“Le malghe di Porzus rappresentano un luogo simbolo di inestimabile valore, in cui si materializza questa concezione della persona, della comunità e della Patria. Senza questo non vi è nemmeno speranza per il nostro futuro” scrive in una nota l’Associazione Partigiani Osoppo (APO) in occasione del 74° Anniversario della strage di Porzus. 

L’APO fa parte della Federazione Italiana Volontari della Libertà, realtà associativa che raccoglie partigiani liberali, cattolici, autonomi, socialisti certamente meno nota dell’ANPI, ma non per questo meno importante e non meno impegnata nel commemorare le tappe, fondamentali, della costruzione della democrazia in Italia. La lotta all’occupante tedesco dunque, ma anche le violenze che si consumarono lungo il confine orientale, dalle Foibe all’Eccidio di Porzus come “racconta” la piccola gallery pubblicata dalla FIVL…

 

 

Le Brigate Osoppo Friuli nascono nel dicembre 1943 a Udine e raccolgono militari e civili uniti dal comune intento di preservare l’integrità e la libertà del Paese. In seguito all’Armistizio, infatti, il Friuli Venezia Giulia, l’Alto Adige e le province istriane e dalmate sono state accorpate al Reich e, dunque, poste sotto il diretto controllo di Berlino. Neanche la Repubblica Sociale ha più sovranità sui quei territori, italiani, ma ormai parte della Germania nazista. Al pericolo rappresentato da tedeschi si aggiunge presto quello delle avanguardie slovene del Maresciallo Tito: già nell’estate del ’44 il IX Corpus inizia a penetrare in Friuli occupando villaggi italiani, forte dell’appoggio delle formazioni  comuniste locali. Non tutti i resistenti, però, approvano le incursioni jugoslave fra questi, gli osovani il cui rifiuto a passare agli ordini di Tito costa loro la vita: il 7 febbraio ’45 una colonna della “Natisone” comandata da Mario Toffanin fucila, in località Porzus, comandante e ufficiali della Osoppo. L’attacco alla Brigata dura undici giorni e causa diciassette morti; movente una accusa (poi smontata nel corso dei processi del dopoguerra) di connivenza con le forze della RSI. 

 

(Sequenze tratte dal film Porzus di Renzo Martinelli, Italia, 1997)

Le malghe di Porzus quindi non appartengono all’Osoppo: appartengono a tutti coloro che hanno a cuore la Resistenza e desiderano rendere omaggio a chi, come i martiri di Porzus, è caduto per difendere i confini del paese e la libertà di tutti contro ogni genere di totalitarismo” continua l’APO nella sua nota. Ogni anno, dal primo anniversario, i reduci di quella terribile stagione continuano a commemorare i loro commilitoni; e anche oggi, a distanza di oltre sette decenni, la memoria è tenuta accesa da iniziative e appuntamenti che potranno non avere grande eco mediatica, ma che comunque sono svolte con passione e senza vis polemica. 

Viene dunque spontaneo chiedersi il perché tali associazioni non godano della stessa attenzione di coloro i quali, ad ogni ricorrenza, trovano sempre modo e tempo per battibeccare sulla leggittimità della memoria storica…