Chi è burattino? Chi non ha autonomia di vita e di movimento ma viene mosso da altri che gli danno anche la voce. Giuseppe Conte è un professore, non proviene dai movimenti che lo hanno portato al governo, è il punto di mediazione fra tre figure diverse: Di Maio, Salvini e Mattarella. Tecnicamente e politicamente non può dunque essere un burattino, se i presunti burattinai tirano i fili in direzioni diverse.

Ha meno potere dei suoi vice, questo sì, ma lui è stato chiamato come un libero professionista a Palazzo Chigi, non ha alle spalle un movimento politico e un consenso. Se vogliamo, la vera contraddizione è questa, che il premier di una coalizione populista non viene dal popolo, non viene dal voto del sovrano, viene dall’élite dei professori d’università.

Descrivendolo, ho parlato di lui come di un nuovo Zelig, di una figura rotonda, perché deve piacere non solo ai tre di sopra ma vuol compiacere anche Juncker e la Merkel, Macron e Trump, e magari pure Putin, e risultare gradito a Maduro e Guaido allo stesso tempo. Aggiungo che cova in lui una forte ambizione, e del resto quando si presenta come colui che comanda davvero, conferma questa sua velleità, da ebbrezza di potere (libido dominandi). Del resto chi vuol compiacere, è sempre un po’ piacione.

Ma questo conferma che Giuseppe Conte non è un burattino. Ha un suo stile personale, un suo garbo istituzionale, un suo appeal democristiano – più la somiglianza col primo Berlusconi disceso in campo – che ancor di più lo differenziano dai suoi committenti.

Se invece vogliamo allargare l’accezione di burattino a colui che non dispone di autonoma legittimazione a governare, di autonomo prestigio ma è frutto di un accordo e di un’investitura altrui, allora dobbiamo dire che ha ragione Conte a definire burattini quegli euro-esponenti che rispondono a potentati non eletti, a gruppi di interesse, a lobbies, o ripetono a pappagallo l’ideologia global in circolazione e i suoi santuari irrinunciabili.

Se burattino è colui che non arriva per forza propria alla presidenza, sarebbe infinita la catena di presidenti per grazia ricevuta, dal Quirinale ai predecessori di Conte – lo stesso Gentiloni si presentò come la longa manus di Renzi, anche se poi dimostrò una sua personalità autonoma. Nessuno avrebbe mai scommesso su Mattarella al Quirinale e la sua nomina fu vista come una figura debole che facesse da spalla alla figura forte del Capetto fiorentino: eppure Mattarella non è certo un burattino. E come giudicare la nomina di Monti a Palazzo Chigi, che non veniva dalle urne, non era mai stato votato dagli italiani, piaceva solo agli assetti di potere? Non era veramente l’emanazione di quel potere degli eurocrati, non venne nominato come si nomina il presidente della banca centrale? Ma non fu definito burattino dei poteri forti.

E non solo: non basta essere eletti dal popolo per non essere burattini. Ci sono automi eletti nelle camere che non hanno alcuna forza e prestigio personali, stanno lì per volere di chi comanda. E votano a comando, sono un esempio di democrazia digitale, nel senso che del loro ruolo di parlamentare l’unica parte attiva è il dito che preme il pulsante quando si tratta di votare (a comando dei leader). Ma sono foche ammaestrate o rappresentanti del popolo?

Insomma, andateci piano coi burattini. Soprattutto se fate riferimento agli italiani. E per due ragioni. La prima è che il burattino più famoso da noi è Pinocchio che era disubbidiente e non rispondeva a nessun burattinaio: e che nacque di legno ma poi diventò di carne e ossa, con la testa sua. La seconda è addirittura storica: più di mille anni fa Liutprando notava che la forza degli italici era di avere sempre due padroni, mai uno solo, e barcamenandosi tra i due, avevamo margini di libertà e d’azione, e si rendevano importanti. Non a caso Conte deve dar conto a due, anzi a tre, datori di lavoro, non a uno solo.

Infine, una nota. Miserabili coloro che hanno dato ragione allo squallido denigratore di Conte, sia perché offendeva il nostro Presidente del consiglio e dunque offendeva l’Italia; sia perché in tal modo ricalcava il cliché offensivo degli italiani burattini, pulcinella e servitori. A sinistra non sanno trattenersi dal battere le mani a chiunque critichi l’Italia, gli italiani e i loro rappresentanti. E non capiscono che così si allontanano sempre di più dagli italiani stessi. Se fossero intelligenti e meno livorosi prenderebbero esempio da Maurizio Gasparri che con coerenza, coraggio e buon senso, ha difeso il carattere politico e statal-nazionale dell’azione di Salvini sulla Diciotti, negando l’autorizzazione a procedere. Mostrerebbero di non seguire vilmente la via giudiziaria e il discredito nazionale ma di sfidare il governo e Salvini sul terreno politico, fermo restando il rispetto dei ruoli e il prioritario amor patrio. Per la stessa ragione dovrebbero difendere il presidente del consiglio dal volgare attacco in parlamento europeo, salvo il giorno dopo opporsi al suo governo e criticarlo per le cose che fa o che non fa. Ma se solo arrivassero a questa apertura mentale, se solo riuscissero a imitare almeno il vituperato Gasparri…

MV, La Verità 15 febbraio 2019

Giornalista, scrittore, filosofo. E' nato a Bisceglie e vive tra Roma e Talamone. Proviene da studi filosofici. Ha fondato e diretto riviste, ha scritto su vari quotidiani e settimanali. È stato commentatore della Rai. Si è occupato di filosofia politica scrivendo vari saggi tra i quali La rivoluzione conservatrice in Italia, Processo all’Occidente, Comunitari o liberal, Di Padre in figlio, Elogio della Tradizione, La cultura della destra e La sconfitta delle idee (editi da Laterza), I vinti, Rovesciare il 68, Dio, Patria e Famiglia, Dopo il declino (editi da Mondadori), Lettere agli italiani. È poi passato a temi esistenziali pubblicando saggi filosofici e letterari come Vita natural durante dedicato a Plotino e La sposa invisibile, e ancora con Mondadori Il segreto del viandante e Amor fati, Vivere non basta, Anima e corpo e Ritorno a sud. Dopo Lettera agli italiani (2015) ha pubblicato di recente Alla luce del Mito e Imperdonabili, tutti con Marsilio, e Tramonti (Giubilei Regnani).