Il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, da anni si gonfia il petto riempiendosi di parole a difesa della legalità, ma negli ultimi giorni ha, di fatto, dimostrato come la sinistra, quella che rimane ormai solo in poche regioni italiane, ha a cuore solo chi dalla legge si tiene lontano e vive nel contrasto ad essa. La partita che si giocherà nel 2020, per le elezioni del nuovo Governatore, dovrà tenere conto soprattutto di questo.
 

Il presidente Enrico Rossi ha esultato il giorno dopo l’approvazione da parte del Consiglio regionale il 6 luglio della cosiddetta legge sui diritti samaritani, che garantiscono a sua detta a tutti i cittadini, senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione, condizioni sociali o personali – come recita, a suo dire, l’articolo 3 della Costituzione, in questo caso citato a sproposito – la tutela sanitaria, una buona alimentazione e un ricovero: anche ai cinquemila a cui (solo in Toscana) il decreto Salvini sulla sicurezza rischia di togliere assistenza, proprio in quanto nè cittadini nè legali.
Non profughi, non destinatari di protezione internazionale.
Clandestini. Cui Rossi promette vitto e alloggio gratis, a spese dei contribuenti.
 
La legge regionale prevede una copertura finanziaria di 4 milioni di euro, e si pone in aperto contrasto con il “decreto sicurezza” e “sicurezza bis” del governo centrale, cui Rossi aveva già tentato di opporsi con miseri risultati.
 

La legge regionale prevede la continuità degli interventi di cura e di inclusione e chiarisce che tutti devono avere accesso a cure ambulatoriali, anche di carattere continuativo, e a programmi di medicina preventiva, godere di prestazioni socio-assistenziali e con esse la possibilità di accedere a strutture temporanee di accoglienza, avere accesso ai servizi per l’infanzia e all’istruzione obbligatoria. Un atto normativo di sapore eversivo per mettere in cima “prima le persone”, per assicurare a tutti l’iscrizione al servizio sanitario, contro una destra xenofoba e illiberale, ma anche nei confronti del profitto ingiusto e di un capitalismo senza regole e senza vincoli sociali. Un atto politico, quindi, di sapore estremo, d’altri tempi, nostalgico di un egualitarismo comunista che ha prodotto solo tragedie e povertà.

Facile prevedere che non sarà affatto un atto che permetterà di evitare criminalità e degrado, come non lo sono stati tutti i “regali” agli immigrati clandestini giunti in Italia in questi anni. Sarà solo un dispendio delle ormai risicate risorse regionali e statali, per rimpinguare le quali si metterà presto mano alle tasche degli Italiani

“I finanziamenti che abbiamo stanziato consentiranno ai Comuni e alle associazioni di presentare progetti virtuosi atti ad evitare così quelle situazioni di degrado, di miseria e di povertà su cui spesso anche la criminalità specula. Una norma di buon senso – ha affermato Rossi al Telegiornale Regionale – che risponde in pieno alla Costituzione. Tanto che prevede anche che i soggetti migranti che ne dovessero beneficiare siano chiamati a svolgere lavori socialmente utili per la comunità”. “Se noi interveniamo con tutti, senza distinzioni, senza discriminazioni – ha concluso il presidente Rossi – manteniamo una società più inclusiva e quando una società è più inclusiva, con meno veleni e meno odio, forse è meglio per tutti”.
“Questa è una legge che protegge tutti. Protegge quindi i toscani e i non toscani gli immigrati e chi non è immigrato. Abbiamo stabilito che c’è una soglia di diritti elementari che devono essere garantiti a tutti e che la nostra società civile si impegna a garantire”.
Cibo, cure e scuola per tutti, indipendentemente dalla provenienza geografica e dal colore della pelle, ma anche dello status di cittadino, di immigrato regolare o clandestino. Tutto gratis, tutto per tutti, fino al collasso del nostro welfare già così fagile.

Ma non si ferma qui l’insofferenza di Rossi verso la legalità: la Regione Toscana sta pensando ad un’onorificenza per Carola Rackete, la “capitana” della Sea Watch 3, Carola Rackete, arcinota per aver portato in salvo 42 migranti a Lampedusa, attraccandovi nonostante il divieto di sbarco imposto da Salvini, speronando una motovedetta della Guardia di Finanza ed infischiandosene di tutte le leggi della navigazione e dello Stato Italiano.

 
 
Tale modello di legalità, arrestata e liberata nello spazio di un mattino da una Gip compiacente, sarà insignita insieme a Pia Klemp, l’altra capitana della Sea Watch 3, della medaglia Grand Vermeil, la più alta onorificenza del Comune di Parigi.

Ed anche la Regione Toscana sta pensando a una iniziativa simile, estendendola a chi si è distinto per il proprio impegno nelle Ong e nella cooperazione internazionale.

A spiegarlo, sempre il presidente della Regione, Enrico Rossi che ha dichiarato, ingolosito dalle iniziative paragine: “Possiamo pensare a qualcosa del genere “per valorizzare questo mondo delle Ong così messo all’indice da chi nei mesi scorsi ha parlato di taxi del mare e che, invece, è pieno di solidarietà e di impegno. In Toscana abbiamo avuto alcuni giovani che forse bisognerebbe ricordare come Regione, mettendo insieme i cooperanti che sono morti nel disastro aereo in Etiopia, con David Solazzo, il ragazzo che è morto a Capo Verde, col giovane combattente Lorenzo Orsetti, ucciso dall’Isis. Sarebbe bello poter avere, in questo contesto, Carola come donna simbolo dei sacrifici del settore delle Ong, della cooperazione internazionale della solidarietà. La sua presenza sarebbe qualcosa di importante anche dal punto di vista della comunicazione”.

Questa è la legalità che Rossi e compagni vogliono imporre: ragazze viziate con l’hobby di traghettare ragazzi africani forzuti e palestrati (tutti profughi che fuggono dalla guerra, ovviamente) che violano lo spazio ed i confini italiani, clandestini cui assicurare solo diritti senza doveri. Tutto a spese nostre, in termini di tasse e sicurezza.