Processare Salvini – Le scelte della politica, sono difficili da rimettere ai giudici. Anche e soprattutto quando queste scelte riguardano il futuro di un paese. La separazione dei poteri, da sempre auspicata nelle costituzioni liberali, tra il potere giudiziario ed il potere politico è necessaria proprio perché esiste un limbo nel quale non si può pensare che sia una corte a decidere quali siano le scelte da fare per il futuro del paese.
Una corte può applicare ed imporre di applicare una legge, non stabilire quale debba essere l’azione dei governanti.

Si può essere a favore o contrari a Matteo Salvini, questo è nella democrazia, ma non si può assolutamente negare che lui rappresenta una grossa fetta degli elettori italiane.
Oggi in Italia viene messo sotto processo, per un atto politico nell’esercizio delle sue funzioni quando era Ministro degli Interni, il capo del più grande partito d’opposizione e del più grande partito italiano in generale.
Oggi processare Salvini non può prescindere dal processare anche un modo di essere e di vedere le cose. Qui nessuno sta imputando a Salvini di aver agito per proprio interesse personale o come privato cittadino.

Qui si sta sta imputando a Salvini un’azione compiuta nell’esercizio di una funzione politica. Una responsabilità politica la debbono processare gli elettori solo il popolo è supremo giudice dell’operato della politica. Nello specifico si chiede ad una corte di decidere se sia lecito fermare, anche tenendoli a bordo delle navi, coloro i quali entrano senza permesso in Italia.
Se i giudici ritenessero Salvini colpevole, riterrebbero un reato impedire gli ingressi incontrollati nel paese. Quindi sarebbe criminale chiunque volesse bloccare fisicamente clandestini sui confini italiani, rendendo l’Italia un paese accessibile a tutti legalmente.
Ma quale paese è sovrano se non può disporre dei propri confini?

Come se una corte stabilisse che è criminale chi impedisce, anche intervenendo fisicamente, di entrare in casa propria a chi lo chiede invocando magari motivo di necessità.
È ovvio che si correrebbe il rischio che molti non accetterebbero questo.
È ovvio che molti potrebbero non accettare una sentenza che punisce un uomo che difende un confine nella sua veste di ministro competente.
Anzi che la vedano come propedeutica alla cancellazione definitiva della sovranità italiana.
Che si sentano con lui processati come italiani.

Qui si è imboccata una strada molto pericolosa e molto impervia.
Qui si sta rischiando dal punto di vista dell’immagine internazionale del paese. Quale paese occidentale sarebbe ipoteticamente disposto a mettere in galera il capo dell’opposizione per una scelta politica da lui compiuta?
Difficilmente, agli occhi della comunità internazionale quel paese sarebbe valutato come una grande democrazia.
Quale paese può accettare, se ancora crede nel proprio futuro, che non si possa inibire l’ingresso indiscriminato entro i confini di un territorio di cui ritiene di poter essere libero di disporre liberamente?

Quale democrazia può accettare che non vi sia più questa separazione dei poteri e che il confine tra essi diventi talmente tanto labile che divenga un compito demandato alle corti quello di prendere decisioni che spetterebbe alla politica.
Sarebbe esattamente come dire che il parlamento deve mettere sentenze.
Gli italiani non potrebbero contenere votando il problema dei flussi migratori.

Inoltre in tutto ciò si sembra ignorare la frustrazione di quella parte dell’elettorato, da tutti i sondaggi maggioritaria in questo momento, che vorrebbe vedere un governo del centrodestra con alla guida Matteo Salvini. Come si può pensare che un uomo che la maggioranza degli italiani vorrebbero a Palazzo Chigi quale premier, possa essere ipoteticamente mandato in galera?
Come si può accettare che venga criminalizzata una politica condivisa dalla maggior parte dei cittadini italiani?

Solitamente nella storia di qualunque paese, quando le corti hanno iniziato a mandare in galera dei leader riconosciuti dalla maggioranza delle persone , hanno innescato quel processo per cui si è definitivamente delegittimata agli occhi del Popolo l’immagine delle istituzioni quali lecite loro rappresentanti. Questo gesto potrebbe segnare il declino in Italia delle istituzioni repubblicane.

Vedere che un parlamento in cui la gente non si riconosce più avalla la messa in stato d’accusa di un rappresentante politico in cui molti italiani si riconoscono può ingenerare un indignazione ed una rabbia pericolosa per la democrazia rappresentativa.
Speriamo che l’arroganza dei governanti non getti nel precipizio le istituzioni.
Speriamo che entri nella testa dei rappresentanti di Partito Democratico e Movimento Cinque Stelle che non possono andare avanti con questa politica immorale di criminalizzazione dell’avversario.

Il giudizio sull’operato del Ministro Matteo Salvini spetta al popolo italiano. E solo a lui!