Non c’è mai fine al peggio. E questo è sicuramente vero, nella vita come nella politica. Anche perché spesso la politica si riduce a scegliere il male minore.

Decidere

Scegliere è la cosa più complessa. Non è difficile fare la scelta giusta. Il difficile sta nel capire cosa sia giusto fare. La grandezza di un leader sta nel capirlo.

I dirigenti, e gli iscritti del PD si trovano davanti ad un bivio. Bonaccini o Schlein.Gli altri candidati alla fine possono vincere.

Il burocrate o la ragazza

La scelta è meno felice di quello che possa sembrare. Più drammatica , politicamente parlando, di quelle fatte negli anni pregressi. Infatti chi guiderà il PD nei prossimi anni, dovrà cimentarsi in una non semplice opera di costruzione di uno schieramento alternativo.

Magari ispirandosi all’Ulivo di un tempo. Uno schieramento che riusciva a tenere dentro una formazione centrista come, il Partito Popolare Italiano ed una formazione, anche se federata non interna, come Rifondazione Comunista.

E chi può riuscirci meglio tra il burocrate Bonaccini, uomo in fondo della nomenclatura,amministratore cresciuto alla scuola del vecchio partito. Che  ricorda l’austerità dei dirigenti comunisti dell’Est di un tempo. E la giovane Schlein, una ragazza che è figlia del movimentismo. O meglio di quel connubio tra ciò che si intende estensivamente come movimentismo, ossia ciò che si riunisce intorno a poli di attrazione più fluidi rispetto ad un partito tradizionale e gerarchizzato, e l’intellighenzia delle élite accademiche internazionaliste.

La risposta non semplice

Rispondere a questa domanda è più complesso di quanto possa sembrare. Perché se è vero che a rigor di logica, il governatore dell’Emilia Romagna. E’ altresì vero che in politica in Italia e soprattutto nel PD immerso in un caos senza precedenti della sinistra, la logica ha un peso relativo. Prevalgono le mediazioni tra alcune dinamiche emotive, alcune prese di posizione dogmatiche e le pressioni  di alcuni ambienti per i quali il partito è diventato il referente dei loro interessi.

Chi lo dice che Bonaccini riesca nell’impresa?

Per parlare con i movimenti ci vuole una persona in grado di capirli. Interrogativo e Bonaccini rappresenta lo statu quo, la vecchia nomenclatura che non vuole morire. È vero che può ricucire meglio al centro, ma è anche vero che Calenda Renzi probabilmente non valgono i movimenti in termini numerici. E questi ultimi con Renzi e Calenda non vogliono andare.

Schlein è giovane, dinamica, si può presentare come il nuovo che avanza. Magari gli italiani neanche si accorgono che in Emilia Romagna ha svolto le funzioni di vice-di Bonaccini. O forse non se ne interessano. Però lei è molto lontana dai problemi correnti della vita sociale.

Partito o segretario

Il problema del segretario riassume il problema del partito. Dinamiche emotive, comuni oggi alla maggior parte dei partiti, una cultura dogmatica figlia dell’idea di superiorità morale della sinistra, che deve però conciliarsi con un altro segmento del partito diventato garante degli interessi di alcuni ambienti.

Un elitismo intellettuale che separa dalle grandi masse di lavoratori, di nuovi poveri. Una vocazione a voler rappresentare la storia della sinistra ed un’altra a cercare di garantire la parte cattolica dello schieramento, perennemente in contrasto con i diritti civili sottratti ai radicali.

E paradossalmente è proprio sulle politiche sociali che il PD va in crisi, sulla politica estera dove si allontana sempre di più dal proprio elettorato. Sulla tutela dei ceti medio bassi. Tutti i cavalli di battaglia in cui il Partito Comunista rappresentava un’alternativa, condivisibile o meno,ma concreta.

Allora forse non si tratta di cambiare segretario, si tratta di problemi non risolti nel partito, che si trascinano di segreteria in segreteria.

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