Federico Chiesa è forte. Fortissimo. Più forte della volontà della Fiorentina di fare harakiri sul campo del fanalino di coda della Serie A.

Eppure, la compagine di Stefano Pioli ce l’ha messa tutta per complicarsi la vita. Possibile restare col fiato sospeso fino al 96′ contro una squadra che, fino ad oggi, aveva totalizzato 8 punti in 20 gare, con una sola vittoria all’attivo e, per giunta, essendo passata in vantaggio dopo soli 4 minuti di gioco? Anzi, avendo perfino raddoppiato al 26′ dopo essere stata graziata dal var, che ha annullato al Chievo il gol del possibile 1-1?

In vantaggio al 4′ del primo tempo con la terza rete in 2 partite di Luis Muriel, su assist del giovane terzino slovacco Hancko – uno che in riva all’Arno sono pronti a giurare avere di fronte un grande futuro – la Fiorentina tenta il primo suicidio dopo soli 20 minuti dal vantaggio: rimessa dal fondo di Lafont su un compagno marcato, palla restituita all’estremo difensore che, pressato da due attaccanti gialloblù, regala la palla a Giaccherini che ringrazia e fa 1-1.

A salvare la Viola – e soprattutto la pagella di Lafont – arriva il var, che nota come Pellissier abbia calpestato la linea dell’area di rigore qualche decimo di secondo prima che lo sciagurato pallone giocato da Lafont uscisse fuori dalla stessa. Gol annullato per una regola che tra pochi mesi – ovvero alla fine di questo campionato – sparirà per sempre dai regolamenti del pallone.

Passano due minuti e la Viola raddoppia: Simeone sfonda sulla corsia di destra, cross basso per Benassi che arriva a rimorchio e destro sul palo lontano che lascia di stucco Sorrentino.

Partita chiusa? No. Al 38′ il Chievo accorcia le distanze grazie a Stępinsky, che supera di testa Pezzella incornando alle spalle di Lafont un perfetto cross dalla destra di Depaoli, ed al 60′ trova perfino pareggio, su calcio di rigore, grazie all’eterno Sergio Pellissier, che trasforma il tiro dagli 11 metri concesso per fallo di mano di Marco Benassi, espulso nella circostanza.

Nella Fiorentina, ridotta in 10 uomini, sale però in cattedra Federico Chiesa. L’uomo più talentoso tra i gigliati non si rassegna al suicidio sportivo dei suoi e si inventa una doppietta da autentico fenomeno. Prima un destro a girare sul palo lontano, da una posizione estremamente defilata verso il vertice sinistro dell’area di porta clivense; poi un colpo al volo, di piatto destro, da centro area su assist da sinistra di Gerson.

Lo stesso Gerson che pochi minuti prima, toccando la palla di mano in area di rigore, aveva mandato nuovamente Pellissier sul dischetto del rigore, per il penalty che avrebbe potuto fruttare il 3-3 ai clivensi. Rigore che il numero 31 gialloblù però non trasforma, segnando il primo errore dal dischetto per il Chievo in questo campionato e la prima parata “italiana” di Alban Lafont dagli 11 metri.

Stavolta possiamo dirlo: partita chiusa? Nemmeno per idea. Alla Fiorentina non basta neppure essere in vantaggio di 2 gol ad un minuto dalla fine, sul campo dell’ultima in classifica, per essere tranquilla. Al minuto 89, infatti, ancora Depaoli – altro elemento interessantissimo, sul quale siamo pronti a scommettere per il futuro – riesce a sfondare sulla destra ed a pennellare un cross perfetto per la testa di Dordević, che sale in cielo, sigla il 3-4 e condanna i tifosi viola a 5 minuti di recupero – diventati 6 in realtà – al cardiopalma.

Alla fine, la Fiorentina esce dal Bentegodi con i tre punti in tasca e con la speranza di essere ancora in corsa per l’Europa. Inoltre, i viola possono godere delle due splendide certezze che si ritrovano in rosa e che rispondono ai nomi di Luis Muriel e Federico Chiesa, sempre più Golden Boy del calcio italiano. Ma le certezze, seppur bellissime, non possono nascondere la realtà: la difesa, che sembrava l’unico punto fermo di questa squadra fino a 15 giorni fa, ha subito 6 reti nelle ultime due partite; il centrocampo è troppo fragile e, al netto di Veretout e Benassi – settima rete, quella di oggi, per la mezzala gigliata – è composto da giocatori non all’altezza della Serie A italiana – Norgaard si è rivelato anche oggi impalpabile, Gerson come sempre indisponente – ed anche il portiere, pur mostrando indiscutibili colpi da campioncino ed enormi potenzialità di miglioramento, è pur sempre un ventenne, con ancora troppe lacune da colmare.

Basteranno Luis Muriel e Federico Chiesa a nascondere sotto il tappeto tutta la polvere di casa viola? Noi abbiamo dei dubbi che giriamo volentieri a Pioli, Corvino, Frejtas e tutto lo staff gigliato: vi restano meno di 72 ore per muovervi sul mercato e tentare di fare altre operazioni come quella che ha portato a Firenze, Luis Muriel. Certo, servirebbe la voglia di investire, ma questo è un altro discorso…