La senatrice a vita Elena Cattaneo ha dichiarato di votare in favore della fiducia alla nuovo esecutivo guidato sempre da Giuseppe Conte, poiché a suo avviso il programma che si propone di portare avanti questo nuovo governo valorizzerebbe l’istruzione e la ricerca.
Poi, quasi come sentisse il bisogno di giustificare una tale scelta, la senatrice si è affrettata a precisare che il suo sì non è tout court ed organico alla maggioranza sarà di volta in volta collegato al merito merito dei singoli provvedimenti.
Non è stata la sola anche i colleghi Monti e Segre la hanno emulata.
Premesso il fatto che io non ho mai nascosto di essere contrario che vi siano dei senatori a vita, poiché a questo punto mi sembra sia assurdo continuare a mantenere reminiscenze di quando il Senato era di nomina regia.
Comunque sia il fatto che dei senatori nominati condizionino la nascita e la durata dei governi, fa decadere quel ipotetico ruolo di imparzialità che dovrebbero avere.
Un senatore a vita dovrebbe avere la dignità e la responsabilità politica di astenersi laddove si tratta di fare una scelta di campo che è legittima da parte di Senatori eletti dal popolo.
In passato il governo Prodi fu sorretto con il voto essenziale dei sette senatori a vita allora presenti, tra i quali la centenaria Rita Levi Montalcini.
È doverosa l’astensione sulla fiducia ad un governo da parte di questi senatori, il voto su un singolo provvedimento è una cosa, può in certo senso essere giustificabile, ma la fiducia complessiva ad un governo che presuppone la presa di parte in favore di una componente rispetto ad un altra non è tollerabile da parte di rappresentanti non eletti da nessuno, che dovrebbero avere un teorico ruolo di garanzia verso tutti gli italiani.