Il congresso federale della Lega a Milano è stato caratterizzato dalla scelta di portare avanti l’eredità politica di quello che oggi è il più longevo partito italiano ancora esistente.
La partecipazione di Umberto Bossi, fisicamente provato ma mentalmente lucidissimo, è stata esplicativa del percorso scelto: ossia quello di seguire il sentiero di un continuum che trova il suo principio ispiratore nell’essere identitari. Umberto Bossi ha sottolineato come l’evoluzione del Movimento sia coerente con lo spirito autonomista delle origini.
Un partito che ormai è in tutta Italia e che è ormai è il partito più importante numericamente parlando d’Italia.
Però in chiave identitaria!
Questo lo chiarisce nel suo intervento Lorenzo Fontana, il quale sottolinea come il valore dell’identità italiana passa dalla valorizzazione delle identità locali.
Molti organi di stampa hanno fantasticato, sulle parole di Bossi e su presunte divisioni interne, mentre il dato politico più importante di ieri è stato che Salvini è nuovamente riconosciuto come un leader di partito che non solo incarna l’attuale corso di un movimento in evoluzione, ma è anche visto come lineare rispetto alla tradizione di questo movimento.
In sostanza Matteo Salvini, è un collante con la storia e con le aspirazioni future della Lega.
La vicinanza di dirigenti di lungo corso come Calderoli, Giorgetti lo dimostra palesemente.
Non è scontato che un Leader riesca a sintetizzare la tradizione e le prospettive di un partito.
A seguire gli interventi di tutti i segretari delle regioni, seguiti dalle parole pronunciate da Lucia Borgonzoni che è diventata il simbolo della possibilità di andare a scardinare il potere del Partito Democratico nelle regioni rosse.
Accompagnata sul palco dai governatori leghisti insieme ad un intervento di Luca Zaia.
“Oggi è l’inizio di un bellissimo percorso, è il battesimo di un Movimento che ha l’ambizione di rilanciare l’Italia nel mondo”.
Così hai esordito Matteo Salvini nel proprio intervento. E qui ha iniziato un ragionamento di ampia prospettiva andando a parlare apertamente di difesa dell’Occidente Cristiano, di una Lega che porta quei valori identitari in Europa e diventa protagonista della difesa delle tradizioni dei popoli europei.
Ricalcando dunque quel percorso delineato dai precedenti interventi di riconoscimento nelle identità e passando per la sfera locale della valorizzazione delle specificità. Emblematico infatti che l’ingresso di Salvini sia stato portando in mano un presepe che ha subito posto a fianco del tavolo dei relatori.

“Non occuparsi più di una parte di Paese ma abbracciare nel nome del buon governo tutta Italia – ha continuato Salvini -. Quando ho iniziato questo percorso la Lega era al 3% mai avrei potuto immaginare di avere l’onore di rappresentare il primo partito di questo Paese e la speranza per milioni di italiani. Sperano di deludere questa speranza con un’inchiesta giudiziaria, ma non ci riusciranno. Quando un popolo assapora il profumo della libertà non ci sono manette che tengono”; ha proseguito Salvini con i delegati che unanimemente si sono dichiarati disposti ad autodenunciarsi se dovessero processare il loro leader.
Un chiaro riferimento di Salvini ad un attacco al popolo italiano, tracciando un parallelismo con quello che avviene negli Stati Uniti d’America con il tentativo di impeachment verso Donald Trump.
Il profilo è quello di un leader forte, che guarda alla guida del paese, già con chiare prospettive europee e con una visione internazionale elaborata e strutturata negli anni, con alle spalle un partito con una lunga storia che oggi si evolve verso una grande prospettiva partendo dalle dimensioni locali, in coerenza con la propria idea di fondo identitaria, liberale e democratica.
Salvini oggi detiene la segreteria di una Lega che continua ad esistere e di una Lega che guarda ad un futuro sconfinato.
Lui è la sintesi di tutte le anime!