Apprendo a fine 2018 e non senza stupore che il sottosegretario Gianluca Vacca del Movimento 5 Stelle che, scrive di sé, ha partecipato a due convegni, non so cosa c’entri col curriculum, ma tanté, la fonte è wikipedia, osserva che “la sua [di Antonio Natali] sala di Michelangelo aveva lacune ed errori. Quella nuova ripristina un percorso logico”.

Nuovo allestimento della Sala 41 (2018) Ph. Credit Rosa Spina per Arte Pensiero pErsone
Allestimento della sala di Michelangelo nella versione di Antonio Natali (2012). Ph. Credit Rosa Spina per Arte Pensiero pErsone

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ora so che c’è un pubblico a cui questa notizia interessa poco o niente, ma sono altrettanto consapevole che, invece, trattandosi della Galleria degli Uffizi, questa esternazione interessa altresì molto.

Bene, entriamo allora nel merito.
Vacca parla di errori. Analizziamo quali errori abbia fatto lo stimato, da me, Antonio Natali.
Uno dei problemi più gravi – sostiene Vacca – era costituito – nell’allestimento di Natali – dall’aver collocato al centro della sala la monumentale scultura di epoca ellenistica raffigurante Arianna”.

 

Sempre secondo Vacca: “…si tratta infatti di una scultura da giardino concepita per una nicchia e quindi per una visione esclusivamente frontale e non centrale né circolare. Essa negli anni scorsi ha costituito un impedimento non trascurabile per i visitatori che si addensavano al cospetto del celebre Tondo di Michelangelo”.


Riguardo a quest’ultima affermazione, rispondo: chi lo dice? Si forniscano i dati oggettivi. I verbali in cui il personale di sorveglianza, ad esempio, abbia rilevato questo impedimento. Infortuni? Reclami? Insomma, su cosa di basa tale affermazione?

Avanti…”e inoltre (dato l’affollamento) – sempre secondo Vacca – era assai complicato impedire che le persone inciampassero sulla scultura, con conseguenze per l’incolumità dei visitatori e dell’opera stessa”. Questa affermazione è palesemente in contrasto con i sistemi minimi di attenzione al pubblico, si legga: cordonatura di rito…con attenzione proprio all’incolumità dei visitatori.

“Un altro problema – ed è ancora Vacca – era il colore rosso delle pareti della sala “che si presentava piatto e sordo, dato che era di composizione sintetica e produzione industriale e, per quanto riguarda un’ oggettiva valutazione ottica, esercitava sulla squillante pittura manierista un’interferenza fuorviante. Invece i colori neutri – grigio, bianco calce – attualmente scelti per le sale, di origine naturale e applicati a spatola con tecniche tradizionali, visti dal vivo non interferiscono in alcuna maniera con quelli dei dipinti”.

Come dire che, ammesso e non concesso che l’origine del colore rosso fosse sintetica, peccato non aver avuto svariate cocciniglie per una realizzazione “nature”, il bianco, magari asettico, è migliore perché naturale. Mah!

Si critica, inoltre, Natali di aver spostato le opere di Raffaello in un’altra sala: “per privilegiare la teoria dell’influenza di Michelangelo sugli artisti della Scuola di San Marco, l’allestimento precedente aveva reso necessario spostare le opere di Raffaello in un altro ambiente, assolutamente incongruo nella sequenza cronologica delle opere: i dipinti di Raffaello erano stati infatti collocati in un corridoio dopo quelli della fine del Cinquecento, malgrado essi siano tutti da datare al periodo in cui l’artista era a Firenze, contemporaneamente a Leonardo e a Michelangelo, ovvero tra il 1504 e il 1508. Riportando i dipinti di Raffaello nella sala dove si trova il tondo Doni di Michelangelo, si è provveduto dunque a ripristinare la sequenza cronologica corretta, inspiegabilmente stravolta dal direttore precedente, Antonio Natali”.

Chi ha capito cosa si vuol significare, mi scriva in privato e poi ne riparliamo.

Per chiudere o aprire, dipende dai punti di vista e da quanto si ami Firenze, la Toscana e l’immagine che di noi vogliamo dare al mondo, pubblichiamo le foto per intraprendere un contest: vi piace più rossa o bianca la sala di Michelangelo o meglio la sala dove è esposto il Tondo Doni ovvero l’unica opera su supporto mobile di Michelangelo?

E poi, vi scuote di più un’interrogazione parlamentare, vi scuote di più l’uso del rosso (drammatico!) o del bianco (asettico!) o un uomo nudo che balla di fronte a quello che è stato definito un oblò, nell’estate 2018?

“Martedì sera – la fonte è michelangelobuonarrotietornato.com – nell’ambito della rassegna Uffizi Live, la sala a me dedicata del prestigioso museo ha accolto un ballerino che ha danzato nudo dinnanzi al Tondo Doni. Come era quasi scontato, la performance di Stellario di Blaio senza veli ha fatto molto discutere – e continua – Si è esibito per un ristretto pubblico formato da poche decine di persone. Sei minuti di danza senza mutande sulle musiche di Vivaldi per richiamare i miei nudi che tutti, o quasi, ben conoscono. Dove sta lo scandalo? – si chiede Michelangelo redivivo – La performance è stata ripetuta per tre volte nella serata e qualcuno vendendo le foto pubblicate sull’account Instagram della Galleria degli Uffizi non ha esitato a dirsi indignato. Bah…magari quelli che si sono indignanti sono gli stessi che detestano le censure su Facebook continue o che aspirerebbero alla rimozione totale delle braghe nella Cappella Sistina…chissà, son supposizioni le mie”.

Sta di certo che è utile, come raccomanda Antonio Natali, che la competenza torni a prevalere sull’approssimazione: “oggi è il ruolo a conferire competenza – dichiara Natali – ma il Paese tornerà a marciare solo quando si capirà che invece è l’esatto contrario, quando cioè sarà la competenza a determinare il ruolo”.

 

 

 

 

 

 

Riguardo al rosso passione o al bianco distacco: giudicate voi dalle foto.

Si sa: non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace!

 

Ph. Rosa Spina, all rights reserved

Giovanna M. Carli, storica dell’arte, critica e giornalista pubblicista, è nata a Pisa, dove si è laureata cum laude in Lettere moderne con indirizzo storico-artistico. Vive sulle colline di Firenze, città in cui ha conseguito la specializzazione in Storia dell’arte col massimo dei voti e dove si è diplomata in archivistica, paleografia e diplomatica all’Archivio di Stato. Si è formata con Antonio Paolucci, Dora Liscia Bemporad, Mina Gregori, Antonio Pinelli  e ha collaborato e collabora con la Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze e col Consiglio regionale della Toscana per progetti artistico-culturali nonché con Enti pubblici e Fondazioni sia in Italia che all'estero. Ha curato la trilogia di volumi Opere donate al Consiglio regionale della Toscana, e numerose mostre tra cui ricordiamo La camicia dei Mille: opere d’arte per Garibaldi nel bicentenario della nascita / The Red Shirt of the Mille: Works of Art for Garibaldi on the Bicentenary of his Birth, sotto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica italiana. Ha all’attivo numerosi saggi e monografie d’arte ed oltre cento mostre. Ha poi contribuito a fondare la prestigiosa pinacoteca del Palazzo Pegaso, a Firenze. Ha collaborato con vari artisti, tra cui ricordiamo Igor Mitoraj, Giuliano Vangi, Antonio Possenti, Nano Campeggi, Jean-Michel Folon in mostre e progetti culturali di respiro internazionale.