7 ottobre 1985. Un commando di terroristi sale a bordo dell’Achille Lauro, nave italiana in navigazione nel Mediterraneo, dirottandola. Il gruppo è composto da Bassām al-ʿAskar, Aḥmad Maʿrūf al-Asadī, Yūsuf Mājid al-Mulqī e ʿAbd al-Laṭīf Ibrāhīm Faṭāʾir, tutti appartenenti al Fronte Liberazione Palestina. Vogliono costringere il comandante a fare rotta sul porto siriano di Tartus. 

Il Presidente Hafiz al Assad acconsente alle richieste del governo italiano di far approdare la nave in Siria, per poi declinare causa pressioni americane. Gli italiani, dopo aver pianificato un’azione delle forze speciali, riescono a convincere i terroristi ad accettare l’attracco in Egitto. La crisi così rientra, ma qualcosa all’ultimo va storto…

Trapela infatti la notizia della terribile morte di Leon Klinghoffer, cittadino statunitense di origine ebraica, costretto da un ictus sulla sedia a rotelle. Il commando palestinese lo ha ucciso e ne ha gettato il corpo in mare. 

Un gesto orribile che suscita sdegno internazionale, specie degli Stati Uniti che vorrebbero estradare e processare i responsabili, loro malgrado a bordo di una nave battente bandiera italiana: il delitto è stato compiuto in territorio italiano, dunque il processo va fatto in Italia.  

Il commando pensa di dribblare Roma e Washington facendosi trasferire via aerea a Tunisi, allora comando dell’OLP (Organizzazione Liberazione Palestina), ma il velivolo è intercettato da caccia F-14 che lo costringono ad un atterraggio di emergenza. Dopo il diniego turco, israeliano e greco a sfruttare i propri scali, con il carburante agli sgoccioli l’ultima soluzione è la sede della Naval Air Base dell’aeroporto di Sigonella. Inizialmente restii gli italiani finiscono per accettare e il Boeing egiziano prende terra; dietro, su una pista secondaria, atterranno anche gli F-14 e due C-141 con a bordo commandos della Delta Force statunitense. 

Poiché l’aeroporto di Catania è su territorio nazionale, il velivolo con a bordo i terroristi è subito circondato dalla VAM (Vigilanza Aeronautica Militare), forza terrestre che fino al 2005 si è occupata della sicurezza delle installazioni dell’Aeronautica Militare (compito che oggi spetta al Supporto Operativo Difesa Terrestre). Sul posto arriva anche il sostituto procuratore di Siracusa Roberto Pennisi. 

Il Governo di Bettino Craxi è chiaro: circondare l’apparecchio dell’Egyptair e considerare i passeggeri sotto custodia italiana. Gli USA non sono d’accordo: la Delta si piazza, dunque, armi in pugno attorno agli avieri. La tensione sale specie quando i carabinieri giungono in supporto della VAM, circondando gli americani. Nel frattempo Bettino Craxi, Primo Ministro Italiano e Reagan cercano una soluzione al telefono.

Non volarono parole grosse, semmai parole ferme” dichiarò tempo dopo a Mixer il Presidente del Consiglio.

Parole grosse no, ma determinazione a spuntarla sì, senza alcun dubbio. Ecco come Al Flak Hussein (incaricato d’affari a Roma dell’OLP) ricorda la posizione di Roma:

Gli italiani sottolinearono che la cosa riguardava la loro sovranità; gli americani in quel momento non erano né d’accordo né contenti, ma la posizione del Governo italiano era ferma, indiscutibile”.

Un episodio di storia recente presto dimenticato: lo scandalo di Tangentopoli ha spazzato via il ricordo di una linea di politica estera ferma e decisa, fondata su una forma di “anti americanismo” motivata semmai da una richiesta di rispetto rivolta all’Alleato. Rispettare la sovranità italiana e le sue scelte, specie se prese sul suolo… italiano.