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Home Politica

Ieri in Europa il parlamento Europeo ha approvato la mozione sulle regole dei rimpatri italiana a larghissima maggioranza con un ovazione di applausi

di Simone Margheri
27 Marzo 2026
In Politica
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L’umanissima Francia

Anche questa mattina alla frontiera di Ventimiglia-Ponte San Ludovico sono ripresi i controlli da parte delle autorità francesi su furgoni, camper e roulotte di contrasto al passaggio clandestino di stranieri. L'annunciato rafforzamento della sorveglianza prosegue, ma a differenza di ieri non vengono fermate anche le auto. Schierati sul confine, in territorio francese ci sono diversi gendarmi e una quindicina di mezzi vuoti. Ogni tanto si formano delle code, qualche automobilista suona il clacson e poi riparte, ma l'impressione è che si tratti di controlli rafforzati solo 'a campione'. ANSA/TENERELLI

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Ieri in Europa il parlamento Europeo ha approvato la mozione sulle regole dei rimpatri italiana a larghissima maggioranza con un ovazione di applausi

L’Europa cambia passo

E lo fa in modo netto, riconoscibile, politico prima ancora che tecnico. Il via libera del Parlamento europeo alle nuove regole sui rimpatri segna la fine di una stagione e l’inizio di un’altra: quella in cui l’immigrazione non è più sinonimo di apertura indiscriminata, ma di gestione selettiva e rispetto delle regole.

Per anni il messaggio percepito – al di là delle norme scritte – è stato ambiguo: entrare irregolarmente in Europa non comportava conseguenze certe

Tra ricorsi, limiti operativi e mancanza di strumenti efficaci, il sistema dei rimpatri si è rivelato debole, spesso inefficace. Il risultato è stato sotto gli occhi di tutti: un’enorme distanza tra decisioni formali di espulsione e rimpatri effettivi.

Con questa riforma, l’Unione Europea prova a colmare proprio quel vuoto

Il principio che emerge è semplice e destinato a incidere: chi non ha diritto a restare deve essere rimpatriato davvero. Non più solo verso il Paese di origine, ma anche verso Paesi terzi sicuri, attraverso strumenti come i return hubs.

È un cambio di paradigma perché introduce un elemento che finora è mancato: la concreta eseguibilità delle decisioni

Questo passaggio segna anche un riallineamento politico dell’Europa su posizioni che fino a poco tempo fa venivano duramente contestate. L’Italia, sotto la guida di Giorgia Meloni, ha spinto con forza su questo approccio: controllo dei confini, esternalizzazione della gestione migratoria e rafforzamento dei rimpatri.

Oggi quella linea non è più isolata, ma entra a pieno titolo nell’architettura europea

C’è poi un elemento politico difficilmente ignorabile: il provvedimento è stato approvato a larghissima maggioranza. Questo significa che non siamo di fronte a una forzatura ideologica di parte, ma a una convergenza ampia che attraversa famiglie politiche diverse. A opporsi sono rimaste le componenti più radicali della sinistra europea e, in modo compatto, quelle italiane.

Una scelta che le colloca sempre più distanti da un orientamento che ormai appare prevalente nel continente

Ancora più significativo è il riconoscimento implicito di un modello che per mesi è stato al centro di polemiche feroci: quello dei centri per migranti in Paesi terzi, come il cosiddetto “modello Albania”. Con questa riforma, l’Europa non solo legittima quell’impostazione, ma la indica esplicitamente come una delle soluzioni praticabili per rendere il sistema più efficace. In altre parole, ciò che veniva descritto come un’eccezione controversa diventa ora parte integrante della strategia europea.

Il punto centrale, però, resta uno: la credibilità

Senza la capacità di far rispettare le regole, qualsiasi politica migratoria è destinata a fallire. Con questo provvedimento, l’Unione Europea manda un segnale chiaro: le regole tornano ad avere un valore concreto, non solo dichiarato.

Resta da vedere quanto questa svolta sarà tradotta in risultati reali. Ma sul piano politico, il messaggio è già forte: l’Europa ha cambiato direzione, passando da una gestione percepita come permissiva a un modello fondato su selezione, controllo e responsabilità.

E questa volta, con il sostegno della maggioranza del continente.

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