Quello di San Lorenzo, a Firenze, è un rione storico, situato nel cuore della città. Il mercato centrale, la basilica, le Cappelle Medicee e la lunga tradizione dell’artigianato locale ne hanno fatto un riferimento di ordine mondiale. Ma tutto questo, oggi, non esiste più. 

Già “etnicizzato” da tempo, il rione ha subito una radicale trasformazione negli ultimi anni, con decine di attività commerciali aperte da stranieri, uno spopolamento enorme delle strade residenziali, il massiccio acquisto dei fondi in vendita da parte della comunità cinese e la vendita di tutti i banchi del mercato gestiti da italiani. Il risultato è stato immediato e traumatico: market africani, call-center indiani, negozi di alimentari asiatici, macellerie islamiche e appartamenti affittati a solo scopo turistico. A nulla è servito, oltretutto, il progetto di ristrutturazione – sicuramente riuscito – del mercato coperto, che resta una cattedrale nel deserto. 

Insomma: una metamorfosi che ha lasciato interdetti i pochi fiorentini rimasti nella zona, che si sono rivolti a Fratelli d’Italia per sollevare il problema della creazione di un vero e proprio “ghetto etnico”, nel quale gli italiani sono una minoranza assoluta e nel quale – secondo i dati – aumentano i reati: furti e aggressioni, ma anche venditori abusivi e racket, spaccio di droga e risse, schiamazzi e degrado diffuso. 

Sul posto hanno effettuato un volantinaggio i militanti di Casaggì Firenze e di Fratelli d’Italia. Alessandro Draghi, loro candidato al consiglio comunale nelle prossime elezioni amministrative, ha dichiarato:

Il quartiere ha subìto gli effetti del modello multietnico promosso da Rossi e Nardella, con l’arrivo massiccio di migliaia di stranieri, la concentrazione di attività allogene e la conseguente trasfigurazione del tessuto sociale, che ha spinto molti italiani ad abbandonare il rione. La San Lorenzo che abbiamo conosciuto, in sostanza, non esiste più. Sarà necessaria un’opera di ripopolamento e di attento controllo delle attività commerciali, che non rispettano normative e protocolli. Ma il problema è a monte: l’immigrazione incontrollata, come denunciamo da sempre, comporta questo genere di scenari, dove gli italiani diventano stranieri a casa propria. La “sostituzione etnica” in atto non riguarda soltanto l’atavico problema della natalità, ma si manifesta anche in questi aspetti più tangibili nel medio periodo: il controllo fisico del territorio, che determina gli equilibri della convivenza“.

Una cosa è certa: anche in una città relativamente piccola come Firenze – col passare del tempo – il dramma dei “ghetti etnici” diventerà centrale e proritario. Evidentemente, le belle parole pronunciate nei salotti di una certa sinistra radical-chic – sempre attenta ad “includere, dialogare e aprire le porte” – vengono messe a dura prova dalla realtà.