Nella testa di Toto Wolff e degli uomini Mercedes, il Gran Premio di Germania sarebbe dovuto essere una grande festa di compleanno per la casa di Stoccarda che, proprio oggi, celebrava i suoi 125 anni di presenza nel mondo del Motorsport, ossia dalla sua prima partecipazione alla Parigi-Rouen, gara automobilistica da molti considerata antesignana dell’automobilismo moderno.

A guastare la festa agli uomini in grigio – per l’occasione con tanto di coppola e bretelle, a ricordare l’abbigliamento dei primi meccanici Mercedes del secolo scorso – fin dalle libere del venerdì, però, si erano impegnati Sebastian Vettel e, soprattutto, Charles Leclerc, apparentemente imprendibili per tutti gli altri piloti, Hamilton e Bottas compresi. Poi l’imprevisto che non ti aspetti e che ti fa pensare che anche lassù, tra gli dei dei motori, sia stata presa la decisione di festeggiare al meglio il compleanno Mercedes: durante le qualifiche salta prima l’intercooler alla Ferrari di Vettel – fuori nel Q1 e costretto a partire ultimo sulla griglia di partenza – e poi la centralina di Leclerc, col monegasco lasciato a piedi prima del Q3 e relegato in decima posizione. Infine la pioggia nel giorno della gara, che significa dare a Lewis Hamilton – vincitore delle ultime 7 gare disputate sul bagnato – un altro, inutile, vantaggio.

La Mercedes si presenta così strafavorita ai nastri di partenza, con tanto di livrea dedicata alle celebrazioni dei 125 anni di gare: il musetto, l’ala anteriore e l’halo dipinti di bianco opaco, ovvero del colore usato dalla Mercedes agli albori della sua storia quando le scuderie adottavano per le proprie vetture il colore assegnato alla propria nazione di origine (per la Germania il bianco, per l’Italia il rosso, tanto che sia Alfa Romeo che Ferrari erano del medesimo colore). Altra particolarità della livrea celebrativa della Mercedes è rappresentata dall’area intorno all’halo, da quella dell’airbox e da quella circostante l’abitacolo, dove sono presenti strisce di colore bianco che danno l’impressione che la livrea sia grattata via per lasciare lo spazio al colore argento tradizionale. Anche questo è un omaggio al mito delle Frecce d’Argento: si narra infatti che nel 1934 la Mercedes, per rientrare nel peso limite di 750 kg, al termine di una gara fosse costretta a grattare via dalle proprie vetture la vernice bianca, lasciando così spazio al colore argento del nudo metallo. E per finire, se tutto questo non bastasse, a rendere ancora più speciale la gara di oggi per la Mercedes, il fatto che il GP di Germania 2019 rappresenta la corsa numero 200 in Formula 1 come costruttore ufficiale.

Potevano Lewis Hamilton e Valterri Bottas gettare al vento una serie così ghiotta di coincidenze per firmare l’ennesima doppietta della stagione? Risposta: si. Il cinque volte campione del mondo commette un errore e finisce fuori pista quando saldamente al comando, rientra ai box tagliando la pista e si becca 5 secondi di penalità. Ma il fatto più grave è che ai box perde un tempo indecifrabile, coi meccanici assolutamente impreparati per il cambio gomme e per la sostituzione dell’ala anteriore della W10. Rientra in ultima posizione e concluderà addirittura fuori dalla zona punti.

Bottas, dal canto suo, non è da meno e finisce a muro, danneggiando irreparabilmente la sua Mercedes a pochi giri dalla fine, quando si trova in seconda posizione alle spalle di uno straordinario Max Verstappen.

Già, perché nel giorno in cui tutti erano pronti a celebrare le Mercedes, gli eroi di giornata sono Max Verstappen – autore di una partenza disastrosa dalla seconda posizione, di un cambio gomme folle che lo manda su tutte le furie con gli uomini dei box e di un pauroso testacoda – che vince per manifesta superiorità il Gran Premio, ma soprattutto Sebastian Vettel.

Già, proprio lui, il padrone di casa. Il pilota che più di ogni altro abbiamo demolito negli ultimi tempi, mettendo in evidenza tutta la sua fragilità psicologica nel confronto con Lewis Hamilton e con il rampante compagno di squadra, Charles Leclerc (oggi a muro per un suo errore – ammesso a fine corsa – e fuori gara quando era in seconda posizione e virtualmente leader della gara). Oggi Seb merita 10 minuti di applausi in regime di standing ovation. Punto. Partito ultimo, riesce, grazie ad una strategia impeccabile, ma anche e soprattutto al fatto di non commettere – a differenza dei suoi colleghi – neppure il minimo errore, ad arrivare secondo. Una delle rimonte destinate a restare scritta negli annali della Formula 1, assieme all’atra grande sorpresa della giornata: il secondo podio della storia della Toro Rosso; la scuderia di Faenza, erede della Minardi, porta infatti Danill Kvjat – diventato nella notte papà della piccola Penelope, figlia avuta da Kelly Piquet, a sua volta figlia di Nelson Piquet – sul terzo gradino del podio.

Non che il secondo posto di Hockenheim riapra in qualche mondo il mondiale in favore di Seb – semmai avvicina Verstappen al duo Mercedes, aumentando le chance di vedere altri gran premi entusiasmanti come gli ultimi tre – ma rende giustamente omaggio ad un pilota che, in troppi, hanno etichettato come “fortunato” nell’aver messo in bacheca 4 titoli mondiali in assenza di avversari. Certo, Vettel i mondiali li ha vinti con una macchina superiore di gran lunga alle rivali, duellando praticamente contro un compagno di squadra decisamente inferiore e, al più, con un Fernando Alonso alla guida di una Ferrari assolutamente non competitiva. Ecco perché, la rimonta di oggi ci spiega ancora una volta, semmai ce ne fosse reale bisogno, che 4 titoli del mondo in Formula 1, non si vincono con la sola fortuna.