Cara Monica (ci permetterai la confidenza di omettere titoli borghesi e conformisti quali onorevole o senatrice), abbi pietà di noialtri miseri umani, condannati – come tu ci hai ricordato con il celeberrimo cartellone esposto in piazza – a condurre vite di infima importanza (tu le hai definite “di merda”, ma noi siamo educati) e lasciaci beatamente sognare, guardando il più nazionalpopolare degli sport.

Lo scorso anno abbiamo passato un’estate d’inferno, condannati a guardare i campionati del mondo di Russia senza poter tifare per la nazionale azzurra, colpevolmente – o meritatamente che dir si voglia – eliminata nella fase di qualificazione. Tre partite al giorno, improvvisandosi, di volta in volta, tifosi di Messico, Colombia, Russia o Croazia e costretti pure – per la serie “becchi e bastonati” – a veder trionfare gli odiati cugini transalpini, trascinati dal sosia della tartaruga ninja Donatello.

Quest’anno ci sono i mondiali di calcio femminile. Uno sport che fino a qualche anno fa, in Italia, era seguito mediamente da 45 spettatori a partita. Un movimento che qualche troglodita – non uno a caso, bensì l’ex presidente della Lega Nazionale Dilettanti della FIGC – apostrofava, non più di quattro anni fa, come quattro lesbiche che sanno solo chiedere soldi.

Ecco, le quattro lesbiche che sanno solo chiedere soldi, oggi sono diventate per (quasi) tutti le “fantastiche azzurre del calcio”, le “ragazze d’oro”, le “meraviglie del pallone”. Oggi – ma si sa, gli italiani sono fatti così – tutti incollati davanti al televisore a seguire le gesta di Sara Gama, di Barbara Bonansea e di Alia Guagni. Davvero vi meravigliate? Non ve li ricordate i tempi di “Azzurra” o di “Luna Rossa“, quando in Italia c’erano 60 milioni di esperti di regate e di vela? Anche chi, l’unica vela che aveva visto in vita propria era quella del galeone Playmobil ai tempi della scuola elementare.

Ma noi, cara Monica, siamo così. Ci accontentiamo di poco. Pensi che qualcuno di noi si accontenta addirittura di credere in Dio, di avere una famiglia e di sentirsi italiano per essere felice! Ah… Che vite di m… conduciamo! Mica come lei, del resto, con i suoi 12.500 Euro al mese di stipendio da parlamentare che percepisce ormai ininterrottamente dal 2013. Noi siamo gente umile, semplice, alla buona.

E se non possiamo vincere i mondiali con Verratti, Bonucci, Insigne e Belotti; se veniamo eliminati – con tanto di biscotto – dagli europei Under 21 nonostante Chiesa, Kean e Zaniolo; se la var ci elimina ingiustamente ai mondiali Under 20… Monica, lasciaci almeno esultare per le donne del pallone in santa pace! Non ci mettere bocca, non provare a strumentalizzare tutto. Occupati delle tue proposte di legge sulla stepchild adoption – che secondo me, se l’avevi chiamata con un nome italiano, te la votavano pure – e lascia in pace queste ragazze!

Ci aveva già provato il tuo amico Cecchi Paone a spiegarci che molte delle giocatrici della nazionale sono lesbiche, ma ieri, tu lo hai di gran lunga superato. Già, perchè quando hai visto Aurora Galli, centrocampista della Juventus e della nazionale, segnare contro la Cina il gol del 2-0 e correre a baciare una bella bionda affacciata alla tribuna, ti sei riempita d’orgoglio e non hai resistito: l’amore saffico di Aurora e della bionda amante andava sbandierato ai quattro venti, dalla tua pagina facebook, con tanto di arcobaleno e cuoricino.

D’altronde, che te frega a te dei mondiali! Che te frega a te della Galli, della Mauro, della Linari o della Giuliani. Che te frega della Cina e degli ottavi di finale: l’importante era tessere le lodi dell’amore lesbo. Tanto per dare ragione al troglodita delle “quattro lesbiche”, tra l’altro.

Peccato, cara Monica, che quella bella bionda con tanto di tricolore dipinto in faccia, altro non fosse che la sorella di Aurora. La persona per lei più importante: quella che per una vita intera l’ha accompagnata agli allenamenti ed aspettata in macchina alla sera. Quella che ha sempre creduto in lei e che ieri ha voluto essere li, ad applaudire la sorella diventata finalmente campionessa.

Cazzarola, Monica, che gaffe! Non solo niente amore lesbo, ma pure un elogio alla famiglia! Porca miseria che sfiga! Fosse stata almeno una sorellastra nata da un precedente matrimonio del padre, scopertosi poi omosessuale. Fosse stata almeno la sorella adottata in un paese del terzo mondo. Nulla! Niente di niente! Sorella vera e italiana! Una sfiga colossale.

Vabbè Monica, sarà per la prossima volta. Non ti diciamo neppure di fare il tifo per le ragazze italiane, perché sarebbe un gesto nazionalista e troppo infarcito di patriottismo. Ci manca solo che al prossimo ingresso in campo, una ragazza si faccia il segno della croce.