Si è tenuto a Firenze, sabato 16 marzo, il convegno sulla famiglia promosso da Fratelli d’Italia e dalle associazioni cattoliche impegnate sul tema: un momento di confronto e di elaborazione, dove sono intervenuti – tra gli altri – anche Giorgia Meloni e Massimo Gandolfini. La giornata, caratterizzata da proposte e analisi sul tema, ha visto anche la presentazione di un documento – di natura culturale – elaborato dai militanti di Casaggì Firenze, lo “spazio identitario” della giovane destra fiorentina. Ne riportiamo il testo, che tratta l’argomento in senso generale, richiamando i valori e i riferimenti che si connettono alla tutela della Famiglia…

 

Difendo la Famiglia perché è lo scrigno dei legami, la manifestazione della Comunità che oltrepassa la società, l’organismo che si contrappone al meccanismo, l’etica disinteressata del dono che soverchia l’amorale interesse del contratto. La tutelo perché incarna il sentimento oltre il profitto, l’autentico oltre il virtuale, la complementarietà della differenza oltre l’annientamento dell’omologazione dei generi, la persona oltre l’individuo, il sacro oltre il profano, l’Autorità oltre l’assenza di regole, il Dovere oltre i diritti, la responsabilità oltre l’effimero, la volontà oltre il capriccio, il luogo oltre il non-luogo, la Forma oltre l’informe, il senso delle radici oltre il non-senso dello sradicamento. La proteggo, perché rappresenta un porto sicuro nel mondo liquido, un faro nel buio, un sentiero nel deserto: è la circolarità dell’eterno che spezza la linearità del presente; è ciò che ancora possiede un volto e un cuore; è lo sconfinato orizzonte dell’amore che sbriciola l’egoismo.

La Famiglia è sangue e suolo, vita e morte, origine e destino:
è il futuro della Nazione, la nostra Tradizione, il pilastro della Civiltà.

 

IL FOCOLARE DELLA TRADIZIONE

La Famiglia rammenta le origini: è il nostro habitat primario, dove impariamo a relazionarci, a misurarci e a crescere. Essa incarna quel fuoco sacro che deve essere costantemente custodito e tramandato, di padre in figlio e di generazione in generazione, secondo quell’etica della trasmissione che i nostri avi hanno concepito come Tradizione: l’essenza più profonda di tutto quello che – passando di mano in mano – oltrepassa il tempo per farsi eterno. Nella Civiltà romana – non a caso – esistevano gli Dei domestici, i Lari: essi erano gli Antenati, che ancoravano il cittadino alla Terra dei Padri, restituendogli un ruolo, una Forma e un destino. Ma vi erano anche i Penati, fondatori della casa: il focolare – infatti – era il punto di massima luce, dove si trovava riparo, si veniva al mondo e si moriva. La Famiglia è verticalità, poiché nasce attraverso un’unione che – ieri come oggi – viene consacrata a qualcosa di più alto. Perché una Famiglia, quando è tale, è per sempre: al tempo delle unioni effimere, provvisorie e occasionali, è un patrimonio di inestimabile valore.

IL LUOGO DEL DONO

La Famiglia è lo spazio naturale che custodisce la massima manifestazione del dono: come tutte le cellule comunitarie – sempre più deboli nella odierna società liquida fondata sull’individualismo, sul profitto e sull’atomizzazione – essa contempla la gratuità, la reciprocità  e la prossimità del gesto, svincolandosi dal grigio meccanismo del contratto, dell’utile e dell’interesse. In Famiglia si agisce per affetto, per rispetto e per amore, senza secondi fini: essa è il porto sicuro nel quale riparare, il luogo della cura e della protezione, dell’intimità e della sicurezza. Anche le eccezioni, infondo, confermano la regola: una Famiglia, in ogni caso, diventa necessaria anche quando si vorrebbe abbandonarla. Essa è la forma più intensa di Comunità, dove ci si prende cura dell’altro senza pretendere niente in cambio. Anche per questo – del resto – non piace agli speculatori, che nella capacità di custodire e tramandare l’eredità – in questo caso immobiliare o economica – intravedono la perdita di un ghiotto affare: chi eredita, del resto, ricorre meno spesso al debito bancario. Il vecchio e il bambino – che hanno bisogno di attenzioni e di cure – sono il fulcro della Famiglia: il giovanilismo permanente di questa società, che odia invecchiare ed è troppo impegnata per procreare, detesta queste due figure, ritenute d’intralcio alla libera espressione dell’egoismo individuale.

LA PRIMA SCUOLA DI VITA

La Famiglia insegna a vivere. Un tempo, almeno, era così: l’educazione della persona, infatti, spettava ai genitori, che precedevano lo Stato nel fornire al giovane le basi del “saper vivere”. La Famiglia – che era la prima struttura di mediazione tra la persona e la società – rappresentava un luogo di Formazione che trasmetteva i principi e i valori della giustizia, della fedeltà, della lealtà, del sacrificio e dell’onore, che costituivano i riferimenti polari della persona: chi li possedeva, dunque, operava secondo coscienza e risultava immune alle manipolazioni. La “riprogrammazione mentale” operata dalle lobby progressiste – senza dubbio – vuole oltrepassare questo fastidioso ostacolo: se lo smartphone e la Pay Tv sostituiscono il padre e la madre, la prossima generazione non penserà più con la propria testa, ma con quella del mercato. La Famiglia – inoltre – restituisce una Forma alla persona, attraverso il senso del dovere, l’assunzione consapevole delle responsabilità e l’accettazione di un codice etico disinteressato: l’antitesi dell’homo consumens.

IL DNA DELLA NAZIONE

La Famiglia è il DNA di una Nazione: essa custodisce il sangue che – assieme al suolo – rappresenta ciò che distingue un popolo da una massa informe. In un mondo sempre più globale – dove la cittadinanza è un dato burocratico e i confini vengono smantellati in nome di un cosmopolitismo che vorrebbe rendere le persone volatili, intercambiabili e nomadi come le merci – la Famiglia rappresenta un riferimento fondamentale: essa, quando è connotata nello Ius Sanguinis, pone un argine al rischio della “sostituzione etnica”, che apre le porte alla società multiculturale, tanto cara ai progressisti di maniera, alla finanza apolide e alle sovrastrutture mondialiste. La Famiglia, dunque, è il luogo della vita: è fondata sulla procreazione, che racchiude il miracolo nella nascita e della prosecuzione della specie. Essa, in sostanza, garantisce la sopravvivenza di una stirpe: un Popolo che rifugge la Famiglia e non fa figli, necessariamente, firma la propria estinzione.

ODIATA E VILIPESA, MA ANCORA VIVA

La Famiglia è sotto attacco. Dalle frivole rivendicazioni sessantottine in avanti, la cellula primaria della nostra società è stata costantemente sminuita, destrutturata e vilipesa. Femminismo, genderismo, abortismo e anti-sessismo: le patetiche esternazioni del progressismo, da sempre, ritengono la Famiglia una “minaccia”. Essa, senza dubbio, rappresenta un ostacolo naturale all’egemonia di quel “mondo ad una dimensione” nel quale i legami sono sostituiti dai codici a barre e la sacralità della vita è subordinata ai capricci dell’ego. La Famiglia, in sostanza, è un baluardo identitario, che testimonia l’esistenza fisica di una manifestazione naturale, gratuita e tradizionale. Uomo e donna, maschio e femmina, padre e madre: l’ordine naturale delle cose, teso alla creazione di nuove vite e alla costruzione dell’armonia comunitaria. La Famiglia, dunque, contiene in sé l’antidoto vitale alla “società aperta” dello sradicamento, composta da atomi privi di identità che non hanno riferimenti al di fuori del mercato. L’individuo digitale – con la sua flessibilità, la sua brama di successo, il suo egoismo e la sua solitudine – non ha bisogno dei legami, degli effetti e dei riferimenti: il suo Io è centro e misura di tutte le cose. Dallo smantellamento del matrimonio quale unione sacra alla destrutturazione del “vincolo di fedeltà”, dalle “teorie di genere” alla falsa retorica modernista: si cerca di affossare il primo dei connotati sociali, così da procedere indisturbati nella vasta opera di sovversione che – secondo la prassi della finanza internazionale e del materialismo progressista – deve trasformare il pianeta in uno spazio liscio, omologato e senza frontiere, dove non vi sia altro Dio al di fuori del denaro. La politica – dunque – ha una missione vitale: salvare l’istituto familiare, attraverso la creazione di quelle condizioni etiche, sociali ed economiche che possano consentire l’instaurarsi di legami solidi.

Difendere la Famiglia e la vita, oggi, è un atto rivoluzionario:
il futuro della nostra Civiltà, che ci piaccia o meno, inizia proprio da qui.