Ecco che soffia!

Capodoglio o balena franca?

Moby Dick è stato il sogno di milioni di giovani aspiranti navigatori: alcuni del mare, altri della vita. Non è banale buonismo: l’avventura è insita in tutti gli uomini, intraprendenti o pantofolai, abili nocchieri o diportisti della domenica. La balena bianca di Melville è esistita davvero: Mocha Dick (circa 21 metri), così grande e forte da riuscire a distruggere un bastimento. Sì, bianca come la neve e coperta di arpioni: nei primi secoli della caccia, quando l’arpione si lanciava a mano e le popolazioni di cetacei più numerose, incontrare un grande esemplare poteva essere cosa possibile. A Nantucket, isola della East coast americana icona della baleneria (e location iniziale di Moby Dick), è conservata una mandibola di capodoglio lunga 5 metri. Basta dunque poco a capire quanto quell’esemplare fosse grande. 

Mocha Dick aveva caricato la Essex, baleniera poi affondata al largo del cile negli Anni Venti dell’Ottocento e alla cui tragedia si ispira Melville. E non fu l’unica: l’ultima baleniera colpita e affondata da un esemplare di capofoglio infuriato fu la Ann Alexander a metà XIX Secolo. 

Il capodoglio albino della Sardegna (Fonte: ANSA)

Un capodoglio riesce davvero ad affondare una nave? Al tempo sì, perché i vettori della caccia erano ancora in legno e una violenta testata dell’animale avrebbe potuto sfondare il fasciame e far imbarcare acqua. Accadeva spesso? No di certo, più esposti erano i ramponieri sulle scialuppe, ma che il cetaceo fosse uso caricare ad ariete le navi era raro. Tuttavia la difesa di se stessi e del branco poteva creare incidenti quali quelli della Essex e della Alexander. 

Nessun mostro marino, dunque né Leviatano al di fuori del Leviathan Melvillei, antenato preistorico del capodoglio il cui nome scientifico è stato coniato in onore dello scrittore americano. 

Della morte di Mocha Dick non si hanno testimonianze certe, si sa solo che durante un ultimo scontro con i balenieri abbia avuto la peggio. In fondo non si trattava (e non si tratta) certo di dinosauri marini, semmai di odontoceti (mammiferi marini dotati di dentatura) la cui lunghezza varia normalmente fra i 12 e i 18 metri salvo esemplari di dimensioni eccezionali. A forza di essere arpionato, quindi, Mocha potrebbe aver ceduto per le ferite dei colpi inferti ed essere stato così consegnato alla storia. 

Di due cose siamo certi: non era una balena (lasciate perdere il titolo di Moby Dick), né era cattivo, semmai un animale braccato il cui colorito, bianco, attirava l’attenzione dei balenieri. In Natura, d’altronde, nulla è scontato: sull’azzurro sterminato dell’oceano un colore chiaro è meglio distinguibile e l’animale meglio identificabile. E, nel caso di Mocha, attaccabile dai ramponieri…

“Migaloo”, la megattera albina australiana.

La caccia ai capodogli ha ricevuto una battuta d’arresto verso la fine degli Anni Quaranta dell’Ottocento quando, scoperto il petrolio, dalla distillazione si ricava il kerosene, migliore e più efficace per l’illuminazione. In fondo la caccia serviva proprio a questo scopo:  l’ “olio di spermaceti” contenuto nel cranio di quei cetacei (non a caso noti anche come spermacetti) era ingrediente per cosmesi o alimentazione per lampade.

Oggi la popolazione è molto ridotta ma riesce ancora ad essere presente in tutti gli oceani e i mari del mondo, dall’Australia al Mediterraneo. Qui, nel santuario dei cetacei, è stato avvistato un discendente di Mocha Dick. Era l’estate del 2015 quando, di fronte alle coste della Sardegna, fa capolino un capodoglio bianco. Non un miraggio poiché seguono altri avvistamenti dello stesso esemplare. L’albinismo è infatti diffuso tanto fra gli esseri umani quanto fra gli animali, ma la vista di quel pacifico gigante bianco deve aver fatto un certo effetto ai marinai sardi. Una vittoria per chi ama il mare e lo rispetta, per chi ama l’avventura, i vecchi romanzi e per chi crede che nel mondo ci siano cose di cui ci possa

Esemplare di volpe volante albina.

ancora meravigliare. Come Moby Dick (così è stato chiamato il capodoglio “italiano”), come Migaloo la megattera albina australiana e come la simpatica volpe volante, color latte, che fa capolino fra i suoi fratelli color carbone.