A Lampedusa da alcuni giorni tornano a vedersi quei pescherecci con assiepate all’interno anche cento persone. Si tratta di mezzi partiti dalla Libia, messi in mare dalle organizzazioni criminali senza scrupoli che sfruttano la tratta di esseri umani. A questo occorre aggiungere i tanti migranti recuperati nelle ultime settimane dalle navi delle ong: solo la Ocean Viking, in queste ore, ne ha a bordo più di cento. Il flusso dalla Libia è ripartito dopo che per due anni ha fatto registrare un continuo trend in discesa.

Come mai proprio adesso l’impennata delle partenze? Indubbiamente vi è la convergenza di più fattori, sia interni alla Libia che riguardanti le dinamiche politiche dall’altra parte del Mediterraneo. In primis però occorre capire la situazione interna al Paese nordafricano. Come ben si sa, dal 4 aprile scorso a Tripoli è in corso la battaglia per il controllo della città. A lanciarla, in nome della lotta al terrorismo, è il generale Haftar. Dall’altra parte della barricata, vi è invece il governo guidato da Fayez al Sarraj. Quest’ultimo è insediato dal 2016, in virtù degli accordi di Skhirat, ma non ha mai avuto un capillare controllo del territorio appoggiandosi per questo scopo soltanto a quelle fazioni locali uscite maggiormente rinvigorite (ed armate) dalla guerra contro Gheddafi del 2011.

Lo stallo lungo i vari fronti di guerra va avanti da mesi, lo sforzo prodotto da entrambe le parti in lotta sta lentamente logorando le varie milizie, per tutti risulta più difficile il controllo del territorio. Ed infatti, come si sottolinea in un articolo di Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera, dalla Libia arrivano notizie di un allentamento dei controlli. Chi gestisce i flussi migratori ha vita più facile, con la locale Guardia Costiera sempre più in difficoltà nonostante i mezzi arrivati dall’Europa (Italia in primis) e l’addestramento dei loro uomini. Al Sarraj quindi ha seri problemi in questa fase a controllare il territorio anche con le stesse milizie. Ecco quindi che, lungo le coste della Tripolitania, le organizzazioni criminali iniziano a far assiepare sempre più gruppi di disperati ed a caricarli sui barconi.

L’altro elemento sopra richiamato, riguarda le dinamiche politiche di queste ultime settimane lungo la sponda europea del Mediterraneo. Se in Libia vi è un allentamento dei controlli lungo le coste, in Italia la nuova linea politica del nuovo governo giallorosso, più tentennante rispetto alla strategia dei porti chiusi alle navi ong del precedente esecutivo gialloverde, rimanda la sensazione lungo le coste libiche che adesso è più facile per tutti poter entrare in Italia. L’Italia intanto, sembra in difficoltà.

Malta il 23 settembre si terrà un vertice tra alcuni ministri dell’interno dell’Ue, ma l’ottimismo iniziale sta via via scemando: tra chi, come la Francia, vuole la ricollocazione automatica solo di chi ha diritto d’asilo (il 20% di chi sbarca), la Grecia che vuole la ripartizione di tutti i migranti tra tutti i paesi europei (dunque anche l’Italia), le speranze italiane si giungere ad un meccanismo automatico di riposizionamento delle persone che sbarcano appaiono quasi velleitarie. Con buona pace di chi vede nei sorrisi di Emmanuel Macron e Giuseppe Conte, durante la conferenza stampa a margine della visita del presidente francese a Roma, l’apertura di una nuova fase positiva in tal senso.