Giuseppe Garibaldi, Giuseppe Mazzini, Nino Bixio. E ancora Enrico Cialdini, Alfonso La Marmora, Giuseppe Sirtori erano massoni. O comunque associati dalla Storia a quello “strano” ambiente sovente usato dall’opinione pubblica per spiegare l’inspiegabile. In fondo, ciò che non si riesce a comprendere per mancanza di fonti attendibili oppure per la mancanza di volontà d’approfondimento è sempre associato a qualcosa. 

Una brutta abitudine davvero, specie quando si fa ricerca storica. E così non è raro leggere su siti e piccole pubblicazioni di stampo “meridionalista” e “neo-borbonico” che il Generale Cialdini, ad esempio, fu persecutore del sud e massone. Come se le due cose avessero un nesso logico. 

 

frammento da “Schegge di storia 7/ I criminali della Massoneria e l’industrializzazione del Nord finanziata con i soldi scippati al Banco di Sicilia” (inuovivespri.it, 26 maggio 2019)

 

In breve Sorta in Inghilterra nel XVIII Secolo, pregna della cultura illuminista, la Massoneria è messa al bando nell’Europa della Restaurazione sia per il suo carattere segreto, sia per l’aperta simpatia alla causa di Bonaparte. In Italia rinasce nel 1859, con la fondazione della Loggia “Ausonia” di Torino, il cui Gran Maestro era Costantino Nigra, Ministro degli Esteri dei Governi D’Azeglio e Cavour. Altro uomo di punta del Risorgimento. 

Il contesto Non è un caso che la Massoneria rinasca nel Regno sabaudo. Dove altrimenti:   nel sud borbonico o nel lombardo-veneto austriaco? O, ancora, nei territori della Chiesa dal quale i “liberi muratori” erano banditi addirittura da un’enciclica (Qui Pluribus, 1846)? Inoltre la M. fa suoi Liberté. Egalité. Fraternité, valori-simbolo di quella rivoluzione a cui si contrappose, a Vienna, il processo di restaurazione dell’ancien regime. Dunque l’appartenenza dei Padri del Risorgimento Italiano alle Logge rinate dopo il ’59 va considerato sia sotto un profilo di condivisione valoriale sia quale strumento per rafforzare i legami fra uomini, italiani e non, in aperta antitesi con gli equilibri del tempo…

Pregiudizio anti-storico Non occorre essere accademici per capire che la M. risorgimentale e i suoi illustri membri nulla avessero a che spartire con le “trame” che iniziarono a fiorire nell’immaginario popolare a partire dai primi Anni ’80… del XX Secolo.  Né che la Loggia “P” (Propaganda) del 1877 fosse in alcun modo collegabile all’altra “P”… sorta oltre cento anni dopo. Come accennato, poi, negli ambienti “revisionisti” della storia del Risorgimento Italiano è radicata l’idea che la Massoneria sia stata strumento o complice dei Savoia per “saccheggiare” l’Italia meridionale. Una teoria sostenuta dalla convinzione che i territori del semi-feudale Regno delle Due Sicilie abbiano subito un deliberato sfruttamento ed impoverimento, fino a diventare periferia dell’Italia unita. 

Sono proprio le soluzioni più semplici quelle che in genere vengono trascurate” ricorda Sherlock Holmes, il detective nato dalla penna di Sir Arthur Conan Doyle (massone) e, probabilmente, la spiegazione più immediata è anche quella più veritiera: trovare a ogni costo un capro-espiatorio per giustificare il mancato sviluppo del Mezzogiorno, di cui né i Savoia né gli Italiani che vivono nelle regioni del sud sono responsabili. Lo sono, semmai, politiche di rilancio risultate inefficaci a garantire lavoro e benessere. Politiche figlie di 159 anni di classi dirigenti, non per forza formate da massoni, incapaci di porre la parola fine alla ormai ultracentenaria “questione meridionale”. 

Attaccare Garibaldi, Bixio e Cialdini non ha senso a meno che lo scopo sia quello, decisamente anti nazionale, di sminuirne il ruolo nella lotta per l’Unità. Quanto ai crimini, veri o presunti, non bisogna dimenticare che i crimini di guerra non sono figli della Massoneria anzi, possono essere compiuti anche dai più insospettabili. Dai Borbone ad esempio, i cui soldati massacrano la popolazione di Partinico insorta alla notizia dell’arrivo dei Mille. O ancora i civili di Bronte: morirono per mano garibaldina a causa di alcuni gravi episodi avvenuti nel corso della rivolta contro le locali autorità borboniche. Fucilati, dunque, non perché meridionali ma in quanto responsabili di eccessi ai danni degli stessi Borboni, che li avevano sempre sfruttati. Già, perché quell’autorità “piemontese” e “massona” incarnata da Bixio rifiutava di considerare giustizia un massacro che aveva coinvolto donne e bambini.

 

 

 

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Giornalista e fotoreporter. La sua prima, più importante “scuola” è stata GQ per la quale si è occupato di moda maschile, eventi, luxury, eros e talvolta di enogastronomia, spaziando fra cucine stellate e razioni da campo. Due lauree, una in Storia e un’altra in Storia e Politica Internazionale. La passione per lo studio del passato e per l’analisi della politica estera lo accompagna sin dai tempi dell’università. Oggi collabora con importanti riviste di settore italiane e straniere (BBC History, Conoscere la Storia, AeroJournal, Affari Internazionali) e realizza reportage in Italia e all’estero per IlGiornale, LiberoQuotidiano, RID. Ha pubblicato due libri di storia aeronautica ed è in attesa dell’uscita di due nuovi dedicati ai Balcani. Crede nel valore dell’esperienza e non ha mai rinnegato il passato. Ogni argomento trattato, per quanto diverso, ha infatti dato qualcosa in più al suo lavoro. Cura uno spazio su igersitalia.it e gestisce il profilo ufficiale Instagram @Igers_terni_ E’ responsabile della rubrica “difesa” di AdHocNews.it