Non è un Christus patiens qualunque. I suoi occhi sono chiusi ma non nella morte.

Un Cristo che rappresenta l’uomo che accetta consapevolmente la sofferenza, in silenzio e un’opera che cattura l’occhio della devozione e della sensibilità artistica: linee morbide del modellato, trasparenza del perizoma finemente ricamato.

E più di un enigma: dov’è il  soppedaneo che doveva rappresentare il Golgota? Che fine ha fatto? Un simbolo importante in una Croce, è la rappresentazione del Golgota con le ossa e il teschio di Adamo.

Ricordo che il legno della croce è nato dall’Albero della Vita fiorito dal teschio di Adamo morto che, bagnato dal sangue di Cristo, simboleggia la redenzione dal Peccato originale dei progenitori, redenzione che Cristo offre a tutti col sacrificio della sua vita.

I due dolenti Maria e Giovanni Evangelista sono probabilmente opera di allievi.

Altro enigma. Non sappiamo se l’opera è stata realizzata da Simone Martini prima della sua partenza per Avignone e c’è incertezza anche su chi sia stato il possibile committente o destinatario.

Non si scarta l’ipotesi che la croce dipinta sia stata fatta proprio per la Chiesa di Santa Maria sul Prato su commissione dei Padri Domenicani di Santa Maria Novella da cui convento, all’epoca, dipendeva la chiesa.

Oppure la Croce lignea proviene dalla Cappella dei Nove nel Palazzo Pubblico di Siena?

Intanto la possiamo ammirare tutta e nel suo ritrovato splendore, grazie al restauro portato a termine dall’Opificio delle Pietre Dure.

Interno della Chiesa di Santa Maria sul Prato a San Casciano in Val di Pesa, Firenze

Intanto possiamo abbandonarci alla contemplazione di un Cristo di raffinatissima esecuzione

e perdersi nei dettagli del volto incorniciato da lunghi capelli, seguire quelle mani e quei piedi sulla croce, lunghi e affusolati

condividere l’intensità e una drammatica sofferenza contemplativa.

Entrate nello scrigno di bellezza della Chiesa di Santa Maria sul Prato, in piazza Simone Martini, a San Casciano in Val di Pesa, Firenze

scoprirete quanta arte può parlare allo spirito e quanto può resistere al tempo e soprattutto alla dimenticanza.

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© Ph. Giodì 2019: Courtesy Archivio Giovanna M. Carli, critica e storica dell’arte

Giovanna M. Carli, storica dell’arte, critica e giornalista pubblicista, è nata a Pisa, dove si è laureata cum laude in Lettere moderne con indirizzo storico-artistico. Vive sulle colline di Firenze, città in cui ha conseguito la specializzazione in Storia dell’arte col massimo dei voti e dove si è diplomata in archivistica, paleografia e diplomatica all’Archivio di Stato. Si è formata con Antonio Paolucci, Dora Liscia Bemporad, Mina Gregori, Antonio Pinelli  e ha collaborato e collabora con la Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze e col Consiglio regionale della Toscana per progetti artistico-culturali nonché con Enti pubblici e Fondazioni sia in Italia che all'estero. Ha curato la trilogia di volumi Opere donate al Consiglio regionale della Toscana, e numerose mostre tra cui ricordiamo La camicia dei Mille: opere d’arte per Garibaldi nel bicentenario della nascita / The Red Shirt of the Mille: Works of Art for Garibaldi on the Bicentenary of his Birth, sotto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica italiana. Ha all’attivo numerosi saggi e monografie d’arte ed oltre cento mostre. Ha poi contribuito a fondare la prestigiosa pinacoteca del Palazzo Pegaso, a Firenze. Ha collaborato con vari artisti, tra cui ricordiamo Igor Mitoraj, Giuliano Vangi, Antonio Possenti, Nano Campeggi, Jean-Michel Folon in mostre e progetti culturali di respiro internazionale.