Prostitute – Venezia è la città che ai tempi della Repubblica su una popolazione di 150.000 abitanti contava 40.000 prestatrici d’opera sessuale, purtroppo la parentesi millenaria della Serenessima si è chiusa da un paio di secoli, e oggi, nel 2020, siamo regrediti al medioevo.

La liberalizzazione della prostituzione porterebbe nelle casse dello Stato tra i 4 e i 6 miliardi di euro, lo 0,5 del Pil. Tradotto in termini semplici usciremmo dalla crisi, almeno per un pò. In tutta Europa il sesso a pagamento fa tirare non solo i genitali maschili, ma pure una bella fetta dell’economia. Da noi no, siamo troppo tonti. Noi mettiamo le manette a chi gestisce i night club e paga pure le tasse sulle prestazioni delle ragazze.

Siamo a Venezia, dicevamo, dove due night club sono stati chiusi e 5  persone arrestate per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. 

Le ragazze coinvolte nella rete, circa una cinquantina per lo più dall’Est Europa, erano assunte regolarmente come collaboratrici dei locali. In realtà si prostituivano sia dentro che fuori i night. Le prestazioni avvenivano sia nei privè dei locali per un costo di 150 euro mezz’ora, in albergo fino a 500 euro mentre una notte in casa del cliente costava sino a 1.500 euro. 

Nei casi di prestazione fuori dai club, le squillo portavano con loro i pos per consentire ai clienti il pagamento con carta di credito. Gli incassi, giustificati come consumi di bevande o acquisti di bottiglie avvenuti nel locale, finivano sui conti dei gestori e venivano regolarmente sottoposti a tassazione. 

Questi “terribili criminali” adesso sono in galera, i night club chiusi, le ragazze probabilmente in mezzo a una strada.

Morale: nessuno paga più le tasse, diverse persone hanno perso il lavoro (barman e buttafuori ad esempio) e i rischi per l’incolumità delle ragazze sono decuplicati.

Giustizia è fatta.