“Venite avanti, vi prego… Scorrete… Lasciate che tutti entrino in piazza… Siamo molti di più di quanti pensavamo…”. La voce, dal palco di Piazza Matteotti a Napoli è quella dell’On. Giovanni Donzelli, responsabile nazionale dell’organizzazione del partito di Giorgia Meloni. Pochi minuti e il deputato toscano riprende il microfono: “abbiamo i dati ufficiali, siamo in 30.000” e dalla piazza parte un boato.

Fratelli d’Italia vince dunque il derby sovranista con la Lega di Salvini, che sabato aveva portato in piazza Duomo a Milano circa 20.000 simpatizzanti da tutta Italia. A parziale giustificazione del carroccio, va detto che la manifestazione leghista si è svolta sotto la pioggia battente, mentre per quella della Meloni il meteo è stato decisamente più clemente. Fatto sta che i sovranisti di Giorgia hanno battuto, nei numeri, i populisti di Matteo.

La leader di Fratelli d’Italia, dal palco di Napoli non delude i suoi militanti, accorsi da tutta Italia con oltre 200 pullman, treni e automobili. Giorgia è un fiume in piena ed attacca a destra e a manca senza risparmiare nessuno: da Juncker – “l’Europa ci dice che dovremmo dare più case ai rom, inizi a darle lui in Lussemburgo, mentre noi e daremo agli italiani in difficoltà” – a Di Maio – “gli italiani non vogliono la tua paghetta, vogliono lavoro e dignità“. Ma l’affondo più duro è quello contro gli (ex?) alleati di Forza Italia – “se la Merkel votasse in Italia voterebbe per Tajani e per Forza Italia” – ed in particolare contro Silvio Berlusconi – “Berlusconi propone Mario Draghi premier… Non con i voti di Fratelli d’Italia! L’Italia non ha bisogno di un nuovo Mario Monti e di un altro governo amico delle banche“.

Con “chi mantiene atteggiamenti poco chiari, come quelli di allearsi con il Pd come accaduto in Sicilia alle ultime elezioni – prosegue la Meloni dal palco di Napoli – dovremmo chiarire diverse cose. Intanto, l’unica alleanza possibile alternativa a quella tra Lega e Movimento 5 Stelle è quella tra Lega e Fratelli d’Italia“.

Il popolo di Giorgia è in delirio. E allora arriva anche l’amarcord di quanto accaduto il 19 maggio del 1992, quando “i parlamentari del Movimento Sociale Italiano candidarono alla presidenza della repubblica, Paolo Borsellino. Ottenne 47 voti, perché il parlamento gli preferì Oscar Luigi Scalfaro. Poi non chiediamoci come mai, in questo paese, le cose siano precipitate…“.