione cronologica che occupa nella storia militare. Poloj rappresenta uno degli ultimi momenti in cui la cavalleria tradizionale, con i suoi uomini in sella e le sciabole pronte all’assalto, viene impiegata in un combattimento moderno, dominato ormai dalle armi automatiche e dalla crescente meccanizzazione degli eserciti.

Fu dunque una delle ultime grandi manifestazioni di una tradizione militare millenaria. Una tradizione che, attraverso episodi diversi per contesto, modalità e risultati, giunse al proprio tramonto sui campi di battaglia della Seconda guerra mondiale.

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Tags: Esercito ItalinoIN EVIDENZAJugoslaviaPolojSECONDA GUERRA MONDIALE
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