Solo tu sei riuscito a rappresentare i sentimenti umani, come la figurazione del mistero divino. Il tuo infinito desiderio di conoscenza si fa vivo, questa è la tua mente…la mente di un genio, la mente di Leonardo da Vinci!
(Voice off, Io, Leonardo, Sky Arte)

Il 2 ottobre uscirà nelle sale e sarà visto dal grande pubblico il film Io, Leonardo, dove Io è scritto in rosso, in evidenza.

Ho avuto il piacere di vedere il film in anteprima, al Teatro di Vinci, la sera di mercoledì 25 settembre, proiezione resa possibile grazie alla collaborazione e al contributo di Sky Arte e della Fondazione Piaggio, quest’ultima rappresentata dal presidente Riccardo Costagliola, il quale ha ricordato il legame e la proficua partnership con il Museo Leonardiano di Vinci, annunciando dal palco vinciano l’allestimento di una nuova mostra “Dalle macchine di Leonardo all’industria 4.0” in programma nel mese di novembre.

Un film drammatico. Allo spettatore conviene abbandonarsi, senza resistenze intellettuali e fin da subito, a un fluire lento tra immagini recondite, quelle scaturite dalla mente di Leonardo per farsi trasportare dal soliloquio incessante (di Luca Argentero) e dalla voce narrante (di Francesco Pannofino).


Incanta il Leonardo che incontriamo fin dal grembo materno, che nuota pensando…ed è proprio la mente, la mente di Leonardo protagonista di questo film dalle immagini meravigliose che ci parla di un uomo, nato nel 1452 sotto il segno dell’Ariete, ad Anchiano, frazione di Vinci, da un padre notaio, Piero e da Caterina, più giovane e contadina, figlia di un proprietario terriero.

Figlio illegittimo, lascerà la campagna e quella madre che neppure Giorgio Vasari, quando scrive la biografia del genio di Vinci, rammenta.

Vasari scrive che Leonardo si mise a imparare molte cose e, cominciate, poi l’abbandonava.

Ecco nell’abbaco egli in pochi mesi ch’e’ v’attese, fece tanto acquisto, che movendo di continuo dubbi e difficultà al maestro che gl’insegnava, bene spesso lo confondeva. Dette alquanto d’opera alla musica, ma tosto si risolvé a imparare a sonare la lira, come quello che da la natura aveva spirito elevatissimo e pieno di leggiadria; onde sopra quella cantò divinamente all’improvviso. Nondimeno, benché egli a sì varie cose attendesse, non lasciò mai il disegnare et il fare di rilievo, come cose che gl’andavano a fantasia più d’alcun’altra. Veduto questo, ser Piero, e considerato la elevazione di quello ingegno, preso un giorno alcuni de’ suoi disegni gli portò ad Andrea del Verrochio, ch’era molto amico suo, e lo pregò strettamente che gli dovesse dire se Lionardo, attendendo al disegno, farebbe alcun profitto

Nel film prodotto da Sky Arte “io, Leonardo”, del regista messicano Jesus Garces Lambert, consulenza scientifica di Pietro C. Marani, membro della Commissione Nazionale Vinciana per la pubblicazione delle opere di Leonardo, Luca Argentero interpreta non tanto la figura di Leonardo quanto i suoi tormenti interiori e diventa quella mente che conduce la mano a disegnare incessantemente o che, invece, la blocca. Una mente capace di “ruminare” giorno e notte che lo tormenta e talvolta lo interrompe nei progetti ma che a volte parte con la forza folgorante di un fulmine per realizzare capolavori sempre in sintesi tra arte, bellissimi, e scienza, i suoi disegni, i suoi progetti anticipatori e i suoi sogni.

Un committente esigente, Ludovico il Moro, che lo sprona e lo incoraggia …e sempre quella assidua elucubrazione sulle cose di natura che produce capolavori, ma con quanto tormento!
Alcune frasi enunciate nel film da Leonardo, spesso in posa come fosse uscito da un suo dipinto – l’attore Luca Argentero con quella lunga parrucca riccioluta ricorda molto da vicino il Salvator Mundi, l’opera attribuita, secondo me erroneamente, a Leonardo e battuta all’asta per 450 milioni di dollari – sono l’espressione più convincente delle sue ossessioni:

Io voglio intendere l’universale misura dell’uomo! Studiare e disegnare sono per me l’unico rifugio sicuro. La pittura è scienza, nipote di Natura e parente di Dio!

La pittura è, infatti, concepita da Leonardo come scienza. Dopo un imprinting bucolico, i primi dieci anni di vita Leonardo li trascorre in campagna al canto del gallo e al tramonto del sole, con fili d’erba agitati dal vento e nebbie e atmosfere che colpiranno la sua immaginazione e che egli potrà sicuro del mezzo pittorico dopo gli studi a bottega del Verrocchio, trasferire alle sue opere, quelle calde impressioni di natura, l’artista inquieto e preda di una folle curiosità per i fenomeni, per il corpo umano e per la bellezza conduce quasi venti anni a Milano, a realizzare due delle opere più ammirate della sua infinita produzione (consideriamo, infatti che il Codice Atlantico è un libro di 400 fogli in circa tra scritti e disegni) “L’Ultima Cena” nel refettorio di Santa Maria delle Grazie, e la “Dama con l’Ermellino”.


La narrazione del film segue l’ordine cronologico dei fatti, ma fabula e intreccio spesso si sovrappongono perché la mente di Leonardo spesso fugge dall’incessante pensare del presente per rifugiarsi in quel grembo materno abbandonato all’età di dieci anni circa.

Un Leonardo iperattivo che fugge da un antico e mai risolto dolore: quello dell’abbandono. Una chiave di lettura convincente ma che ci offre un’immagine, a mio parere, troppo triste di Leonardo.

Nei miei studi su questa affascinante e straordinaria figura, vedo Leonardo collocato in un’altra storia: un bambino che corre felice nei campi, che guarda il lavoro della madre e del nonno, che osserva la natura e che fa dell’arte la chiave per risolvere il dolore che la vita gli ha posto davanti e le infinite gioie che una mente così brillante gli ha donato, pur nel rovello intellettuale di trovare “la quadra del cerchio”. L’uomo è misura di tutte le cose.

Importante, ed emerge vivida e con forza nel film, la figura di Francesco Melzi, l’allievo prediletto.
«Fu creato de Leonardo da Vinci et herede, et ha molti de suoi secreti, et tutte le sue opinioni, et dipinge molto ben per quanto intendo, et nel suo ragionare mostra d’haver iuditio et è gentilissimo giovane. […] Credo ch’egli habbia quelli libricini de Leonardo de la Notomia, et de molte altre belle cose.» (da una lettera da Milano ad Alfonso I d’Este, duca di Ferrara, 6 marzo 1523). È grazie a lui che possiamo ricostruire la personalità artistica e umana di Leonardo.

Leonardo da Vinci (Luca Argentero): L’occhio, finestra dell’anima, abbraccia la bellezza di tutto il mondo ed è l’occhio, che tutte le umane arti consiglia e correggere, conduce l’uomo in ogni luogo!

Voce off: Hai vinto la tua sfida impossibile, rappresentando l’unione simbolica tra arte e scienza

Leonardo da Vinci: Io voglio intendere l’universale misura dell’uomo! Studiare e disegnare sono per me l’unico rifugio sicuro. La pittura è scienza, nipote di Natura e parente di Dio!

Voce off: Solo tu sei riuscito a rappresentare i sentimenti umani, come la figurazione del mistero divino. Il tuo infinito desiderio di conoscenza si fa vivo, questa è la tua mente…la mente di un genio, la mente di Leonardo da Vinci!

Un film che vale la pena di vedere ma dal ritmo lento, un quadro dopo l’altro, con tante informazioni e dettagli, molteplici spunti e suggestioni, fibrillante come la mente del genio, inquieto e diverso, dal sicuro potere attrattivo e seducente.

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© Ph. Giodì 2019: Courtesy Archivio Giovanna M. Carli, critica e storica dell’arte

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Giovanna M. Carli, storica dell’arte, critica e giornalista pubblicista, è nata a Pisa, dove si è laureata cum laude in Lettere moderne con indirizzo storico-artistico. Vive sulle colline di Firenze, città in cui ha conseguito la specializzazione in Storia dell’arte col massimo dei voti e dove si è diplomata in archivistica, paleografia e diplomatica all’Archivio di Stato. Si è formata con Antonio Paolucci, Dora Liscia Bemporad, Mina Gregori, Antonio Pinelli  e ha collaborato e collabora con la Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze e col Consiglio regionale della Toscana per progetti artistico-culturali nonché con Enti pubblici e Fondazioni sia in Italia che all'estero. Ha curato la trilogia di volumi Opere donate al Consiglio regionale della Toscana, e numerose mostre tra cui ricordiamo La camicia dei Mille: opere d’arte per Garibaldi nel bicentenario della nascita / The Red Shirt of the Mille: Works of Art for Garibaldi on the Bicentenary of his Birth, sotto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica italiana. Ha all’attivo numerosi saggi e monografie d’arte ed oltre cento mostre. Ha poi contribuito a fondare la prestigiosa pinacoteca del Palazzo Pegaso, a Firenze. Ha collaborato con vari artisti, tra cui ricordiamo Igor Mitoraj, Giuliano Vangi, Antonio Possenti, Nano Campeggi, Jean-Michel Folon in mostre e progetti culturali di respiro internazionale.