Claudio Lattanzi

Senza alcuna sorpresa, prima o poi doveva accadere. Stiamo assistendo al crollo di un regime che si è retto per anni sul sistematico uso clientelare delle risorse pubbliche” è così che il giornalista orvietano Claudio Lattanzi commenta lo scandalo che, neanche una settimana fa, ha scosso Palazzo Cesaroni. 

Autore di libri-inchiesta dai titoli inequivocabili (I padrini dell’Umbria, La zarina, Chi comanda Terni?) Lattanzi propone di fare un passo indietro, analizzando origini (e criticità) di un sistema politico-economico che da anni domina la vita regionale…

 

Dottor Lattanzi, da autore de I Padrini dell’Umbria come ha preso la notizia delle dimissioni di Catiuscia Marini?

“Oggi vediamo i cascami degenerativi ed eticamente riprovevoli di un sistema che premia regolarmente la fedeltà al partito e alle sue correnti a discapito del merito e anche del bisogno, ma questo modello era nato negli Settanta con una visione diversa e strategicamente indirizzata a portare l’Umbria fuori da una condizione di arretratezza dovuta essenzialmente al fatto di essere rimasta esclusa dal boom economico degli anni Sessanta. Le origini concettuali e “macroeconomiche” dello spettacolo miserevole a cui assistiamo in questi giorni sono iscritte dentro all’idea della programmazione, ovvero al principio cardine di un forte ruolo pubblico nello sviluppo dell’Umbria, da realizzare attraverso giganteschi trasferimenti di denaro al sistema delle cooperative, alla creazione di un apparato pubblico sovradimensionato, ma anche un modello di welfare territoriale diffuso e quasi sempre efficente. Il Pci aveva capito che, in un sistema economico e sociale basato su basse retribuzioni e una manodopera ampiamente disponibile in seguito all’inurbamento di massa dalle campagne, il compito della Regione dovesse essere quello di fare la propria parte, integrando quanto più possibile i redditi della classe lavoratrice. Erano gli anni in cui il capitalismo famigliare di Perugia aveva prospettive positive di crescita mentre a garantire la tenuta sociale di Terni ci pensava lo Stato con l’acciaieria”.

Cosa è successo a questo modello?

“La crisi è iniziata negli anni Ottanta quando è crollato il sistema industriale perugino basato sul connubio proprietà-gestione delle aziende, sottoposte al primo e devastante confronto con l’internazionalizzazione dei mercati antecendente alla globalizzazione vera e propria mentre il sistema ternano è entrato in sofferenza all’inizio degli anni Novanta con la privatizzazione dell’Ast, decisa dai governi tecnici che hanno svenduto l’industria di Stato con l’obiettivo di abbattere lo stock di debito pubblico ed entrare nella moneta unica nel gruppo di testa. Sarebbe interessante andare a rileggere cosa diceva a tal proposito un politico di razza come Filippo Micheli. A quel punto, l’enorme e costante trasferimento di denaro, mediato dalla politica umbra e dal Pci, a vantaggio della società è rimasto privo di una finalità economica generale ed è finito per diventare un valore in sè per un ceto politico che non avrebbe avuto nessun altro strumento per mantenere il consenso. E’ questo il motivo per il quale l’attuale classe dirigente del Pd è profondamente diversa rispetto a quella comunista che aveva guidato la Regione nei primi anni”.

E’ solo questa la differenza tra il vecchio Pci umbro e il Pd?

“Il Pci umbro ha attraversato varie fasi nel corso delle quali ha sempre saputo elaborare una proposta credibile sulla base della quale impostare la propria azione politica e raccogliere il consenso. Negli anni Cinquanta ha egemonizzato le lotte dei contadini in assenza di una classe operaia esterna a Terni, negli anni Sessanta ha anticipato i temi del regionalismo ed ha gestito con grande successo la battaglia per l’attuazione del dettato costituzionale sulla creazione delle Regioni, negli anni Settanta ha creato un sistema di spesa pubblica necessario ad integrare un’economia privata e statale che funzionava. A partire dagli anni Ottanta, la spesa pubblica non è stata più finalizza ad indirizzare l’Umbria verso un qualche tipo di modello di sviluppo e la sua gestione discrezionale è diventata la ragion d’essere dell’èlite politica al cui tramonto abbiamo iniziato ad assistere in questi giorni. Catiuscia Marini è il secondo governatore umbro in pochi anni ad essere coinvolto in una “sanitopoli” “.

A suo avviso può esserci un nesso fra la vicenda Lorenzetti e quella di Marini?

“Simul stabunt simul cadent”*, seppur a distanza di un decennio. Non è un discorso giudiziario, ma una lettura politica ed economica. La sanità è la riserva di caccia preferita e la più ricca, quella gestita direttamente dalla Regione. Auguro agli epigoni in difficoltà del glorioso partito comunista di essere tutti assolti dai tribunali, ma politicamente sono ormai morti e sepolti”.

 

*insieme staranno oppure insieme cadranno