Forse avrebbe preferito festeggiarlo dal podio, il suo quinto titolo mondiale, il quarto conquistato con la Mercedes (anche se era Mercedes pure il motore che equipaggiava la McLaren del suo primo titolo, quello del 2008), quello che gli permette di eguagliare la leggenda di Juan Manuel Fangio; invece Lewis Hamilton è stato costretto a festeggiare la quanta corona iridata fuori dai primi tre gradini, occupati per l’occasione dai due piloti Ferrari (2° Sebastian Vettel e 3° Kimi Raikkonen) e da uno straordinario Max Verstappen, dominatore assoluto del fine settimana centroamericano.

Il Gran Premio del Messico ha regalato anche sprazzi di spettacolarità e di divertimento, ma gli occhi erano tutti puntati sulla Mercedes numero 44 che, classificandosi dal settimo posto in su, avrebbe regalato il quinto titolo mondiale a Lewis Hamilton.

Gli applausi vanno comunque equamente distribuiti tra SuperMax Verstappen (che sabato aveva perso per 26 millesimi la Pole Position, strappatagli dal compagno di squadra Daniel Ricciardo, poi lasciato a piedi a metà gara dal motore della sua Red Bull), che brucia tutti al via e domina, dal primo all’ultimo giro, la gara e Sebastian Vettel, autore di una partenza lampo che non lascia scampo al sempre più anonimo Valterri Bottas, ma anche di un bel sorpasso, di potenza, ai danni di Lewis Hamilton, limitato da un consumo eccessivo dei pneumatici, ma anche dalla voglia di non correre rischi inutili.

Mentre la rossa numero 5 volava all’inseguimento di Verstappen, nella testa di tanti tifosi del cavallino si materializzava la più crudele, ma veritiera, delle domande: “con una macchina così, se non fossero arrivati i troppi errori di Sebastian Vettel, il finale sarebbe stato inevitabilmente questo?”. Risposta: coi se e coi ma, la storia non si fa. Ma quegli errori restano li, a pesare come macigni sulla stagione della scuderia di Maranello. Inutile negarlo. Inutile far finta di nulla. Inutile ignorarli per rispetto al pilota Vettel. La SF71H è una macchina fortissima, gli errori di Vettel ci sono stati, eccome, ed il mondiale è finito con 2 gare di anticipo nelle tasche di Lewis Hamilton. Punto.

Con la vittoria di quest’anno, Lewis Hamilton eguaglia Juan Manuel Fangio a quota 5 titoli mondiali, mettendosi a meno due dal record di Michael Schumacher, l’uomo a cui quest’anno ha già strappato il record di Pole Position, fermandosi (per adesso) a quota 81. Un pilota destinato ad entrare nella leggenda, al di la degli errori di Vettel e dello strapotere meccanico della Mercedes degli ultimi anni. 

Nessun errore, nessun vantaggio tecnico, possono cancellare il talento e la bravura di questo trentatreenne che parla, oltre che in pista, coi numeri: 227 Gran Premi disputati, 71 vinti, 132 podi conquistati, 81 Pole Position, oltre a 5 titoli mondiali.

Congratulation, Mr. Hamilton!