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Home RIFLESSIONE

NATHAN GREPPI E LE FAKE NEWS SU ISRAELE: UN LIBRO DA LEGGERE COMUNQUE LA SI PENSI

di Kishore Bombaci
3 Agosto 2026
In RIFLESSIONE
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israele
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NATHAN GREPPI E LE FAKE NEWS SU ISRAELE: UN LIBRO DA LEGGERE COMUNQUE LA SI PENSI

Dall’inizio della guerra a Gaza, conseguente al brutale attacco del 7 Ottobre, Israele è stato oggetto di sistematiche denigrazioni da parte di tutta la galassia pro pal fondate su una narrazione sovente lontana dal vero e completamente priva di ogni fondamento, storico, giuridico e fattuale.

Politici, stampa, istituzioni – mainstream in generale – si sono avventati sulle scelte del Governo Netanyhau sovente confondendo le vittime con i carnefici e finendo per confondere i piani rinunciando a ogni razionalità

Una narrazione, quella del pensiero unico anti-Israele, che ha puntato tutto sull’emotività e sull’immagine stereotipata del popolo palestinese perennemente oppresso dagli ebrei, anche a discapito della verità. Tale operazione non è qualcosa che ha interessato solo qualcuno o qualche ambiente politico, ma si è via via esteso, fino a generare un effetto domino che ha portato ad allontanare dalle ragioni di Israele persino soggetti tradizionalmente vicini alle istanze di pace e sicurezza del mondo ebraico.

Persino figure istituzionali, o organismi sovranazionali, ONU in testa, hanno ripetuto i numeri di una propaganda abilmente etero diretta, dimenticandosi di verificare fatti e circostanze

Le piazze si sono infuocate, le bandiere della Palestina divenute vessillo di ogni battaglia di popolo, anche quella più lontana dal tema, talvolta in maniere persino contraddittorie. Ebbene, è il caso di dirlo, si tratta di una sbornia collettiva dalla quale si spera che una seria operazione di ricerca della verità possa ricondurre nell’ambito di un dibattito tra idee e non a una perenne torcida.

La domanda fondamentale è: la narrazione consueta, per quanto martellante e ridondante, corrisponde al vero?

Nathan Greppi ha scritto un interessantissimo libro dal titolo “Fact-Checking su Israele” per dare risposta a tale domanda, sconfessando le bugie che sono circolate e stanno circolando ormai senza sosta su Israele e sulla guerra a Gaza e consegnare alla storia una goccia di verità fattuale in un mare di propaganda.

Il pregio del libro è quello di non limitarsi a denunciare la disinformazione, ma di mostrarne i meccanismi

Greppi ricostruisce contesti e cronologie, confronta fonti, evidenzia omissioni, doppi standard e contraddizioni. In questo modo accompagna il lettore dentro la macchina della narrazione ideologica, spiegando come una semplificazione, se ripetuta abbastanza a lungo, possa finire per sostituirsi alla realtà. Il risultato è dunque un saggio intenso capace di rendere accessibili questioni enormi senza banalizzarle.

Il tema è obiettivamente arduo anche per gli addetti ai lavori, la materia è complessa e le questioni risalenti nel tempo. Orientare il lettore in tale complessità non è affatto semplice, ma Greppi è riuscito a farlo in modo serio e accurato rendendo alla portata anche dei non esperti temi di difficile comprensione razionale

Ogni capitolo nasce da una domanda, da un’accusa ricorrente o da un luogo comune e procede attraverso la verifica. Il lettore non viene trattato come un destinatario passivo da persuadere, ma come una persona alla quale consegnare strumenti di giudizio.

Particolarmente importante è la riflessione sul rapporto tra antisionismo e antisemitismo. Greppi invita a non confondere la critica alle scelte di un governo – sempre consentito in democrazia – con l’odio verso un popolo o con la negazione del diritto di Israele a esistere.

Al tempo stesso, però, invita a riconoscere il punto nel quale la critica politica si trasforma in delegittimazione assoluta, demonizzazione e applicazione di criteri che non vengono utilizzati per nessun altro Stato

È un confine che troppo spesso viene deliberatamente ignorato e che il libro invece rende visibile.

Il volume si distingue anche per l’attenzione dedicata al ruolo dei media, delle organizzazioni internazionali, delle università e dei movimenti militanti.

Greppi mette in discussione l’idea che l’autorevolezza di una fonte debba essere accettata in modo automatico

Anche le istituzioni, le testate giornalistiche e le organizzazioni non governative devono essere sottoposte a verifica, soprattutto quando selezionano le informazioni, adottano un lessico già orientato o tacciono elementi decisivi. Non emerge naturalmente una sfiducia indiscriminata: invero è l’esatto contrario, ossia la richiesta di una responsabilità più alta da parte di chi informa. Una responsabilità che non può indurre alla parzialità e alla faziosità, ma esige rispetto per il destinatario che deve essere messo in condizione di farsi le proprie idee sulla base di fatti oggettivi e verificabili.

Di grande efficacia è inoltre l’analisi del terrorismo e della sua rappresentazione

Chiamare “resistenza” qualunque forma di violenza significa cancellare la responsabilità morale degli autori e, spesso, anche l’umanità delle vittime. Il linguaggio non è mai neutrale: può chiarire oppure occultare, descrivere oppure giustificare. Dopo il massacro del 7 ottobre, questa consapevolezza è diventata ancora più urgente. Per questo il libro restituisce centralità alle vittime e rifiuta che la loro memoria venga subordinata alle convenienze della propaganda.

E proprio per la seria e analitica ricostruzione di fatti, circostanze e documenti, obbliga i detrattori a un confronto sul merito, non potendosi questi ultimi limitare a vuoti slogan come sovente accade a ogni livello.

Proprio per questo, è un contributo importante non soltanto alla conoscenza di Israele, ma alla qualità stessa del dibattito democratico. Leggerlo significa accettare una sfida semplice e rivoluzionaria: prima di giudicare, conoscere; prima di ripetere, verificare; prima di schierarsi, comprendere.

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Tags: ANTISEMITISMOFAKE NEWSIN EVIDENZAISRAELESionismo
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