Se c’è un passato presidente americano al quale Donald Trump può essere paragonato, questo nella storia recente è sicuramente Ronald Reagan.
Pur con le dovute differenze, Trump e Reagan hanno moltissimi lati in comune sia dal punto di vista della loro immagine pubblica che della loro visione politica.
Ronald Reagan arrivo’ alla presidenza successivamente ad una disastrosa gestione della politica estera da parte di Jimmy Carter, che fu una delle colombe più indecise ed inconcludenti della storia dei presidenti democratici americani. Quando vide il totale fallimento di questo atteggiamento troppo debole, cercò di recuperare consenso improvvisandosi falco. Ruolo in cui riusciva ancor peggio che in quello di colomba.
Con tutti i difetti la presidenza Nixon, dal punto di vista delle relazioni internazionali rappresentò, anche grazie alla sapiente regia di Henry Kissinger, un momento di grandezza mai raggiunto per gli Stati Uniti e lo stesso Gerald Ford si dimostrò un presidente risoluto e determinato anche se venuto in un momento di grande difficoltà.
Reagan restituì dignità alla politica estera americana, rappresentò pubblicamente un uomo di cambiamento, vero self made man, che dopo una carriera da attore, si avviò alla politica passando per un esperienza sindacale fino a divenire governatore della California e poi presidente degli Stati Uniti .
Anche nelle loro vite ci sono dei parallelismi.
Trump nasce in una famiglia molto più importante, ma sicuramente diventa sin da subito un uomo nuovo e per molti aspetti un pioniere della finanza statunitense. Anche Trump diventa un uomo conosciuto dal grande pubblico grazie al mondo dello spettacolo. Il suo arrivo alla presidenza è ancora più sbalorditivo di quello di Reagan, non avendo ricoperto prima alcun incarico elettivo.
L’apparato Repubblicano è stato inizialmente scettico di ambedue.
Eppure ambedue hanno conquistato come non mai l’America e galvanizzato la base.
I democratici dileggiavano Reagan in tutti i modi, lo definivano inesperto, incapace ed inadatto.
Reagan riuscì a sbaragliare i democratici in ogni modo.
Fu sicuramente il presidente repubblicano americano più amato del ventesimo secolo.
I due più grandi successi che mise a segno furono le elezioni presidenziali del 1984 quando sbaragliò totalmente il suo avversario, Walter Mondale, aggiudicandosi 50 stati su 52 e l’audacia dimostrata con il colpo di mano dell’invasione dell’isola di Grenada, dove nonostante la comunità internazionale si schierò contro di lui, riuscì ad impedire che i cubani conquistassero un importante postazione strategica contro gli Stati Uniti.
Ora Trump ha battuto l’icona intoccabile dei democratici Usa, Hillary Clinton, regista delle disastrose scelte dell’amministrazione Obama in politica estera, che hanno toccato il picco con la stagione delle primavere arabe.
Ora Trump ha portato avanti il suo motto, America First, tramite un azione ardita che ha portato all’eliminazione di uno degli strateghi più importanti dell’Iran.
Quello che ne conseguirà con le reazioni internazionali, e sul piano militare è ancora un’incognita, ma di certo sul fronte interno il popolo americano si è già schierato con il suo presidente, e la miopia dei democratici nel chiedere un impeachment che sanno bene essere impensabile ha palesato al mondo intero che sono nel momento peggiore della loro crisi.
Il problema dei democratici americani è avere un nullità come Joe Biden quale migliore carta da giocare con un gigante come Donald Trump.
Sicuramente questa è l’ultima e più forte analogia tra Trump e Reagan: si sono sempre trovati davanti degli avversari non alla loro altezza.