Aprile 1945. La Seconda Guerra Mondiale sul fronte italiano giunge ormai al termine. Attraversato il Po gli anglo-americani puntano su Milano. Con gli Alleati alle porte alcuni centri del Nord Italia insorgono, così da costringere i tedeschi ad accelerare la ritirata. Inizia anche la “resa dei conti” con i fascisti della Repubblica di Salò, stagione di sangue che proseguirà dopo la fine delle ostilità. 

Le forze partigiane e quelle fasciste si fronteggiano anche in Val d’Aosta, dove compare un altro attore e non si sa bene se sia nemico dell’uno o amico dell’altro. Ciò che è chiaro è che non ha intenzioni pacifiche e che punta, in armi, al cuore della Valle. Il 23 aprile reggimenti reggimenti di Chasseurs Alpins dell’Armée des Alpes fanno capolino per sconfiggere le ultime sacche di resistenza della RSI e per occupare militarmente Aosta. 

Una situazione non diversa da quella vissuta, in quegli stessi giorni, da Ventimiglia. Bombardata dalla Marine Nationale sin dall’autunno precedente, la cittadina è infatti sotto controllo francese. 

Ma se in Liguria le bombe hanno facilitato il lavoro ai nuovi invasori, in Val d’Aosta le cose vanno meglio per gli Italiani. Qui, infatti, il Maggiore Augusto Adam (già in forza al Servizio Informazioni Militare) e le sue Fiamme Verdi non intendono cedere il passo ai francesi. Che sono loro alleati, nella comune lotta ai tedeschi e ai fascisti, ma in quella precisa circostanza si comportano da forze di occupazione. 

Fiamme Verdi è un nome evocativo: richiama, infatti, agli Arditi degli Alpini nella Grande Guerra. E Alpini ne sono i membri così come penne nere solo i militari inquadrati nella “Monterosa” e nella “Littorio”, divisioni dell’Esercito Nazionale Repubblicano addestrate in Germania. 

Fra i due nemici si stabilisce una tregua momentanea: considerata la situazione, infatti, partigiani e soldati di Salò uniscono le forze per respingere gli Chasseurs. Lo scontro verrà ribattezzato Seconda Battaglia delle Alpi occidentali, così da distinguerlo dalla prima svoltasi nel 1940. E che aveva visto la Francia, in ginocchio, non cedere alla penetrazione avversaria. 

Caso o destino, forse ma sicuramente molta determinazione dei locali fa sì che a questo giro sia Parigi a perdere la partita. Il Forte di Traversette, il Piccolo San Bernardo, il Passo del Monginevro, La Thuille diventano simboli della guerra al nuovo occupante. Già perché i tedeschi, ritiratisi, avevano lasciato alle loro spalle solo le truppe di Salò. 

La Seconda Battaglia delle Alpi occidentali si protrae fino al 5 maggio 1945, quando gli anglo-americani intimano ai francesi di ritirarsi. Secondo Harry Truman, infatti, la Francia avrebbe violato la sovranità del cobelligerante Regno d’Italia. Il rifiuto di De Gaulle a rinunciare provoca una crisi diplomatica con gli USA che tagliano i rifornimenti a Parigi, quest’ultima costretta alla fine al passo indietro: niente Val d’Aosta e niente Ventimiglia, che torna italiana. 

Una piccola delegazione dell’Armée des Alpes raggiunge comunque Aosta, ma con ruolo puramente diplomatico. Anche perché il capoluogo è ora guidato da un Prefetto del Comitato Liberazione Nazionale deciso a tutelarne l’italianità…

Battuti come gli italiani nel 1940, i francesi strappano al Regno solo Tenda e Briga borghi di confine, sino ad allora parte della provincia di Cuneo che accettano di far parte della Republique tramite un referendum. Magra consolazione per un paese il cui prestigio è ormai al tramonto: la vittoria nella Seconda Guerra Mondiale, infatti, non scongiura il collasso del grande impero coloniale e la perdita, in un quindicennio, di Indocina e Algeria

 

 

 

 

 

 

 

 

Giornalista e fotoreporter. La sua prima, più importante “scuola” è stata GQ per la quale si è occupato di moda maschile, eventi, luxury, eros e talvolta di enogastronomia, spaziando fra cucine stellate e razioni da campo. Due lauree, una in Storia e un’altra in Storia e Politica Internazionale. La passione per lo studio del passato e per l’analisi della politica estera lo accompagna sin dai tempi dell’università. Oggi collabora con importanti riviste di settore italiane e straniere (BBC History, Conoscere la Storia, AeroJournal, Affari Internazionali) e realizza reportage in Italia e all’estero per IlGiornale, LiberoQuotidiano, RID. Ha pubblicato due libri di storia aeronautica ed è in attesa dell’uscita di due nuovi dedicati ai Balcani. Crede nel valore dell’esperienza e non ha mai rinnegato il passato. Ogni argomento trattato, per quanto diverso, ha infatti dato qualcosa in più al suo lavoro. Cura uno spazio su igersitalia.it e gestisce il profilo ufficiale Instagram @Igers_terni_ E’ responsabile della rubrica “difesa” di AdHocNews.it