Se alle 16.10 circa di ieri, Luis Muriel non si fosse improvvisamente ricordato dei paragoni che, in gioventù, lo avevano più volte accostato a Ronaldo il Fenomeno, ci sarebbero da scrivere pagine e pagine su Fiorentina-Sampdoria di ieri. Del resto, nell’era calcistica dell’esasperazione tattica e delle difese blindate, non capita spesso di assistere ad un 3-3 spettacolare come quello andato in scena all’Artemio Franchi di Firenze.

Invece, le 6 reti, la doppietta di Fabio Quagliarella – a segno da 10 gare consecutive, ad un solo match dal record detenuto da Gabriel Omar Batistuta – le tante “botte” volate in campo – alla fine si conteranno 8 ammoniti, 4 per parte, ed un espulso, Edimilson Fernandes al 39′ – la splendida punizione di Gaston Ramirez… Tutto passa in secondo piano, perché quello che tutti ricorderanno di questa bella e combattuta partita è quel lampo di magia che Luis Muriel ha tirato fuori dal suo cilindro al 70′ minuto di gioco.

Tra le cose relegate fortunatamente in secondo piano, finisce anche la folle sostituzione decisa da Mister Pioli al 77′, quando il tecnico viola, subito dopo il gol del vantaggio gigliato, si è improvvisamente trasformato nel più scontato dei mister da oratorio, togliendo dal campo l’unica punta della Fiorentina – Muriel, per l’appunto – per inserire il quinto difensore. Una mossa che nel calcio non ha mai pagato e mai pagherà; infatti, nel giro di 8 minuti, la Fiorentina si è ritrovata dal 2-1 al 2-3. Per fortuna di Pioli – viste le polemiche che oggi lo avrebbero travolto se la partita fosse finita diversamente – ci ha pensato capitan Pezzella, a 10 secondi dalla fine, in spaccata, su cross di Federico Chiesa, a siglare il definitivo 3-3.

Ma torniamo a lui, anzi a Luis. Alla prima da titolare al Franchi, l’attaccante colombiano si dimostra un’autentica forza della natura: due gol, entrambi bellissimi, tanti bei tocchi ed una classe coadiuvata da una potenza fisica che, sotto gli occhi del popolo viola, mancava da diverso tempo. Quella frase del tecnico sampdoriano Giampaolo – uno che Muriel lo ha allenato e valorizzato a Genova – pronunciata in conferenza stampa a fine gara (“Muriel? Lo vedo ancora un po’ appesantito, ma sta bene…”), poi, fa sognare ancora di più Firenze.

Mancava da diversi anni un giocatore così. Sia chiaro, non stiamo dicendo di aver trovato l’erede di Ronaldo o il novello Batistuta, né tantomeno che uno come Federico Chiesa non sia in grado di far innamorare i tifosi, ma Firenze è una città dal palato fino e Muriel, ieri, ha parlato con i piedi quella lingua che in riva d’Arno amano ascoltare: quella della classe cristallina, della giocata ad effetto, della pennellata artistica sulla tela del pittore.

Muriel che si gira in un fazzoletto con un controllo tacco/suola che manda fuori tempo Andersen, che sfida Murru in velocità bruciandolo come Husain Bolt faceva coi suoi avversari sulla pista d’atletica, che si fa di corsa mezzo campo prima di battere con un destro imprendibile sul palo lontano Audero. Questo è quello che a Firenze mancava da tanto, troppo tempo. Questo è quello che vogliono vedere i fiorentini.

Non a caso, mentre Pioli effettuava la sostituzione suicida del colombiano con Vincent Laurini, la Curva Fiesole è tornata ad inneggiare al “fenomeno”. Un coro che negli ultimi anni è toccato a gente del calibro di Adrian Muto e Giuseppe Rossi.