C’è una piccola libreria, a Firenze, che rappresenta un punto di riferimento per tutti i cultori del pensiero libero e “politicamente scorretto”. E’ la Sherwood, ospitata nei locali di Casaggì, lo storico “spazio identitario” della giovane destra. Uno scrigno ricco di tesori che – in tutta evidenza – non possono trovarsi altrove: editoria indipendente, autori scomodi, testi rari ed analisi non allineate. Abbiamo intervistato chi la gestisce da alcuni anni…

Come nasce la Libreria Sherwood?

Il “negozio” fu, nell’autunno del 2006, la prima reale struttura alternativa creata all’interno di Casaggì dai militanti di Azione Giovani. Uno spazio nuovo, per aprirsi all’esterno e lanciare dei messaggi che potessero essere veicolati attraverso un libro, una maglietta, un adesivo o un portachiavi. L’obiettivo era quello di contribuire alla Formazione dei nostri militanti, ma anche di contagiare una generazione partendo dai contenuti, dalle forme e dalle icone. Con il tempo tutto ciò ha acquisito una struttura reale, tasformandosi in uno spazio costruito da zero e capace di ospitare centinaia di testi e di autori non conformi: un vero e proprio punto di riferimento per centinaia di persone, con un rifornimento settimanale e un catalogo ricco e interessante.
 

Perchè questo nome?

Sherwood, come la foresta di Robin Hood: la casa di chi lotta contro il potere maledetto dello sceriffo di Nottingham. Sherwood, perchè jungerianamente, i ribelli passano al bosco. Sherwood, perchè è la natura che vince la metropoli e il selvaggio equilibrio delle cose che spazza via la razionalità positiva; ma anchde perchè – restando in tema – gli alberi hanno radici profonde e chiome che si stagliano al cielo. Sherwood: un polmone per il mondo libero, ossigeno per le menti coraggiose e legna da ardere per le membra intorpidite. 

 
Quali sono i testi di riferimento?
 
La nostra – in linea con la Comunità militante dalla quale prendiamo vita – è una libreria sui generis: ciò che si trova sui nostri scaffali – ovviamente – non lo si troverebbe mai alla Feltrinelli o alla Ibs. Essenzialmente, ci occupiamo di quella cultura identitaria, libera e anticonformista che non trova spazio nei media mainstream, nei programmi scolastici o accademici e nel mondo della intellighenzia dominante: grande spazio è dato ai pensatori della Tradizione, ma anche ai filosofi classici, agli autori non allineati di questo tempo e alle analisi controcorrente. Sui nostri scaffali si trovano centinaia di titoli appartenenti ad una saggistica alternativa, che non si piega ai diktat del “pensiero unico”. Ma ospitiamo anche la storiografia più scomoda, i reportage più controversi, la narrativa più audace e una buona dose di opere dedicate alle Scienze Sociali. Vanno forte – poi – i testi di Militaria e quelli dedicati ad una spiritualità autentica – orientale o indeuropea – lontana anni luce dalla decadenza new age. 
 

Ci fai alcuni nomi che non possono mancare?

Senza dubbio i pilastri della Tradizione, da Julius Evola a René Guenon. Ma anche personalità di grande spessore – conosciuti dal grande pubblico – quali Yukio Mishima o Jack London. Poi ci sono i nomi che non possono mai mancare nel pantheon di riferimento di una certa “destra”: da Robert Brasillach e Corneliu Zelea Codreanu, da Pierre Drieu La Rochelle a Louis-Ferdinand Céline, da Berto Ricci a Giovanni Gentile, da Nicolò Giani a Guido Pallotta, da José Antonio Primo de Rivera a Ernst Jünger, da Tolkien a Kerouac, da Marinetti a D’Annunzio, da Adriano Romualdi a Jean Thiriart, da Ezra Pound ad Antoine de Saint-Exupéry, da Nietzsche a Marco Aurelio, da Emile Cioran a Dominique Venner, da Pio Filippani Ronconi a Giorgio Pisanò. E potrei continuare per ore…

Ma ci nutriamo anche dei classici spirituali di ogni tempo: dai koan zen al Bushido, dai saggi sufi al Tao Te Ching, dai testi norreni al Bhagavad Gita. Andando sui contemporanei, senza dubbio, potremmo citare Marcello Veneziani, Alain De Benoist, Mario Polia o Massimo Fini, senza dimenticare le centinaia di nomi meno noti che stanno animando la brulicante attività editoriale del panorama sovranista e identitario. 
 
Proprio su quest’ultimo fronte, dalla vostra libreria, nasce anche un noto progetto editoriale…
 
Esattamente. Nel settembre 2017, da queste stanze, ha preso forma “Passaggio al Bosco”, fortunato progetto editoriale che – da quel giorno – non ha mai smesso di lavorare alla costruzione di un nuovo immaginario identitario, vivace e “politiamente scorretto”. Una fucina di testi che, a dispetto delle aspettative, hanno riscosso un successo inaspettato e crescente, facendo breccia anche nel grande pubblico e contribuendo ad alimentare un dibattito serio e ricco di spunti. Una cosa della quale – con umiltà e impersonalità attiva – ci sentiamo fieri… 
 

Quali obiettivi vi siete dati?

Formare Uomini. Essere in grado di generare – nel cuore di chi ne è destinato – quel fuoco sacro che restituisce un senso all’esistenza. Offrire un pensiero, insomma, che possa trasformarsi in azione. E poi, senza dubbio, diffondere l’antidoto culturale ai veleni che questo mondo – con una certosina e costante opera di sovversione – continua a propinarci nel nome del “progresso” e della “libertà”. Contribuire alla resistenza spirituale di quel manipolo di ribelli che – ostinatamente – si mantengono in piedi sopra le rovine