Chissà perché i muri fanno notizia sono quando sono in USA e in Ungheria. E chissà perché la Spagna, da anni testimone delle migrazioni di massa verso l’Italia, si scopre ora umana e solidale. 

Sì la Spagna, lo stesso paese che respinge con durezza i migranti a Ceuta e Melilla, exclavi marocchine fortificate e presidiate. Con i soldi dell’UE. 

Il commissario europeo agli Affari interni, Cecilia Malmstrom, ha confermato lo stanziamento immediato di 10 milioni di euro dei fondi di emergenza della Ue per finanziare alcuni dei 26 progetti proposti dalla Spagna per far fronte all’emergenza migranti a Ceuta e Melillascriveva l’ANSA il 4 giugno 2014.

Denaro finito (forse) a rinforzare una linea di muri – nota nel paese iberico come Valla de Ceuta y Melilla – di filo spinato lunga 8 km (Ceuta) e 12 km (Melilla), eretta alla fine degli Anni ’90 del XX Secolo proprio per frenare le ondate migratorie verso il primo “approdo” europeo.

Dal punto di vista geografico, infatti, Ceuta e Melilla sono le anticamere dell’Europa per chi viaggia dall’Africa Sub-sahariana, molto più vicine rispetto ai porti libici sul Mediterraneo centrale, nonché vie più sicure rispetto a coloro i quali attraversano il mare. 

La prospettiva di una forte migrazione nel Vecchio Continente attraverso le exclavi spaventa però Spagna e UE che, già nel 2005, si rendono conto di quanto sia esplosiva la situazione africana.

Ecco come allora la Comissione Europea descriveva l’Africa (testo integrale):

“[…] Demograficamente, il continente africano sta crescendo rapidamente. L’Africa aveva 221 milioni di abitanti nel 1950 (8,7% della popolazione mondiale); la cifra è ora di 800 milioni (13,5% della popolazione mondiale).

Le proiezioni prevedono una popolazione di 1,3 miliardi nel 2025 e 1,75 miliardi nel 2050. La crescita economica non ha eguagliato la crescita demografica e quindi centinaia di milioni di africani vivono in condizioni di povertà.

Nel 2001, il 46,4% della popolazione sub-sahariana viveva con meno di 1 dollaro USA al giorno.

Inoltre, l’Africa si trova di fronte a un degrado ambientale su larga scala che fa sì che molte persone abbandonino le loro case.

Inoltre, non possiamo escludere che rimarranno numerosi conflitti nel continente africano o che eventi congetturali come l’invasione di locuste dell’anno scorso nella regione del Sahel solleciteranno le persone a cercare rifugio al di fuori dei loro paesi di origine.

La miseria e la paura stanno spingendo le persone fuori dalle loro regioni di origine in cerca di una vita migliore in regioni più stabili e sviluppate, prima fra tutte l’Europa. Pertanto, a medio termine, si prevede che la pressione migratoria aumenterà ulteriormente.[…]”

Un’emergenza la cui portata era stata quindi compresa ben prima delle cosiddette “Primavere arabe”. E la catena di eventi del 2011 ha permesso l’apertura di nuove vie per i clandestini e di fornire lucrose opportunità ai trafficanti. D’altronde, la rotta sahariana è viatico di traffici illegali di schiavi sin dai tempi dei romani, pertanto gli smluggers hanno aggirato l’ostacolo di Ceuta e Melilla costringendo masse di persone ad attraversare oltre 3 mila chilometri di deserto. Ponendo come luogo di arrivo Tripoli, infatti, da Lagos in Nigeria i km sono 3100 e da Abidjan (Costa d’Avorio) 5100, contro i 4000 da cui distano le exclavi spagnole, dalle quali poi il viaggio verso l’UE durerebbe solo poche ore…

Nulla da fare, però, perché, a dispetto delle recenti affermazioni del Governo Sanchez – noi non ci voltiamo dall’altra parte – a linea spagnola sui respingimenti è alquanto dura.

“[…]Come misura a breve termine, le autorità spagnole hanno aumentato il numero del personale di frontiera schierato, comprese le unità delle forze armate.

Oltre a ciò, l’altezza della barriera di confine interna sarà aumentata fino a 6 metri lungo l’intera linea di confine.

Inoltre, saranno installati ostacoli artificiali di fronte al recinto di confine esterno per rendere più difficile l’accesso alle recinzioni di confine allo scopo di aumentare la sicurezza e ridurre gli attacchi aggressivi al confine[…]” continua il report redatto, vale la pena ricordarlo, nel 2005. In altre parole non sospetti e ancora lontani dal fenomeno che dal 2011 interessa il Mediterraneo centrale. 

Milioni alla Spagna, dunque, ma anche al vicino Marocco che l’UE non ha potuto non tenere in considerazione, poiché la rotta dei migranti passa attraverso il territorio marocchino.

“[…]La Commissione ha concordato con il Marocco un progetto da 40 milioni di euro per rafforzare il controllo delle frontiere mediante la messa a disposizione di attrezzature e formazione.

Questo progetto potrebbe essere esteso per rendere disponibile al Marocco un sistema simile a S.I.V.E. (Sistema Integrado de Vigilancia Exterior, nda). Una delle lamentele da parte marocchina è stata la lunga tempistica nella realizzazione di questo progetto.

La Commissione si è impegnata ad accelerare l’attuazione pratica di questo progetto.

A tal fine, gli esperti degli Stati membri sono arrivati ​​in Marocco negli ultimi giorni. Si raccomanda che anche l’Agenzia FRONTEX sia coinvolta nella realizzazione di questo progetto[…]”.

Vero che solo gli stupidi non cambiano mai idea, come vero che nell’arco di 15 anni la situazione è profondamente cambiata specie in Nord Africa ma i dati, le stime del rapporto quelle no, non sono mutate.

Se i potenziali rischi di una migrazione di massa erano noti sin da allora, verrebbe da chiedersi perché l’Unione Europea non abbia adottato ulteriori misure volte a consolidare i suoi confini più meridionali. E tutto ciò a prescindere dalle rivolte del 2011. In fondo l’eventualità di una fine del regime di Gheddafi (con o senza guerra) non è mai stata ipotesi remota, considerando anche l’età del Colonnello. Stupisce quindi non sia stata elaborata per tempo una linea alternativa da adottare nel caso in cui la Libia fosse finita nel caos.

Ulteriore perplessità la solleva infine l’atteggiamento ambiguo dell’UE che, in Spagna si mostra più propensa a chiudere le frontiere, facendo invece pressioni su altri paesi affinché accolgano. Italia in testa.