Dario Nardella, un politico mediocre.

Sia detto senza offesa, semplicemente nel senso letterale: la valutazione del suo operato – meglio, del suo porgersi – non può che essere senza infamia e senza lode, facendolo così restare fra “color che son sospesi”, nella ben pascolata radura della grande massa politica nostrana.

Più che ciò che fa – come Sindaco è certamente migliore di Renzi, se non altro più centrato nel ruolo di amministratore pubblico, per quanto decisamente più grigio riguardo alla personalità – colpisce ciò che dice e non dice, nel costante tentativo della gestione del bilancino…e non si tratta di necessarie mediazioni a cui anche il grande uomo politico è costretto, ma di piccoli aggiustamenti, di continue correzioni, di infiniti compromessi tra una visione pragmatica, talvolta lasciata intravedere, e un richiamo ai magnifici e progressivi caposaldi che la sinistra (quella fiorentina in particolare) non esita a sbandierare ogniqualvolta si trovi in difficoltà. 

In sintesi in lui appare chiaro ciò che manca: una visione, un’idea di città che sia credibile e realizzabile, non la minestra fra l’interminabile ed inefficiente opera tramviaria e l’indefinito dibattito interno sull’aeroporto da un lato, l’inefficacia dei servizi e il caos di una realtà sommersa da un turismo sempre più mordi-e-fuggi dall’altro. L’antico dilemma di una Firenze che sogna di tornare quello che è stata nei secoli passati – non certo per merito di una sinistra che, non ancora esistendo, bontà nostra, non vi aveva messo le mani sopra – tramite inefficaci opere faraoniche ed estenuanti divisioni fratricide, ma che poi impantana come una qualunque cittadina di provincia appena piove un po’ più forte, con susseguenti allagamenti di scuole e ospedali.

Il nostro Sindaco non fa eccezione a questa regola aurea del ‘racconta ciò che non è (e non sarà mai) e intanto gestisci alla meno peggio’, le ultime settimane ne sono una dimostrazione lampante.

Vogliamo ricordare la continua emergenza Sicurezza, con la non invidiabile classifica di cui gode Firenze? La recente pubblicazione de “Il Sole-24 Ore” non lascia spazio alle interpretazioni: quarta peggiore realtà in tutta la penisola per numero di reati denunciati, ricomprendendo furti, rapine, scippi, aggressioni etc. Nardella, trincerandosi dietro l’irresponsabilità della Giunta in tema di sicurezza, sbaglia due volte: nella sostanza, perché l’operato delle Forze dell’Ordine è sempre inserito nel contesto in cui esso si realizza e Firenze purtroppo è una città in cui lo scarso decoro e la sporcizia di tante zone si coniugano ad un diffuso atteggiamento di tolleranza verso l’illegalità, dalle occupazioni degli immobili al commercio abusivo per strada…tutti aspetti che creano un terreno fertile per la criminalità ed una difficile azione di contrasto da parte di chi è chiamato a far rispettare la legge.

L’errore è tuttavia anche di comunicazione, perché passa l’idea che chi delinque – in quanto parte debole della società – possa essere trattato senza il giusto rigore, mentre la minima infrazione di chi è parte del contesto civile è passibile di sanzioni immediate e sostanziose. Non si amministra con gli spot, non si rifiuta a priori di dotare la Polizia Municipale del taser, non si nega un problema laddove esista. Soprattutto, non si regna su dei sudditi: si amministra in favore dei cittadini, che sono i propri danti causa.

Come non ricordare poi la questione Stadio?

Da settimane assistiamo al balletto tra un Sindaco che alza boriosamente la voce per un nuovo impianto presso l’attuale sede Mercafir, a prescindere dalla sua effettiva possibilità di realizzazione, e l’amministrazione di Campi Bisenzio (stesso colore politico) che propone un’alternativa credibile, se non altro da valutare con attenzione. Ma Nardella vuole fare del nuovo stadio il trofeo da esibire, non conscio che Rocco Commisso è uomo del fare, non del chiacchierare.

Così come parimenti appare poco consapevole di un problema annoso, che sta a cuore a chi vuole bene a Firenze ed è affezionato all’attuale impianto “Artemio Franchi” nonché all’intera zona di Campo di Marte: cosa fare di questo stadio se verrà definitivamente imboccata la strada di realizzarne uno nuovo? Come evitare che quella struttura così gloriosa e soggetta alla tutela del patrimonio artistico-culturale venga abbandonata o lasciata in disuso, col rischio che possa essere oggetto di bivacchi, traffici di ogni sorta o peggio ancora occupata? Un amministratore serio dovrebbe porre questa preoccupazione in cima alle priorità, non farsi bello con la nuova proprietà viola. Ma si sa, la mediocrità si riscontra prima di tutto negli atteggiamenti di vanità; d’altra parte non si diventa delfino e successore di Renzi a Palazzo Vecchio per caso.

Che dire poi dell’imminente Consiglio Comunale straordinario sul decentramento amministrativo? Se il tema non fosse serio verrebbe da sorridere, ricordando che da ViceSindaco della Giunta Renzi l’attuale primo cittadino approvò il progetto di accentramento delle funzioni presso le Direzioni centrali del Comune e susseguente svuotamento di potere dei Consigli di Circoscrizione: adesso Nardella cosa vorrebbe farci credere, di essersi pentito di quella scelta e convertito sulla via di una gestione più funzionale dell’amministrazione cittadina? Solo ora si accorge che le cinque circoscrizioni in cui è diviso il territorio comunale sono più popolose di molti capoluoghi di provincia e dunque meritevoli di maggiori deleghe anziché di essere semplici megafoni del potere che si emana da Piazza della Signoria? Forse il “centralismo democratico” di una volta non è più di moda negli eredi fiorentini del PCI? Attenderemo con curiosità, nella consapevolezza che ci vorrebbe più coerenza e meno improvvisazione.

A questi ed altri problemi reali il Sindaco ha creduto di rispondere invitando nei mesi scorsi Richard Gere, a cui ha dato la cittadinanza onoraria, e David Sassoli, quest’ultimo votato presidente del parlamento europeo in forza di un accordo davvero singolare, più per avversità a qualcuno che a favore di qualcosa. Entrambi gli incontri erano prettamente politici ed erano prettamente contro Matteo Salvini, il primo sul tema della gestione dell’immigrazione irregolare, il secondo sulla visione da promuovere per il futuro dell’Unione Europea, posto che ve ne sia uno.

Quando un amministratore non ha argomenti vira sui grandi principii dell’accoglienza indiscriminata e sull’europeismo di maniera, credendo con ciò di mettere contemporaneamente un argine al consenso dell’avversario politico, sempre più crescente anche nella nostra città, nonché se stesso all’attenzione dei media. Nardella non è stato in grado di sfuggire a questa logica, così perdendo il contatto con la realtà. Ed era stato rieletto appena sei mesi fa….cosa ci riserverà nei prossimi quattro anni e mezzo?

Ecco che la solitudine politica degli ultimi due Sindaci di Firenze appare in tutta evidenza, pur se a livelli differenti e con valenze diverse: quando si coltiva eccessiva autostima e ci si sente “numeri primi” a fronte di una non proporzionata considerazione presso la platea a cui ci si rivolge – i cittadini elettori per Renzi, i fiorentini nel cui interesse si dovrebbe amministrare per Nardella – si corre il rischio di trasformare una sana presunzione in arroganza, con la conseguente perdita del consenso di coloro che si vorrebbe rappresentare. Un atteggiamento che chiunque si occupi di cosa pubblica (a qualunque schieramento appartenga, con piccole o grandi responsabilità) sarebbe auspicabile tenesse a mente, per rimanerne a distanza e non cadere nella trappola dell’autoreferenza.

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