Marina Abramović. The cleaner, la mostra di Palazzo Strozzi ovvero un progetto imponente che ruota intorno a un’unica figura e che prevede “repliche” di performance che ne svuotano il senso, il significato e perfino la storia di donna e artista.

Marina Abramović Balkan Baroque (Bones) 1997, video a un canale (b/n, sonoro), 9’42”. New York, Abramović LLC. Courtesy of Marina Abramović Archives e LIMA © Marina Abramović. Marina Abramović by SIAE 2018

Mentre continua a Firenze l’Effetto Marina Abramović, che divide un pubblico e una critica (da un parte i veneratori e dall’altra i dispregiatori della body art e dell’arte performativa nonché della stessa artista), dopo la conferenza stampa di mercoledì 20 settembre 2018 e l’apertura della mostra al pubblico a Palazzo Strozzi, a quasi due settimane dal vernissage, sono molte le considerazioni che mi vengono alla mente.

Ve ne propongo solo alcune, poi sarete voi a dirmi se continuare o meno nell’esegesi di questa mostra e di questa performer così discussa.

In questo mio articolo prenderò in considerazione le re-performance, la ripetizione, in questo caso, delle storiche performance di Marina Abramović: Imponderabilia, Cleaning the Mirror, Luminosity, The Freeing Series (Mempory, Voice, Body), ma interpretate da artisti, formati dalla stessa Abramović e dai suoi collaboratori per questa occasione espositiva.

Pongo prima alcune domande.

Che differenza c’è tra il talento e il genio?

E’ possibile ri-fare un’opera d’arte partendo dal suo originale?

Ma davvero Andy Warhol ha insegnato che tutto può essere replicato nella società dei consumi?

E allora, è davvero replicabile anche il genio e la follia, è replicabile il carisma e il fascino?

Sono qualità che capitano in sorte e su cui, ovvio, ci si può lavorare ma possono essere anche insegnate?

Può essere, infine, insegnato il carisma?

E ancora: non è caratteristica della performance proprio l’irripetibilità e il fatto di essere legata a quell’artista in quel momento in quel luogo con quel pubblico, artista-corpo-mente-spirito che diviene opera d’arte?

ph. by Beatrice Carli
Marina Abramović Balkan Baroque (Bones) 1997, video a un canale (b/n, sonoro), 9’42”. New York, Abramović LLC. Courtesy of Marina Abramović Archives e LIMA © Marina Abramović. Marina Abramović by SIAE 2018

Alle re-performance, messe in atto a Palazzo Strozzi durante la mostra Marina Abramović. The cleaner, dico “no” e non per la bravura o meno dei giovani ragazzi e delle giovani donne che si sono preparati, aggiungerei così bene!, a ri-fare le celebri e scandalose (all’epoca, e si parla del 1977 dove questo aveva un senso, oggi non saprei, sa tanto di “amarcord”) ma proprio perché la prima artista donna a cui Palazzo Strozzi dedica una mostra così importante, non è re-plicabile.

Non è possibile quindi replicare né Marina né Ulay, il celebre compagno di vita e di performance.

Quale credibilità hanno oggi due giovani “attori? performer?” completamente nudi che “interpretano? rifanno?” Imponerabilia la celebre performance che fu interrotta e fermata dalla polizia.

Era il giugno del 1977, a Bologna che era in fermento per i fatti accaduti l’11 marzo di quell’anno: scontri in piazza tra la sinistra extraparlamentare e le forze dell’ordine, un bagno di sangue.

Nella performance, chiamiamola “originale”, ovvero l’unica e irripetibile (ma questo è la mia opinione di critica d’arte) documentata da un video (ecco, può bastare questo senza ricorrere a controfigure oggi controproducenti e poi spiego perché) 1/2″ VHS trasferito su supporto digitale: b/n, sonoro, 50’25”: Marina e Ulay rimangono nudi, in piedi, all’entrata dello spazio espositivo, l’uno di fronte all’altra.

“I visitatori che entrano nel museo dovevano passare – p. 126 catalogo della mostra Marina Abramović, The cleaner, Palazzo Strozzi 21 settembre – 20 gennaio 2018 – nello stretto spazio tra di noi. Ogni persona che passa deve decidere verso chi di noi voltarsi”.

Ulay/Marina Abramović Imponderabilia 1977, video ½” VHS trasferito su supporto digitale (b/n, sonoro), 50’25”. Amsterdam, LIMA Foundation. Courtesy of Marina Abramović Archives e LIMA, MAC/2017/038. Marina Abramović by SIAE 2018 (PART.)
ph. by Beatrice Carli

Ora, altri tempi e soprattutto altre distanze fisiche nel senso che, come si vede dal fotogramma pubblicato in catalogo, le persone dovevano passare necessariamente attraverso i corpi di Marina e Ulay se volevano entrare, ma a Palazzo Strozzi il visitatore può passare agevolmente attraverso gli ampi spazi laterali, (“menomale”, aggiungerei!).

Inoltre anche se lo spettatore decidesse di provare “l’emozione” di transitare attraverso lo spazio lasciato dalle due persone nude di sesso opposto, potrebbe farlo agevolmente anche senza “sfiorare” né l’una né l’altra persona.

Mi chiedo allora che senso abbia riproporre, attraverso due giovani “replicanti” (sia detto con tutto il rispetto dovuto ai giovani che amano l’arte, la praticano e considerano lavorare per un grande evento come questo, un vero privilegio, tra l’altro sottopagati) quando esistono foto e video dell’evento “originale” che potevano, francamente, coinvolgere di più con un criterio espositivo diverso?

Che cosa si va cercando con un’operazione del genere? Di scioccare un pubblico ormai abituato (purtroppo!) a tutto?

Trovo più scioccanti certe realtà di periferia urbana e certe situazione di abbandono sia sociale che politico. Trovo più scioccante che un artista, quando ne abbia le possibilità, non si faccia paladino di qualcosa di veramente importante per la società.

Restiamo, però, in tema. Il metodo con cui questa grande artista insegna ai propri studenti si basa su “Resistenza, concentrazione, percezione, autocontrollo, volontà, confronto con i propri limiti fisici e mentali”.

Certo che funziona!

“The Artist is Present” – Marina Abramovic
MoMA – New York
Photograph by MARCO ANELLI © 2010
ph. by Alice Signorini

Innanzi tutto si digiuna per raggiungere una chiarezza intellettiva che, altrimenti, l’ingestione e la digestione di cibi solidi o con fibre, offuscherebbe. Io ho provato e non stavo in piedi ma potevo rimanere seduta per molto tempo…

Poi, attraverso il respiro si ri-prende consapevolezza del nostro corpo (si fa da sdraiati e per lungo tempo), si va lenti e non veloci, per un’ora si guarda un colore primario a scelta, poi gli altri colori e impiegando lo stesso tempo per ciascuno.

Cammini all’indietro, poi bendato, poi ti arrabbi con un albero e poi impari a bloccare la rabbia (smettendo di respirare fin che puoi e poi ispiri).

Per un giorno intero fai tutto lentamente e per tre ore, ma di un altro giorno, apri e chiudi la porta. sempre lentamente! senza oltrepassare la soglia: la porta poi non è più una porta. Questo potete provarlo. La porta non è più la porta, ma neppure la vostra mano diventa più la vostra mano.

C’è tanto di sciamanesimo, filosofie orientali e misticismo, un sincretismo e una selezione operata dalla stessa autrice attraverso i suoi viaggi soprattutto in India.

Non a caso Marina è diventata nel tempo l’icona della New Age.

Molte delle sue opere mi fanno riflettere sul tempo che passa, certo, sull’artista, su arte e vita che per lei sono la stessa cosa…bene.

La questione che pongo è , però, molto più semplice. Le re-performance sono, per me, mero mercato e spettacolarizzazione di eventi irripetibili proprio perché irripetibili sono l’unicità, la particolarità e il carisma indubbio di Abramović.

Sono, sempre secondo la mia opinione, sterili parodie imbarazzanti, dove l’imbarazzo è in chi le guarda, ma anche in chi le interpreta!

Perché?

Perché non è credibile oggi un giovane e una giovane che rimettono in scena (diciamo così) Marina e Ulay (era la Bologna degli anni ’70). Oggi non ha più senso! Specialmente se la loro esibizione avviene circondata da foto e video della performance originale. Diciamo che è questo confronto a creare imbarazzo!

Credo addirittura che le repliche compromettano la giusta lettura della mostra stessa.

E, comunque, guardando queste riproposizioni io penso che insegnare sia il mestiere più bello del mondo, solo se chi insegna sa accendere la personalità dell’allievo e non la mortifica nella ripetizione pedissequa di quel che dice o fa il maestro.

Probabilmente il Metodo di insegnamento dell’Istituto dell’artista funziona (?) ma non con la riproposizione di antiche performance ma se fa scaturirne di nuove!

Avrei preferito vedere le opere della Signora Abramović secondo la linea tracciata da Bob Wilson: Per toccare il cuore del pubblico penso che dobbiamo mettere in scena la tua vita in modo comico.

L’ironia e l’autoironia sono sempre ottimi ingredienti anche quando si tratta di farlo in una retrospettiva, come quella fiorentina, che riunisce oltre 100 opere e che quindi, porta con sé, una complessità espositiva non da poco.

Marina Abramović The Artist is Present 2010 installazione video a 7 canali (colore, senza sonoro) New York, Abramović LLC. Courtesy of Marina Abramović Archives e Sean Kelly, New York, MAC/2017/071. Credit: Photography by Marco Anelli. Courtesy of Marina Abramović Archives Marina Abramović by SIAE 2018

Marina Abramović. The cleaner, a Firenze, Palazzo Strozzi, fino al 20 gennaio 2019: mostra da vedere, ma diffidate delle re-performance oppure provate a viverle e guardarle con occhio critico…

…poi, se volete, ne riparliamo!

Contatti: arte@adhocnews.it

Giovanna M. Carli, storica dell’arte, critica e giornalista pubblicista, è nata a Pisa, dove si è laureata cum laude in Lettere moderne con indirizzo storico-artistico. Vive sulle colline di Firenze, città in cui ha conseguito la specializzazione in Storia dell’arte col massimo dei voti e dove si è diplomata in archivistica, paleografia e diplomatica all’Archivio di Stato. Si è formata con Antonio Paolucci, Dora Liscia Bemporad, Mina Gregori, Antonio Pinelli  e ha collaborato e collabora con la Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze e col Consiglio regionale della Toscana per progetti artistico-culturali nonché con Enti pubblici e Fondazioni sia in Italia che all'estero. Ha curato la trilogia di volumi Opere donate al Consiglio regionale della Toscana, e numerose mostre tra cui ricordiamo La camicia dei Mille: opere d’arte per Garibaldi nel bicentenario della nascita / The Red Shirt of the Mille: Works of Art for Garibaldi on the Bicentenary of his Birth, sotto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica italiana. Ha all’attivo numerosi saggi e monografie d’arte ed oltre cento mostre. Ha poi contribuito a fondare la prestigiosa pinacoteca del Palazzo Pegaso, a Firenze. Ha collaborato con vari artisti, tra cui ricordiamo Igor Mitoraj, Giuliano Vangi, Antonio Possenti, Nano Campeggi, Jean-Michel Folon in mostre e progetti culturali di respiro internazionale.