Amministrative in Francia, l’avanzata della destra non è un incidente
Le elezioni comunali francesi, ancora una volta, ripropongono uno schema e una storia che va avanti da tempo e che la politica europea continua ostinatamente a non voler ascoltare.
L’avanzata dell’estrema destra – come la definiscono molti commentatori – non è un incidente democratico né un’anomalia temporanea
Non è qualcosa che si può etichettare semplicemente come tentazioni neoautoritarie, ma è piuttosto il sintomo di una frattura profonda tra cittadini e classi dirigenti.
Il voto amministrativo francese conferma infatti un trend ormai consolidato che potrebbe avere anche forti ripercussioni sulla corsa all’Eliseo per le prossime elezioni presidenziali.
È sempre più evidente che una parte crescente dell’elettorato non si riconosce più nelle élite politiche tradizionali e cerca risposte altrove.
Immigrazione fuori controllo, insicurezza urbana, perdita di identità culturale e crisi economica sono temi che per anni sono stati liquidati, forse un po’ troppo semplicisticamente, come “strumentali” o “populisti”. Oggi però tornano con forza nelle urne
La reazione dell’establishment europeo è sempre la stessa: etichettare questo voto come estremismo nascondendo la testa sotto la sabbia in una sorta di Aventino moralistico tanto sciocco quanto inefficace.
Per queste elites, è un riflesso quasi automatico, ma continuare a descrivere milioni di elettori come un problema democratico non fa che alimentare ulteriormente la distanza tra cittadini e istituzioni
Il modello politico che ha dominato negli ultimi decenni – quello tecnocratico e centrista – mostra sempre più chiaramente i suoi limiti. In Francia questo modello è incarnato dal macronismo, nato con la promessa di superare la vecchia divisione tra destra e sinistra e ormai logorato da un leader del tutto incapace a incarnare la grandeur francese nonostante i reiterati (e, per certi versi, patetici) tentativi di recuperare spazio politico .
E, al netto di questo, ci si chiede quanto potrà continuare il gioco delle alleanze “contra personam ” che sistematicamente ha caratterizzato il secondo turno delle elezioni presidenziali in Francia per “bloccare l’avanzata della destra”
Per ora. Il giochino è riuscito per sbarrare la strada alla Presidenza a Marine Le Pen, ma la sensazione è che la strategia è destinata a fallire, soprattutto se il prossimo candidato del Rassemblement National sarà, come sembra, Bardella.
In tale prospettiva, sottovalutare il responso delle urne a queste amministrative potrebbe essere fatale per le snobistiche forze politiche autoproclamatesi “antipopuliste”: Le amministrazioni locali rappresentano spesso il primo terreno in cui si manifestano i cambiamenti politici profondi.
È lì che emergono i problemi concreti con cui la cittadinanza deve fare i conti quotidianamente: insicurezza, scarsità di servizi, scadente qualità della vita
Ed è proprio su questi temi che i partiti tradizionali hanno perso credibilità e che rischiano di scontarne il fio alle prossime Presidenziali.
Infatti, la crescita delle forze sovraniste e identitarie, in Francia come altrove, non nasce dal nulla.
È il risultato di anni in cui una parte significativa della società si è sentita ignorata o delegittimata.
Dall’Italia ai Paesi Bassi, dalla Germania alla Svezia, la destra identitaria cresce perché intercetta paure e aspettative che altri partiti hanno smesso di rappresentare
La richiesta di maggiore controllo delle frontiere, di difesa dell’identità nazionale e di politiche più attente alla sicurezza è diventata centrale nel dibattito pubblico europeo. Ignorare questi segnali, o ridurli a un semplice problema di “radicalizzazione”, significa non comprendere la trasformazione politica in corso.
Il vero nodo non è l’ascesa della destra è la crisi di rappresentanza
Quando una parte sempre più ampia dell’elettorato sente che le proprie preoccupazioni non trovano spazio nel dibattito politico, cerca inevitabilmente nuovi interpreti. È una dinamica fisiologica della democrazia.
Continuare a demonizzare questo fenomeno rischia di essere non solo politicamente miope, ma anche controproducente.
Le elezioni comunali francesi, in fondo, raccontano proprio questo: non una deriva antidemocratica, ma la richiesta di essere ascoltati
Una richiesta che viene sistematicamente ignorata e che provoca uno smottamento dell’elettorato verso forze che si pongono come maggiormente recettive rispetto a esigenze che, è il caso di dirlo, sono tutt’altro che estremistiche.
E forse la vera domanda che l’Europa dovrebbe porsi non è perché cresce la destra, ma perché tanti cittadini non si riconoscono più nella politica che li ha governati finora.
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