Riccardo Giusto è il primo dei 650000 soldati italiani morti nel corso della Grande Guerra.
Un soldato semplice di Fanteria del corpo degli Alpini poco più che ventenne, ucciso in territorio attualmente friulano, al tempo austro-ungarico.
L’ultimo caduto italiano invece è stato un ufficiale, il Sottotenente Alberto Riva.
Morto 101 anni fa il 4 novembre in quella Trento che sottraevamo all’Impero Asburgico, e che poco più di due anni prima aveva visto impiccare come traditore l’irredentista Cesare Battisti insieme a Fabio Filzi.
Probabilmente oggi i ragazzi non sanno quasi nulla di questi nomi. Come non vengono conosciuti e ricordati dalle nuove generazioni nomi come Francesco Baracca, Nazario Sauro, Carlo e Giano Stuparich.
I giovani non sanno chi era l’eroe del mare Luigi Rizzo, ed ignorano praticamente tutto dell’eroe di Gorizia Aurelio Baruzzi.
Persone che tornano a casa, ma che avevano messo in gioco la loro vita, persone che rimasero uccise sulle pietraie del Carso, che caddero in trincea, sui campi innevati.
Gente che affrontò il capestro perché viveva al tempo in un paese straniero eppure lottava per una Patria della quale non aveva la cittadinanza, ma per la quale si sentiva di sacrificare ogni cosa.
Nessuno sa niente di Quirino De Santis detto proprio a seguito dell’esperienza bellica Guerrino.
Io lo ricordo bene perché era il mio bisnonno materno.
Aveva combattuto ed era stato fatto prigioniero dagli austriaci, aveva passato anni nelle trincee e caricato alla baionetta.
Si trattava di uno di quei ragazzi che ebbe la fortuna di tornare a casa, che è morto alla veneranda età di 93 anni tramandandomi tante storie, tanti ricordi, che essendo al tempo piccolo a volte appaiono sfocati, ma che ho rivisto in tante testimonianze.
Non c’era un motivo particolare per cui dovesse essere ricordato nei libri di storia, Cavaliere dell’Ordine di Vittorio Veneto, onorificenza creata proprio per ricordare e ringraziare le tante persone che avevano lottato duramente.
Non aveva avuto la medaglia d’oro al Valor militare, era rimasto ferito come tanti altri ad una mano ed in parte invalido, ma al tempo era una storia comune a molti.
Mio nonno era uno dei tanti nonni, anziani ma ancora vivi al tempo.
Io l’ho potuto conoscere anche se per poco.
Per me la Grande Guerra significava qualcosa non solo perché l’Italia è piena di monumenti, ma perché al tempo c’erano tante commemorazioni dove tanti come l’uomo che ho conosciuto si commuovevano.
Non viene oggi valorizzato il fatto che loro sono morti per difendere i nostri confini, e per permettere a tutti gli italiani di vivere in un paese italiano e libero.
Oggi il mio bisogno avrebbe 124 anni, veramente troppi.
Riccardo giusto che aveva un anno più di lui, ma ha vissuto solo ventuno anni su questa terra.
Ma per poco o tanto che siano vissuti, che siano tornati o non tornati, quello che hanno dato lo hanno dato perché esistesse un Italia Libera, indipendente e Sovrana.
Questo non va dimenticato nelle commemorazioni.