L’hanno tirato in ballo per i rapporti tra la Russia e la Lega, lo vedono come un ponte tra Putin e Salvini, anche perché parla l’italiano; lo evocano a ogni racconto leggendario sull’Internazionale rosso-nera. Aleksandr Dugin è oggi il nome di punta, il crocevia per indicare tre cose: la guerra ideologica alla globalizzazione, il primato della Russia di Putin, l’idea di un asse sovranista euroasiatico. Dugin è un filosofo ma ha insegnato all’Accademia militare di Mosca, e questo spiega molte cose. Si occupa di geopolitica, fondò il partito nazional-bolscevico da cui si separò.

Accanto al suo nome si citano di solito Steve Bannon, ispiratore dell’ascesa di Trump anche se poi ruppero; e Alain de Benoist, il fondatore della Nouvelle Droite che conserva una gelosa solitudine rispetto agli scenari politici francesi ed europei. Se esiste un’elaborazione ideologica del sovranismo è a Dugin, de Benoist e Bannon che si fa riferimento. Ma contrariamente a quel che si ripete, i tre pensatori sono critici del nazionalismo, hanno un’idea di civiltà, d’impero, di mondo multipolare in contrasto col nazionalismo, che reputano un salto indietro e una deviazione giacobina. Il loro sovranismo allude al decisionismo sovrano di Carl Schmitt, alla Grande Politica di Nietzsche e si proietta nel sovranismo europeo o euroasiatico (o pan-americano per Bannon). Tra i loro riferimenti comuni c’è un solo autore italiano, considerato ancora maledetto: Julius Evola. Al suo nome viene affiancato quello di René Guénon, poi il filone mitteleuropeo della Konservative Revolution e i pensatori forti sul solco di Ernst Junger e Martin Heidegger (di cui si fa un uso riduttivo e “militante”).

Diverso è il percorso di Bannon, anche se molti temi e autori sono comuni; diversa è la sua impostazione geopolitica, imperniata sulla centralità americana e su una visione capitalistica, seppur ostile al capitalismo finanziario.

La Lega di Salvini oscilla tra Bannon e Dugin come fra Trump e Putin: simpatia ideologica per Putin ma posizione filo-atlantica sul piano pratico-internazionale.

Dugin e de Benoist sono accomunati dalla critica al liberalismo, all’americanizzazione del mondo e al dominio del mercato. Per loro l’America resta il nemico principale. Nella sua visione multipolare del mondo, Dugin sottovaluta l’impatto negativo dell’espansionismo cinese e del fanatismo islamico. Il fenomeno migratorio non è considerato una minaccia primaria, semmai una conseguenza della globalizzazione. Il cristianesimo in Occidente è per Dugin ormai inaridito, vuotato; una luce spenta.

Un utile riassunto delle due posizioni è nel dialogo tra de Benoist e Dugin Eurasia, Putin e la Grande Politica (ed. Controcorrente). Una critica onesta alla loro ideologia l’ha svolta Roberto Esposito su la Repubblica.

C’è un tratto che li accomuna e che Dugin esplicita nel suo recente scritto Teoria e fenomenologia del soggetto radicale, titolo d’ispirazione evoliana: è quel titanismo che conduce da Nietzsche ad Evola, dalla volontà di potenza all’Individuo Assoluto. È qui, a mio parere, il tratto più incoerente del suo pensiero rispetto alla tradizione e alla metafisica e insieme il tratto più inquietante e ultramoderno. Il soggetto radicale, “vincitore di Dio e del Nulla” resta nell’ambito del soggettivismo assoluto moderno, evoca i demoni della Distruzione. C’è il respiro di Faust, c’è l’orma di Prometeo, che minano alle radici lo spiritualismo metafisico e l’idea stessa di tradizione, c’è la mitologia degli iperborei sovrumani.

Certo, è impossibile tornare indietro o fermarsi a una fase della decadenza, è necessario cercare l’Inizio dopo la catastrofe; ma il soggetto radicale di Dugin è ancora dentro la follia dell’occidente, direbbe Severino. È dentro il Superuomo e la Volontà di (Onni)Potenza, “nemico del sacro e dell’essere” per usare il suo stesso linguaggio; una visione eroica e millenarista che divinizza “l’uomo differenziato”, un’altra espressione di Evola usata da Dugin.

Al di là delle riserve e delle contraddizioni, Dugin resta comunque un pensatore lucido e acuminato che va controcorrente rispetto al dominio global. E resta di forte suggestione il tema dell’Eurasia, ovvero del blocco continentale che spinge l’Europa a guardare a est, alla Russia, anziché all’Atlantico. Eurasia contro EurUsa. Figlia di una tradizione antica, rinverdita da Klaus Haushofer, l’Eurasia s’impernia sull’asse russo-tedesco e sull’opposizione tra le potenze di terra e le potenze di mare. In Italia Claudio Mutti pubblica la rivista Eurasia, ispirata a questa linea.

Dugin tiene a presentare la sua visione come “quarta teoria politica”, oltre il liberalismo, il comunismo e il fascismo. L’impianto resta schmittiano. Ed è proprio la visione di Schmitt, con la sua diade politica Amico-Nemico, a preoccupare l’establishment liberal dell’occidente che la vede come una dichiarazione mondiale di guerra. In realtà il peggio nella storia è avvenuto quando – dal Terrore giacobino ai regimi totalitari, dal razzismo al comunismo e alla supremazia americana -l’opposizione politico-militare Amico-Nemico è stata sostituita con l’opposizione morale-religiosa tra Bene e Male. Così il nemico ha cessato di essere tale per diventare il Male Assoluto che non va combattuto solo in guerra e in divisa ma è da sradicare a ogni costo, attraverso l’eliminazione totale, la soluzione finale, anche a guerra finita. Così è possibile usare ogni mezzo, fino allo sterminio delle popolazioni civili con la buona coscienza di agire nel nome del Bene. Meglio il Nemico da combattere che il Male Assoluto da annientare.

MV, Panorama n. 33 (2019)

Giornalista, scrittore, filosofo. E' nato a Bisceglie e vive tra Roma e Talamone. Proviene da studi filosofici. Ha fondato e diretto riviste, ha scritto su vari quotidiani e settimanali. È stato commentatore della Rai. Si è occupato di filosofia politica scrivendo vari saggi tra i quali La rivoluzione conservatrice in Italia, Processo all’Occidente, Comunitari o liberal, Di Padre in figlio, Elogio della Tradizione, La cultura della destra e La sconfitta delle idee (editi da Laterza), I vinti, Rovesciare il 68, Dio, Patria e Famiglia, Dopo il declino (editi da Mondadori), Lettere agli italiani. È poi passato a temi esistenziali pubblicando saggi filosofici e letterari come Vita natural durante dedicato a Plotino e La sposa invisibile, e ancora con Mondadori Il segreto del viandante e Amor fati, Vivere non basta, Anima e corpo e Ritorno a sud. Dopo Lettera agli italiani (2015) ha pubblicato di recente Alla luce del Mito e Imperdonabili, tutti con Marsilio, e Tramonti (Giubilei Regnani).